Lunedì 09 agosto

Settimana della 11 domenica dopo Pentecoste – Lunedì

Santa Teresa Benedetta della Croce, San Lorenzo, Santa Chiara, San Simpliciano saranno i santi che ci aiuteranno a vivere bene questa settimana che è tutta una preparazione alla grande festa dell’Assunta, festa della quale tutti siamo assai devoti e che sarà differita a lunedì prossimo, dal momento che cadrebbe in domenica e il rito ambrosiano non permette, di per sé, la celebrazione delle feste dei santi e di Maria nel giorno del Signore. Caratterizzeremo comunque questa solennità anche nella Messa centrale di domenica prossima.

La festa di oggi, solenne nel ricordo di Santa Teresa Benedetta, ci aiuta a riflettere sul valore della perseveranza, dal momento che così abbiamo letto nell’Epistola: “avete solo bisogno di perseveranza”. Quali sono le forme di perseveranza che Santa Teresa Benedetta ha vissuto?

LETTURA AGIOGRAFICA.

Vita di santa Teresa Benedetta della Croce, vergine e martire

Edith Stein nacque a Breslavia, in una famiglia ebraica, nel «giorno dell’espiazione» il 12 ottobre 1881: a due anni rimase orfana di padre. Frequentò gli studi nel liceo e nell’università della città natale, conseguendo brillanti risultati. A 22 anni si trasferì a Gottinga per seguire i corsi di filosofia tenuti da Edmund Husserl, anch’egli di origini ebraiche, considerato uno dei maggiori filosofi del tempo. In questo periodo di intenso studio abbandonò gradualmente la pratica religiosa e dimenticò volutamente Dio, respingendo le accorate raccomandazioni della madre. Quando Husserl si trasferì a Friburgo, volle presso di sé in qualità di assistente Edith, laureatasi nel frattempo con il massimo dei voti. Si impegnò nella promozione della donna, mettendo in luce la missione e la ricchezza della femminilità. Il lutto per la morte di un amico carissimo fu per lei «il primo incontro con la croce e con la forza divina che trasmette a chi la porta». Fu il momento in cui la sua irreligiosità crollò e Cristo rifulse. Nell’estate del 1921 trovò casualmente nella biblioteca di una persona amica l’Autobiografia di santa Teresa d’Avila; la lesse e ne fu conquistata, sicura di aver trovato finalmente la verità. Ricevette il battesimo il 1° gennaio del 1922, festa della Circoncisione del Signore. L’incontro con il Cristianesimo non la portò a ripudiare le sue radici ebraiche ma, piuttosto, gliele fece riscoprire in pienezza. Mentre attendeva all’insegnamento a Spira e a Münster, con ammirabile dedizione svolse un’ingente mole di lavoro intellettuale, ma le leggi razziali la costrinsero a lasciare la cattedra. Guidata da eccellenti sacerdoti, che la sorressero nelle difficoltà, si aprì progressivamente a nuove conquiste spirituali. «Più uno si sente attratto da Dio – scrisse – e più deve uscire da se stesso, nel senso di rivolgersi al mondo per portarvi una ragione divina per vivere». Nel 1934 coronò il progetto sognato fin dal giorno del battesimo: vestì l’abito religioso nel Carmelo di Colonia, assumendo il nome di Teresa Benedetta della Croce. Alla priora dichiarò: «Non l’attività umana ci può salvare, ma soltanto la Passione di Cristo; la mia aspirazione è quella di parteciparvi». Al Carmelo le fu demandata, insieme ad altre sorelle, l’attività letteraria del monastero. Scrisse articoli, commenti e interpretazioni filosofiche del Cristianesimo, e lavorò alla sua opera Essere finito ed Essere eterno. Donna di singolare intelligenza e cultura, ha lasciato molti scritti di alta dottrina e di profonda spiritualità. Portata alle vette mistiche, seppe scorgere nella Croce la via che conduce alla gloria, e la luce che dalla Croce sprigiona le diede la forza per il sacrificio supremo. Per sfuggire alla persecuzione nazista si trasferì in Olanda, dove venne arrestata il 2 agosto 1942. Non volle deporre l’abito carmelitano, al quale appuntò la stella gialla degli ebrei deportati. Morì nelle camere a gas di Auschwitz il 9 agosto 1942 e fu gettata nei forni crematori, offrendo il suo olocausto per il popolo di Israele. L’11 ottobre 1998 papa Giovanni Paolo II la iscrisse nell’albo delle sante martiri e nel 1999 la proclamò compatrona d’Europa.

Ebrei

Eb 10, 32-38
Lettera agli Ebrei

Fratelli, richiamate alla memoria quei primi giorni: dopo aver ricevuto la luce di Cristo, avete dovuto sopportare una lotta grande e penosa, ora esposti pubblicamente a insulti e persecuzioni, ora facendovi solidali con coloro che venivano trattati in questo modo. Infatti avete preso parte alle sofferenze dei carcerati e avete accettato con gioia di essere derubati delle vostre sostanze, sapendo di possedere beni migliori e duraturi. Non abbandonate dunque la vostra franchezza, alla quale è riservata una grande ricompensa. Avete solo bisogno di perseveranza, perché, fatta la volontà di Dio, otteniate ciò che vi è stato promesso. «Ancora un poco, infatti, un poco appena, e colui che deve venire, verrà e non tarderà. Il mio giusto per fede vivrà; ma se cede, non porrò in lui il mio amore».

