Domenica 09 agosto

11 dopo Pentecoste

Introduzione

  • C’è una manifestazione gloriosa per chi crede o occorre accettare che la testimonianza di fede sia sempre provata?
  • Che cosa fa lo Spirito Santo concretamente per chi si trova in situazioni di questo genere?

Le scritture di oggi ci aiutano proprio a rispondere a queste domande, con due storie diverse, quella di Elia e con la vita di San Paolo.

La Parola di Dio 

LETTURA 1Re 19, 8b-16. 18a-b
Lettura del primo libro dei Re

In quei giorni. Elia camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb. Là entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Che cosa fai qui, Elia?». Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita». Gli disse: «Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore». Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna. Ed ecco, venne a lui una voce che gli diceva: «Che cosa fai qui, Elia?». Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita». Il Signore gli disse: «Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco; giunto là, ungerai Cazaèl come re su Aram. Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsì, come re su Israele e ungerai Eliseo, figlio di Safat, di AbelMecolà, come profeta al tuo posto. Io, poi, riserverò per me in Israele settemila persone, tutti i ginocchi che non si sono piegati a Baal».

SALMO Sal 17 (18)

Beato chi cammina alla presenza del Signore.

Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore,
mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza
e mio baluardo. R

Il Dio che mi ha cinto di vigore
e ha reso integro il mio cammino,
mi ha dato agilità come di cerve
e sulle alture mi ha fatto stare saldo.
Hai spianato la via ai miei passi,
i miei piedi non hanno vacillato. R

Un popolo che non conoscevo mi ha servito,
all’udirmi, subito mi obbedivano.
Viva il Signore e benedetta la mia roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza. R

EPISTOLA 2Cor 12, 2-10b
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, so che un uomo, in Cristo, quattordici anni fa – se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio – fu rapito fino al terzo cielo. E so che quest’uomo – se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio – fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunciare. Di lui io mi vanterò! Di me stesso invece non mi vanterò, fuorché delle mie debolezze. Certo, se volessi vantarmi, non sarei insensato: direi solo la verità. Ma evito di farlo, perché nessuno mi giudichi più di quello che vede o sente da me e per la straordinaria grandezza delle rivelazioni. Per questo, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia. A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo.

VANGELO Mt 10, 16-20
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi».

Re

La storia, la vicenda di Elia sono il cuore delle letture dell’estate. La vicenda di Elia è la vicenda di un profeta molto provato. Come sappiamo bene è la storia di un uomo che vive una straordinaria fedeltà a Dio nel tempo dell’infedeltà massima, il tempo in cui i profeti stessi vengono meno rispetto al loro compito e rimane lui solo a custodire e a parlare della straordinaria presenza di Dio in mezzo al suo popolo.

Sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti” è la confessione di Elia che sente dentro di sé questo grandissimo amore per Dio ma vede attorno a sé solo il dominio di chi è contrario a Dio, solo lo spadroneggiare di chi si serve anche della fede per i propri scopi. È questo che getta Elia nella tristezza, nello sconforto, nella solitudine. Egli è costretto, addirittura a fuggire perché teme per la sua vita; sa bene, infatti, che la regina non gli perdona la sua predicazione schietta e forte. Elia non ha paura, non fugge per viltà. Si ritira in un dolore grandissimo, quello di vedere il nome di Dio dimenticato, non onorato nemmeno da coloro che dovrebbero custodire la memoria dei grandi benefici del passato ed attendere nuove manifestazioni della sua misericordia e del suo amore.

Ecco la debolezza di Elia, ecco la fragilità di Elia. Il grande profeta che compie miracoli, il grande profeta che sa sfidare i falsi profeti, il grande profeta che ha una parola di fuoco, è costretto alla solitudine, al ritiro, all’esperienza dell’abbandono da parte di molti.

È proprio nel cuore di questa esperienza di debolezza e di fragilità che lo raggiunge la parola del Signore, in quell’esperienza spirituale di grandissima intensità che è l’esperienza dell’Oreb. Elia è solo, si è ritirato per stare alla presenza di Dio ed ecco che Elia sente il terremoto, avverte il forte vento ma si lascia conquistare solo dal “mormorio di un vento leggero”. Esperienza che ricorda al profeta che Dio non è nelle grandi cose della vita, non è dentro le esperienze appariscenti, non è dentro le cose che fanno rumore, che richiamano attenzione, ma è dentro quelle esperienze che possiamo anche chiamare minori, quelle esperienze che non attirano, non richiamano l’attenzione, non sono sconvolgenti. Eppure, nella loro piccolezza, ecco che permettono di vivere realmente un incontro con Dio.

Mi sono riservato 7000 persone che non hanno piegato le ginocchia ai Baal”. È in questa esperienza che Elia riesce a vedere quello che non aveva visto prima. Elia, che riteneva di essere il solo ad essere fedele a Dio, scopre che ci sono molte altre persone che sono rimaste nella medesima posizione, anche se non si notano, anche se non appaiono. Sono queste persone semplici e dalla fede costante che aiuteranno la fede a trionfare. Non nel senso di un trionfo che si impone ma nel senso di una testimonianza che, sostenuta da Dio stesso, conquista i cuori delle persone. Dio non si impone, passa attraverso la testimonianza di persone che confidano nel suo amore. Dio non conquista anime con la forza; passa nelle piccole esperienze che sono singolari e dentro i cuori delle singole persone.

