Venerdì 09 ottobre

Settimana della 6 domenica dopo il martirio – Venerdì

2 Timoteo

2Tm 4,9-18. 22
Seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo

Carissimo, cerca di venire presto da me, perché Dema mi ha abbandonato, avendo preferito le cose di questo mondo, ed e partito per Tessalonica; Crescente e andato in Galazia, Tito in Dalmazia. Solo Luca è con me. Prendi con te Marco e portalo, perché mi sarà utile per il ministero. Ho inviato Tichico a Efeso. Venendo, portami il mantello, che ho lasciato a Troade in casa di Carpo, e i libri, soprattutto le pergamene. Alessandro, il fabbro, mi ha procurato molti danni: il Signore gli renderà secondo le sue opere. Anche tu guardati da lui, perché si è accanito contro la nostra predicazione. Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Nei loro confronti, non se ne tenga conto. Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così fui liberato dalla bocca del leone. Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen. Il Signore sia con il tuo spirito. La grazia sia con voi!

Anche oggi ci lasciamo guidare soprattutto dalla seconda lettera a Timoteo per riflettere su un altro degli atteggiamenti sapienziali di Maria che oggi riassumerei nello slogan: “la sapienza della solitudine”.

Emerge molto bene dal testo della lettura la solitudine di San Paolo: “Dema mi ha abbandonato, avendo preferito le cose di questo mondo; Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia, solo Luca è con me”. In questo spaccato della vita comunitaria avvertiamo la sofferenza di San Paolo e tutta la sua solitudine. Una solitudine vera, reale, che Paolo percepisce nella sua prigionia. Quella di Paolo è una condizione del tutto particolare: è, fisicamente, solo, ma non si sente solo. Avverte che la consolazione del Signore è per lui, avverte che quella solitudine fisica che lo circonda è piena di Dio e, per questo, non si ritrae dall’impegno di studio, di ascolto della Parola, di preghiera, di scrittura per confortare la fede della sua comunità come anche delle singole persone che leggeranno i suoi scritti.

Alessandro, il fabbro, mi ha procurato molti guai…”. La solitudine di San Paolo è anche tempo opportuno e propizio per ripensare molte cose, per ripensare al rapporto con molte persone, per intercedere e per pregare anche per chi gli ha fatto del male. Non sappiamo bene ricostruire l’accaduto ma avvertiamo che Alessandro, in qualche maniera, si è opposto all’azione di evangelizzazione dell’apostolo, rovinando così la vita della prima comunità dei credenti. Paolo ha parola di intercessione anche per lui. Non tiene conto del male ricevuto e la forza della preghiera maturata nella solitudine della sua vita e del suo ministero diventa occasione di vicinanza anche a quest’uomo.

Nella mia prima difesa nessuno mi ha assistito, tutti mi hanno abbandonato… Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato la forza perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo”. Anche nella fase processuale più strettamente intesa, Paolo ha sperimentato la solitudine. Di fronte al giudizio, molti hanno avuto paura ed ecco, Paolo ha dovuto fare tutto da solo. Ancora una volta, tuttavia, l’Apostolo dice chiaramente che il Signore è stato la sua forza, e lo sarà ancora. È in questa solitudine abitata da Dio che Paolo attenderà l’ultimo processo e l’inevitabile condanna.

Bellissima, poi, la finale del brano. Paolo, nella sua solitudine, ha la forza di dire: “il Signore sia con voi”. Non è solo un saluto liturgico, ma è la fede dell’apostolo che parla. Paolo invoca la pace per coloro che leggeranno la sua lettera, quella pace che sola può venire da Dio, quella pace che l’Apostolo sperimenta anche nella sua solitudine o, forse, proprio in forza di quella solitudine che lo obbliga a pensare. Paolo scopre che Dio si servirà anche di quella condizione di solitudine del suo apostolo per fare qualcosa di grande, di vero, di bello. Per questo si rende, ancora una volta, strumento nelle mani di Dio.

Vangelo

Lc 21,34-38
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo». Durante il giorno insegnava nel tempio; la notte, usciva e pernottava all’aperto sul monte detto degli Ulivi. È tutto il popolo di buon mattino andava da lui nel tempio per ascoltarlo.

Se Paolo resiste nella sua solitudine è perché ha imparato da Gesù. È la solitudine di Gesù a sostenere Paolo nelle sue azioni e nella sua fede. Paolo sa bene che è il Signore che gli dona quella forza che può venire solo da chi contempla il suo mistero. Paolo conosce la solitudine della vita e del ministero di Gesù, quella solitudine cercata e difesa, che ha portato Gesù a sperimentare una comunione unica con il Padre in quell’orazione del mattino o in quella preghiera della sera di cui il Vangelo, molte volte, come anche oggi, ci rende conto. L’imitazione della solitudine di Cristo sostiene Paolo nel suo percorso di fede.

Per noi

Fu così anche nella vita della Vergine. Noi la contempliamo spesso come Vergine del silenzio, come Vergine della solitudine, come Vergine che se ne sta, sola, pensando e ripensando alle grandi cose che avvengono in lei e a quella manifestazione di Dio che la vede protagonista. Certo Maria, che pure ha avuto sempre attorno a sé molta gente, ha sperimentato una solitudine del tutto particolare: con chi avrebbe potuto parlare della sua condizione? Con chi avrebbe potuto condividere fino in fondo le cose che si moltiplicavano nel suo cuore? Maria poteva parlarne solo con Dio. Ecco il perché di quella ricerca di silenzio che è divenuta stato di vita, costante attenzione alla sua parola, presenza dinnanzi al mistero, unica ragione di forza della sua vita.

Anche noi abbiamo bisogno di questa solitudine che diventa espressione di sapienza. Solitudine vera, solitudine forte, che diventa occasione di più attenta meditazione della Parola di Dio e più forte adesione al suo volere.

Al termine di questa settimana che abbiamo tutta dedicata alla Vergine del Rosario e prima di celebrare, ancora una volta, la sua festa solenne, vogliamo essere in comunione con lei, nella solitudine del credente che si lascia guidare da Dio alla scoperta delle cose celesti. Maria che guida i nostri passi sia sempre pronta a farci sperimentare quella solitudine piena di Dio che nasce in coloro che meditano la Parola e cercano di comprendere il Mistero che li guida alla salvezza.

2020-10-02T09:36:06+02:00