Vangelo

Mt 25, 1-13
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

La perseveranza nella ricerca

Edith Stein, il nome “al secolo” di Santa Teresa Benedetta, si distinse proprio per la sua grande capacità speculativa e per il desiderio di dedicarsi alla ricerca. Lo ha fatto nello studio, seguendo da vicino uno dei più grandi filosofi del tempo e dedicando la sua vita alla ricerca universitaria. Potremmo dire che la sua mente si è sempre dedicata alla riflessione e all’utilizzo dell’intelligenza per la ricerca del pensiero. Questa sua caratteristica, questo suo dono, non si è limitato solamente alla ricerca accademica, ma si è spinto ben oltre, diventando ricerca di fede. Teresa Benedetta è stata in grado di dedicare tutta la sua vita alla ricerca del mistero di Dio, lei che era ebrea di origine e che ha trovato nel cristianesimo, nel Vangelo di Cristo, quel naturale compimento della rivelazione già rivolta ai padri. Ecco la prima forma di perseveranza che Teresa ha vissuto e della quale diviene testimone.

La perseveranza nella preghiera

La seconda forma di perseveranza che ha vissuto santa Teresa Benedetta della Croce è quella della preghiera. Dopo la fatica della ricerca del mistero di Dio e il suo ingresso nel Carmelo, la vita di Santa Teresa Benedetta è stata tutta una vita di preghiera. Non ha abbandonato mai la sua ricerca del mistero di Dio, vivendo però in altra forma ciò che aveva già scoperto negli anni giovanili. La sua consacrazione è coincisa con una vita di dedizione al mistero di Dio nella lode perpetua, nella preghiera continua, nella contemplazione, di cui è massima maestra. I suoi scritti, le sue preghiere, le sue meditazioni, rimangono ancora oggi come un immenso messaggio di luce. La perseveranza nella preghiera non è venuta meno nell’ora più tragica della sua vita, l’ora della deportazione, l’ora della sofferenza, l’ora del silenzio di Dio. Anche quell’ora è diventata, per Santa Teresa, la ricerca della “settima stanza”, la stanza della contemplazione del mistero, sempre cercata anche nelle privazioni, nelle povertà, nelle solitudini del campo di concentramento. Teresa è stata maestra anche di questo e non fu sola. Con lei altri compagni di prigionia, di sventura, nei campi di concentramento, hanno vissuto la perseveranza nella lode di Dio e nella preghiera, segno di una consacrazione invisibile e, per questo, ancora più preziosa.

La perseveranza nella condivisione

La terza e più alta forma di perseveranza è stata quella della condivisione. Santa Teresa non ha mai rinnegato le origini della sua famiglia e, benché divenuta cristiana, non ha mai cessato di interessarsi del suo popolo e di condividerne le preoccupazioni e le vicende, come la sua vita mostra. Deportata insieme a milioni di ebrei, anche lei ha trovato la morte nel campo di concentramento, rimanendo sempre fedele al suo Dio e al suo popolo. A Dio nella preghiera e al suo popolo condividendone la terribile sorte.

Per noi

  • Cosa insegna a noi Santa Teresa Benedetta della Croce?

A noi che abbiamo una limitatissima capacità di perseveranza, Santa Teresa insegna che questo dono è un dono altissimo e preziosissimo di Dio. Santa Teresa ci insegna a perseverare nelle cose che riguardano la vita di tutti gli uomini e le donne del nostro tempo, con i quali siamo chiamati a condividere l’esistenza. Molti cercano vie preferenziali, scorciatoie nelle diverse difficoltà, modalità di sfuggire a quello che avviene a tutti. Santa Teresa ci ricorda che la condivisione è sempre un grande valore, costi quel che costi.

Santa Teresa ci insegna il valore della perseveranza nella preghiera. Abbiamo molte scuse per diminuire la nostra preghiera e ci sembra che queste scuse siano particolarmente convincenti. Eppure, se guardiamo bene, ecco che capiamo che sono solo scuse. Una vita diventa sempre piena e degna di essere vissuta quanto più è illuminata dalla preghiera. In questo giorno a lei dedicato, cerchiamo di capire quale grande importanza abbia la nostra preghiera e cerchiamo di consacrarci ad essa in ogni modo, sostenendo così anche le povertà del nostro tempo.

Infine Santa Teresa insegna a tutti noi la grande importanza della ricerca di Dio, anche quando tutto sembra già chiaro. Santa Teresa ci insegna che non si deve mai finire di porre domande sul mistero. È questo quello che differenzia la nostra vita, è questo quello che rende la nostra vita veramente capace di essere grande.

Chiediamo il dono di queste tre forme di perseveranza attraverso la sua intercessione e Dio che è fedele all’uomo sempre, ce le donerà.

2021-08-06T10:50:18+02:00