Corinzi

Così San Paolo che ci sembra un uomo forte, un uomo tutto d’un pezzo, un uomo che non può essere scosso da nulla. Ebbene quest’uomo così forte è proprio colui che sente di avere “una spina nella carne”, sente di avere qualche esperienza di debolezza che gli ricorda sempre la sua fragilità, la sua creaturalità. Come lo sostiene Dio? abbiamo sentito il ricordo di un’esperienza mistica del tutto singolare. Paolo, nonostante la sua debolezza, viene rapito “fino al terzo cielo”, ovvero fa esperienza della presenza di Dio in un modo del tutto singolare, unico, indicibile. A Paolo che vorrebbe vedere una conversione più numerosa e più convinta delle persone, a Paolo che si attende un esito glorioso della sua predicazione, a Paolo che vorrebbe una chiesa grintosa, sicura di sé, inserita dentro una trama di successi, Dio dice: “ti basta la mia grazia”. Come dire, non è nelle grandi cose che si sente la voce di Dio, ma è a partire dalle piccole esperienze di vita che si può riconoscere la sua presenza, il suo amore, la sua manifestazione. È una storia molto diversa da quella di Elia, eppure, come vedete, è una storia di grandissima intensità ed anche di grandissima consegna nelle mani di Dio. Paolo viene ducato pian piano, nel corso della sua vicenda spirituale, a non attendere altro che la manifestazione del Signore proprio attraverso quelle piccole cose che la vita e il ministero gli consegnano.

Vangelo

Così capiamo anche il Vangelo che ci dice, in generale, la regola della fede che è da seguire. Il cristiano non si aspetta successi, il cristiano non si aspetta chissà che cosa dalla sua vita comunitaria, dalla sua appartenenza alla Chiesa. Non si aspetta che la sua chiesa sia sempre una chiesa trionfante, una chiesa che si impone, una chiesa che sa attirare a tutti i costi. Il cristiano sa solo che chi vive di fede è perseguitato, perché il mondo va sempre palesemente da un’altra parte. La persecuzione assume diverse forme: c’è la persecuzione esplicita, ma c’è anche l’indifferenza, il lasciar cadere qualsiasi richiamo e testimonianza… il cristiano sa bene tutto questo e, in ogni tempo, in ogni circostanza, in ogni occasione sa solo una cosa: lo Spirito, che è il grande protagonista della vita della Chiesa, suscita, in ogni tempo, situazioni, occasioni, persone, che sanno parlare di Dio nel modo opportuno. Come accadde per Elia, come avvenne per la vita di San Paolo. Insieme con loro molte le persone, che non hanno avuto ruoli di protagonismo, eppure hanno edificato il popolo santo di Dio e la chiesa con la loro fedeltà, con le loro piccole cose, con la loro quotidianità. Ecco la regola base del vangelo: non occorre chissà che cosa per far passare la fede, ma solo piccole esperienze che aiutano a capire che Dio non si impone, ma propone sempre alleanza e cammini sulla via della salvezza eterna che lui solo conosce e custodisce.

Perchè la Parola dimori in noi

  • Che esperienza vogliamo noi?
  • Cosa fa lo Spirito di Dio?

Torniamo, allora, alle nostre domande di inizio riflessione. Anche noi vorremmo tutti una chiesa più forte. Ci lamentiamo spesso del fatto che i numeri si assottigliano, le esperienze del passato non sono del tutto ripetibili. Ci lamentiamo spesso del fatto che pare che siamo sempre meno, che i giovani non ci sono, che nei gruppi ecclesiali non c’è ricambio… credo che molti siano proprio come Elia, soffrono per queste situazioni che si vedono. Un po’ di questa sofferenza, in realtà, dovremmo provarla proprio tutti, perché essa stessa indica l’amore per la chiesa che tutti dovremmo avere.

Se questo è indiscutibilmente vero, è però altrettanto vero che noi non dovremmo sentirci abbandonati, né dovremmo indugiare nel solo lamento. Noi tutti dovremmo capire e soprattutto credere che lo Spirito di Dio è all’opera e che non siamo mai abbandonati. Noi tutti dovremmo sentire che lo Spirito di Dio ci accompagna, ci sostiene, ci guida, ci previene. Soprattutto dovremmo tutti avere la consapevolezza di Elia e di San Paolo: poiché non sappiamo tutto, poiché non vediamo nel cuore delle persone, poiché non sappiamo come si vive la fede nell’intimo delle coscienze, ci deve bastare la grazia di Dio. Quella grazia che ci spinge ad essere fedeli, quella grazia che ci spinge a dire che, se molti abbandonano il Signore, molti altri rimangono fedeli alla sua alleanza. La grazia di Dio ci deve spingere a dire che sono ancora possibili quelle esperienze piccole, umili, non appariscenti che permettono alle coscienze di avvicinarsi a Dio e di capire che Dio è davvero presente anche nel nostro mondo, capiti quello che capiti. Sapendo questo dovremmo augurarci e dovremmo augurare agli altri di partecipare a qualche esperienza di questo genere. Sapendo questo tutti dovremmo dire: ci basta la grazia di Dio! quella grazia che opera nei cuori, quella grazia che fa vivere le coscienze, quella grazia che vivifica, perché rende possibile anche ciò che a noi pare impossibile.

Siamo convinti di tutto questo?

Auguriamocelo. Auguriamoci che il nostro cuore sappia sempre dire che, davvero, ci basta la grazia di Dio, quella grazia che non viene mai meno, quella grazia che noi tutti dobbiamo chiedere ogni giorno perché il nostro cuore rimanga saldo in quella professione di fede che sostiene, aiuta, guida.

Maria, che onoriamo in questa settimana e per la quale ci prepariamo alla festa della sua Assunzione, ci doni di vivere nella pace e nel desiderio di piacere al Signore sempre. Cosa possibile solo a chi crede nell’opera della grazia che previene, accompagna, sostiene.

Così sia.

2026-08-06T15:33:56+02:00