Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo
Introduzione
E’ l’ultima domenica dell’anno liturgico. È la giornata diocesana per la Caritas e la giornata in cui ricordiamo i poveri, analogamente a quanto avverrà per il rito romano tra un paio di settimane. È il giorno in cui abbiamo celebrato le S. Cresime. È il giorno in cui ricordiamo la giornata per l’unità nazionale, le forze armate, le vittime delle guerre. Tante intenzioni di preghiera diverse. Tuttavia considero centrale una domanda:
- Chi sono i poveri?
- Che poveri conosco?
La giornata della Caritas attira a sé un po’ tutte le altre intenzioni. Tuttavia non vorrei che ci fosse un discorso retorico sulla povertà o sui poveri, come mi pare che spesso accada a tutti i livelli, da quello più istituzionale a quello più personale. Per questo non trovo inutile che ciascuno di noi si chieda chi sono i poveri che conosce, perché, al di là di quanto è possibile far rientrare nelle categorie, non dobbiamo dimenticare ciò che papa Francesco ci ha detto più e più volte nel corso del suo ministero, e cioè che i poveri sono uomini e donne concreti, con una storia, un nome, un volto. Quale volto di povero ti viene in mente? Quale nome di povero ti viene in mente? Altrimenti rischiamo di lasciarci prendere un po’ tutti da quei toni generali per cui uno interpreta poi un po’ come vuole i dati di cui può avere possesso.
Sempre per introdurci alla riflessione, trovo giusto rileggere un passo centrale del messaggio che papa Leone ha voluto donare alla Chiesa per questo giorno, che troverete anche per intero nel notiziario allegato Caritas che è in distribuzione. Dunque papa Leone dice così: “La più grave povertà è non conoscere Dio. È questo che ci ricordava Papa Francesco quando in Evangelii gaudium scriveva: «La peggior discriminazione di cui soffrono i poveri è la mancanza di attenzione spirituale. L’immensa maggioranza dei poveri possiede una speciale apertura alla fede; hanno bisogno di Dio e non possiamo tralasciare di offrire loro la sua amicizia, la sua benedizione, la sua Parola, la celebrazione dei Sacramenti e la proposta di un cammino di crescita e di maturazione nella fede”.
Povero è, anzitutto, chi non conosce Dio. Povero è chi non ha, nella coscienza, il dono della relazione con il Padre. Povero è chi non ha coscienza dell’amore di Dio. Poi, certo, ci sono anche “i poveri”, cioè coloro che hanno bisogno, in generale, di aiuto economico; ma parliamo anche di povertà digitale, per chi non ha possibilità di accedere alle connessioni multimediali; poveri energetici, per chi vive un disagio a proposito della possibilità di acquistare energia nelle sue diverse forme; povero culturale, per chi non ha avuto la possibilità di accedere ad una formazione e si trova in forte svantaggio rispetto ad altri; povertà affettiva è un altro nome che diamo alla povertà, quando vediamo che ci sono persone che non sanno vivere i sentimenti e le emozioni in maniera ordinata… Probabilmente potremmo anche andare avanti e trovare svariati nomi da dare alla povertà, che sono più o meno diffusi in un territorio piuttosto che un altro, dal momento che anche la collocazione geografica conta molto. Non possiamo non tenere conto anche del fatto che la regione in cui viviamo, la Lombardia, è la seconda regione di Europa per Pil prodotto. Considerazioni che potremmo fare a diverso titolo e a più riprese. Considerazioni che, tuttavia, ci devono porre la domanda: chi è, per noi, un povero? Che nome diamo a questo povero? Che volto colleghiamo all’idea di povertà?
La Parola di Dio
LETTURA Dn 7, 9-10. 13-14
Lettura del profeta Daniele
Io continuavo a guardare, quand’ecco furono collocati troni e un vegliardo si assise. La sua veste era candida come la neve e i capelli del suo capo erano candidi come la lana; il suo trono era come vampe di fuoco con le ruote come fuoco ardente. Un fiume di fuoco scorreva e usciva dinanzi a lui, mille migliaia lo servivano e diecimila miriadi lo assistevano. La corte sedette e i libri furono aperti. Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco venire con le nubi del cielo uno simile a un figlio d’uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui. Gli furono dati potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano: il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto.
SALMO Sal 109 (110)
Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato.
Oracolo del Signore al mio signore:
«Siedi alla mia destra
finché io ponga i tuoi nemici
a sgabello dei tuoi piedi».
Lo scettro del tuo potere
stende il Signore da Sion:
domina in mezzo ai tuoi nemici! R
A te il principato
nel giorno della tua potenza
tra santi splendori;
dal seno dell’aurora,
come rugiada, io ti ho generato. R
Il Signore ha giurato e non si pente:
«Tu sei sacerdote per sempre
al modo di Melchìsedek».
Il Signore è alla tua destra!
Sarà giudice fra le genti. R
EPISTOLA 1Cor 15, 20-26.28
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte. E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anch’egli, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.
VANGELO Mt 25, 31-46
Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».
Vangelo
A dirlo è il vangelo, pagina che conosciamo bene, pagina che chiamiamo, normalmente, “giudizio universale”. L’intento dell’evangelista, infatti, è proprio questo, quello di farci verificare sulla nostra relazione con Dio per capire quale relazione abbiamo con gli uomini. Perché le due cose sono molto collegate, ed è un bene che noi possiamo rileggere questo testo proprio nell’anno in cui vogliamo dare molto spazio al tema delle relazioni.
