Martedì 09 luglio

Settimana della 7° domenica dopo Pentecoste – martedì 

La spiritualità di questa settimana

Le due Scritture di oggi ci stanno chiedendo di avere il coraggio di saper fare delle scelte.

La Parola di questo giorno

LETTURA Gs 24, 1-16
Lettura del libro di Giosuè

In quei giorni. Giosuè radunò tutte le tribù d’Israele a Sichem e convocò gli anziani d’Israele, i capi, i giudici e gli scribi, ed essi si presentarono davanti a Dio. Giosuè disse a tutto il popolo: «Così dice il Signore, Dio d’Israele: “Nei tempi antichi i vostri padri, tra cui Terach, padre di Abramo e padre di Nacor, abitavano oltre il Fiume. Essi servivano altri dèi. Io presi Abramo, vostro padre, da oltre il Fiume e gli feci percorrere tutta la terra di Canaan. Moltiplicai la sua discendenza e gli diedi Isacco. A Isacco diedi Giacobbe ed Esaù; assegnai a Esaù il possesso della zona montuosa di Seir, mentre Giacobbe e i suoi figli scesero in Egitto. In seguito mandai Mosè e Aronne e colpii l’Egitto con le mie azioni in mezzo a esso, e poi vi feci uscire. Feci uscire dall’Egitto i vostri padri e voi arrivaste al mare. Gli Egiziani inseguirono i vostri padri con carri e cavalieri fino al Mar Rosso, ma essi gridarono al Signore, che pose fitte tenebre fra voi e gli Egiziani; sospinsi sopra di loro il mare, che li sommerse: i vostri occhi hanno visto quanto feci in Egitto. Poi dimoraste lungo tempo nel deserto. Vi feci entrare nella terra degli Amorrei, che abitavano ad occidente del Giordano. Vi attaccarono, ma io li consegnai in mano vostra; voi prendeste possesso della loro terra e io li distrussi dinanzi a voi. In seguito Balak, figlio di Sippor, re di Moab, si levò e attaccò Israele. Mandò a chiamare Balaam, figlio di Beor, perché vi maledicesse. Ma io non volli ascoltare Balaam ed egli dovette benedirvi. Così vi liberai dalle sue mani. Attraversaste il Giordano e arrivaste a Gerico. Vi attaccarono i signori di Gerico, gli Amorrei, i Perizziti, i Cananei, gli Ittiti, i Gergesei, gli Evei e i Gebusei, ma io li consegnai in mano vostra. Mandai i calabroni davanti a voi, per sgominare i due re amorrei non con la tua spada né con il tuo arco. Vi diedi una terra che non avevate lavorato, abitate in città che non avete costruito e mangiate i frutti di vigne e oliveti che non avete piantato”. Ora, dunque, temete il Signore e servitelo con integrità e fedeltà. Eliminate gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume e in Egitto e servite il Signore. Se sembra male ai vostri occhi servire il Signore, sceglietevi oggi chi servire: se gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume oppure gli dèi degli Amorrei, nel cui territorio abitate. Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore». Il popolo rispose: «Lontano da noi abbandonare il Signore per servire altri dèi!».

SALMO Sal 123 (124)

Il Signore è fedele alla sua alleanza.

Se il Signore non fosse stato per noi
– lo dica Israele –,
se il Signore non fosse stato per noi,
quando eravamo assaliti,
allora ci avrebbero inghiottiti vivi,
quando divampò contro di noi la loro collera. R

Allora le acque ci avrebbero travolti,
un torrente ci avrebbe sommersi;
allora ci avrebbero sommersi
acque impetuose. R

Sia benedetto il Signore,
che non ci ha consegnati in preda ai loro denti.
Siamo stati liberati come un passero
dal laccio dei cacciatori:
il laccio si è spezzato
e noi siamo scampati. R

VANGELO Lc 9, 46-50
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse più grande. Allora il Signore Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande». Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».