Il vangelo ci ricorda, anzitutto, che non dobbiamo cadere noi in quella trappola di povertà che è la mancanza di fede. Non è detto che, dal momento che siamo in Chiesa, non viviamo questa forma di povertà. Perché se è vero che abbiamo fede, è altrettanto vero che non tutti curiamo e viviamo la fede allo stesso modo. C’è modo e modo di vivere la relazione con Dio e non è detto che il “nostro” modo, non sia un modo povero! Ecco il primo richiamo del Vangelo: vigila perché la tua relazione con Dio non abbia a soffrire per qualche forma di povertà, vigila sul tuo rapporto con Dio, perché il tuo modo di vivere la fede non sia oppresso da qualche forma di solitudine, decremento, impoverimento che porta poi a far morire questa relazione e, quindi a rendere te uno che vive una povertà per la mancata relazione con Dio.
Se sta questo, se tutti sentiamo il forte richiamo a vivere una relazione con Dio importante, allora possiamo capire perché poi possiamo riverificare la nostra relazione con gli uomini, per capire in che senso e in che modo ci mettiamo a servizio degli altri, specie di coloro che consideriamo poveri. In che modo siamo disposti a donare la conoscenza di Dio? il Papa ci ha detto chiaro che il primo compito di una comunità cristiana è questo. Permettetemi di dire che noi non pensiamo così. Anche nella Caritas il primo atteggiamento è quello di capire quale forma di povertà stiamo incontrando, cosa possiamo dare per alleviare le sofferenze e le fatiche di coloro che a noi si rivolgono. In questo senso il primo servizio della Caritas è un servizio di ascolto. Un servizio reale, bello, forte, di accoglienza. Poi, in secondo luogo, è un servizio che tende a donare cose: per chi il pacco alimentare, per chi l’abito, per chi un sostegno per le utenze, per chi un aiuto per la scuola… sono diversificati e molti gli interventi perché sono molte e diversificate le richieste. Ma quanto diamo la Parola di Dio a coloro che entrano in relazione con noi? poco, pochissimo! Ci pare, anzi, che non si possa certo rimandare via una persona che si rivolge a noi con una bella frase di Vangelo! vero. L’attenzione deve sempre esprimersi in modo concreto. Non possiamo lasciare andare via chi si rivolge alla Caritas, senza la carità dell’ascolto fattivo e senza un aiuto preciso e concreto su quello che viene richiesto. Ma, dall’altro lato, non possiamo nemmeno lasciare andare via la gente senza aver alimentato la speranza. Per alimentare la speranza occorre donare Cristo, la sua parola, la sua presenza. Chi opera nel nome del Signore e per conto della Chiesa ha questo compito specifico e principale. Molte sono le organizzazioni di assistenza, prossimità, volontariato che svolgono un servizio simile a quello della Caritas. Molto bene, perché è una ricchezza sociale ed umana che entra in circolo. La Caritas ha e deve avere un suo specifico. Deve esercitare tutte queste cose nel nome di Cristo, ovvero con spirito di fede, donando la fede, accendendo la fede. Altrimenti ci riduciamo ad un assistenzialismo che, tra l’altro, genera dipendenza. Così che, come capita, abbiamo “clienti”, per così dire, assai affezionati che anche da oltre 20 anni si rivolgono a noi! il nostro compito non dovrebbe essere quello di fidelizzare l’utente, ma quello di spronare ad una nuova relazione con Dio che porta poi anche ad una revisione della sua umanità, per capire come stare al mondo e cosa fare, in concreto, per non essere sempre dipendente.
Il vangelo, vedete, è molto chiaro in proposito. Non insiste sulle opere, che sono tutte più o meno equivalenti. Insiste sulla relazione con il povero che diventa fonte di arricchimento personale, confronto gratuito e generoso, aiuto fattivo per chi è in difficoltà. Dunque mettiamo anche noi al centro della nostra riflessione non il sostegno ad un’iniziativa, non l’informazione rispetto ad un bene, ma l’attenzione a capire chi è povero tra noi e come sovvenire il povero che ha una relazione con noi; noi come singoli e noi come comunità.
Daniele
Solo entrando in questa visione comprenderemo anche ciò che ci ha detto il profeta Daniele, ovvero che tutti noi siamo invitati e chiamati ad una profonda relazione con Dio, nella quale trova senso ogni cosa. Daniele ci ha ricordato che la relazione con Dio che viviamo adesso, nel tempo, è destinata all’eternità e che non conosceremo in verità il mistero di Dio solo quando giungeremo a quella beata soglia della vita risorta verso la quale dovremmo tutti avere la consapevolezza di essere incamminati. Solo in questa relazione con Dio che si costruisce passo dopo passo, giorno dopo giorno, trova senso quell’attenzione alla carità di cui abbiamo parlato.
Corinti
Così come anche San Paolo ci ha ricordato che il cammino dell’uomo presenterà sempre le stesse difficoltà. La perfezione della verità di ogni cosa è solo la vita eterna. Ecco perché ha senso continuare a vivere il proprio cammino di fede ed ha senso continuare a testimoniare la fede ad altri, perché tutti, in una speciale e personale relazione con Dio, possano giungere a quella vita beata che è solo suo dono.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Dunque torniamo a noi: chi sono i poveri per noi? che nome di povero conosciamo? Che volto di povero conosciamo? Forse potremmo proprio riprendere da questa consapevolezza il nostro cammino feriale e dirigerci verso il tempo di avvento che ci sta davanti nella consapevolezza che tutti siamo chiamati ad avere una relazione con le persone che rende meno poveri ciascuno di noi, una relazione anche con le persone povere, perché noi non demadiamo un compito alla Caritas, ma chiediamo a Caritas di aiutarci a mantenere vive le istanze e i richiami della carità nella nostra comunità.
Sia questa la nostra modalità di celebrare questa giornata del povero, spronandoci a vivere relazioni più umane con chi vive vicino a noi e, soprattutto, con i poveri.