Giosuè

Anzitutto il Primo Testamento che ci mostra una pagina deliziosa e di grande valore spirituale. Giosuè, dopo aver “conquistato” Gerico, come abbiamo letto ieri, chiama tutti a convegno per chiedere come vogliano comportarsi riguardo alla fede. Giosuè sa rileggere la storia di tutto il popolo di Israele e, vedendo i grandi benefici di Dio, dichiara cosa vuole fare lui insieme alla sua famiglia. “Noi serviremo il Signore”. È una professione di fede solenne, è un modo per dire: io continuerò ad avere fede perché so che tutto è nelle mani di Dio. È anche una provocazione, perché si capisce molto bene il valore della domanda sottesa: voi cosa volete fare? Voi che indirizzo volete dare alla vostra vita? La domanda è non solo molto forte, ma anche molto interessante. Giosuè lascia tutti liberi. Dopo tutto quello che ha fatto, dopo aver ereditato il ministero di Mosè e avere di fatto concluso l’Esodo, Giosuè lascia tutti liberi di seguire il Signore o di abbandonarlo, nonostante i benefici ricevuti. La sua è una presa di posizione molto forte e molto importante. Non conta quello che faranno gli altri, non conta come reagiranno gli altri, Giosuè sa bene cosa fare e come vivere con fede i suoi giorni.

Vangelo

Il Vangelo potrebbe essere considerato la degna conseguenza di questa pagina. Alla domanda: cosa significa “servire il Signore?”, rispondono queste parole di Cristo. Servire il Signore significa operare per il bene, disporsi ogni giorno ad amare gli altri con quell’amore gratuito, incondizionato, generoso che Cristo ha vissuto e che ha dato come esempio a tutti. Servire il Signore significa amare nel nome di Cristo, con un amore di donazione, di servizio, di sostegno nelle difficoltà simile al suo. Servire il Signore non consiste in una sola professione di fede, in parole da dire, ma in atteggiamenti pratici da suscitare, perché ci sia una dimostrazione vera, reale di amore. Serve il Signore chi guarda all’altro come guarderebbe ad un bambino da servire. Questa è la logica del Vangelo da seguire da parte di tutti coloro che vogliono fare della propria vita un atto di donazione, un atto di amore.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Come dicevo ieri, questa settimana ci fa guardare con particolare attenzione alla figura spirituale di San Benedetto che, nel suo tempo, seppe prendere una decisione forte e precisa: quella di farsi monaco per servire il Signore, ovvero per vivere la legge dell’amore evangelico in forma esclusiva, solenne, profonda e vera. In sostanza, egli fece proprio ciò che noi tutti, oggi, abbiamo letto nella prima Scrittura. Il che apre una domanda per ciascuno di noi: noi cosa vogliamo fare della nostra vita? Se vogliamo anche noi servire il Signore, cosa dobbiamo concretamente fare per vivere i nostri giorni alla luce di questo principio? Ormai molti anni fa, il cardinal Martini radunò tutti i giovani della Diocesi in un’assemblea che prendeva proprio il nome e lo spunto da questa pagina veterotestamentaria: l’assemblea di Sichem. Con il suo ritornello, desunto proprio da questo testo sacro: “vogliamo seguire il Signore!”. Forse anche noi possiamo fare qualcosa del genere oggi. Forse anche noi, che stiamo meditando su queste pagine, possiamo considerarci, in qualche modo, presenti a quella scena. Anche noi possiamo dire: siamo riuniti nel nome del Signore. Anche noi possiamo dire: siamo qui per prendere consapevolezza di cosa significhi servire il Signore ora, in questo momento della nostra storia personale ma anche in questo momento della storia del mondo. In sintesi direi così: servire il Signore chiede, anzitutto, la forza di saper mettere le nostre vite nelle mani di Dio. Noi dobbiamo fare questo. Noi siamo qui per questo! Questa è già una grazia. Mettere le nostre vite nelle mani di Dio corrisponde già a qualcosa di grande, di fenomenale, di unico.

In secondo luogo, se vogliamo fare questo, dobbiamo chiederci come vivere quella potenza di amore che Cristo ci ha ricordato, nell’oggi della storia. Se siamo qui e vogliamo fare della nostra vita un atto di donazione a Cristo, siamo tutti chiamati a capire cosa significhi, nel concreto dei nostri giorni, vivere tutto questo. A partire da oggi, giorno in cui dovremmo impegnarci almeno a valorizzare tutto il bene che c’è già attorno a noi. Cerchiamo di coltivare uno sguardo positivo su questa giornata, valorizziamo il bene che già c’è, cerchiamo di fare del nostro meglio per contribuire a questa diffusione del bene che riguarda anche le nostre vite.

Provocazioni dalla Parola

  • Noi cosa vogliamo fare della nostra vita?
  • Se vogliamo anche noi servire il Signore, cosa dobbiamo concretamente fare per vivere i nostri giorni alla luce di questo principio?
2024-07-05T16:38:52+02:00