Mercoledì 10 marzo

Settimana della terza domenica di Quaresima – Mercoledì

Genesi

21, 22-34
Lettura del libro della Genesi

In quel tempo. Abimèlec con Picol, capo del suo esercito, disse ad Abramo: «Dio è con te in quello che fai. Ebbene, giurami qui per Dio che tu non ingannerai né me né la mia prole né i miei discendenti: come io ho agito lealmente con te, così tu agirai con me e con la terra nella quale sei ospitato». Rispose Abramo: «Io lo giuro». Ma Abramo rimproverò Abimèlec a causa di un pozzo d’acqua, che i servi di Abimèlec avevano usurpato. Abimèlec disse: «Io non so chi abbia fatto questa cosa: né tu me ne hai informato né io ne ho sentito parlare prima d’oggi». Allora Abramo prese alcuni capi del gregge e dell’armento e li diede ad Abimèlec: tra loro due conclusero un’alleanza. Poi Abramo mise in disparte sette agnelle del gregge. Abimèlec disse ad Abramo: «Che significano quelle sette agnelle che hai messo in disparte?». Rispose: «Tu accetterai queste sette agnelle dalla mia mano, perché ciò mi valga di testimonianza che ho scavato io questo pozzo». Per questo quel luogo si chiamò Bersabea, perché là fecero giuramento tutti e due. E dopo che ebbero concluso l’alleanza a Bersabea, Abimèlec si alzò con Picol, capo del suo esercito, e ritornarono nel territorio dei Filistei. Abramo piantò un tamerisco a Bersabea, e lì invocò il nome del Signore, Dio dell’eternità. E visse come forestiero nel territorio dei Filistei per molto tempo.

La Genesi, oggi, ci presenta un brano storico che vuole giustificare il possesso di un pozzo in un luogo cardine per la vita di Israele: Bersabea. All’origine della faccenda sta una lite, che è difficile da ricostruire in sé, tra gli appartenenti alla tribù di Abramo e gli appartenenti a quella di Abimelec. Ciò che il racconto intende mettere in luce è però anche l’atteggiamento di misericordia con cui Abramo guarda ad Abimelec. Invece di limitarsi ad una affermazione dei suoi diritti, come tutti, credo, avremmo fatto, Abramo mette in disparte sette agnelle del gregge, per donarle, come abbiamo sentito, ad Abimelec in cambio della cessazione delle ostilità tra le proprie tribù. È un gesto di generosità ed è un gesto di perdono. Abramo, con questo gesto, intende non riferirsi più all’accaduto e, contemporaneamente, crea una relazione stabile con un’altra popolazione confinante con la quale era meglio avere rapporti di amicizia piuttosto che di belligeranza. Abramo, abituatosi a guardare alla sua vita con quella misericordia che Dio gli ha insegnato nell’itinerario di fede che gli ha fatto percorrere, diventa capace anche di guardare alla vita degli altri con la medesima misericordia e benevolenza. Abramo è la presentazione di un credente, di un uomo che sa fare dei segni di perdono e di misericordia i segni della sua vita. È così che egli pacifica la popolazione di cui è responsabile, è così che egli mette segni di pace fra tribù che, come sempre, faticano a stare insieme. Una narrazione bellissima di un uomo che vive segni di perdono.

Proverbi

10, 18-21
Lettura del libro dei Proverbi

Figlio mio, dissimulano l’odio le labbra bugiarde, chi diffonde calunnie è uno stolto. Nel molto parlare non manca la colpa, chi frena le labbra è saggio. Argento pregiato è la lingua del giusto, il cuore degli empi vale ben poco. Le labbra del giusto nutrono molti, gli stolti invece muoiono per la loro stoltezza.

La differenza tra Abramo e ciò che succede per lo più presso gli uomini è ben tradotta dal libro dei Proverbi. Chi parla con una lingua doppia, chi semina parole di odio e di rancore, sconvolge l’equilibrio della vita degli uomini e si rende responsabile di quelle opere che segnano divisione, odio, ripicca, lontananza. Anche questa descrizione è di grandissima attualità e noi vediamo come, anche nel nostro mondo, non mancano uomini che agiscono in questa direzione allontanandosi e allontanando altri dalla pace, dalla concordia, dalla pacifica convivenza. Tutte cose che Abramo, invece, ha ricercato e vissuto nel corso dei suoi giorni.

Vangelo

Mt 6, 19-24
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore. La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra! Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

Così mi pare che anche il Vangelo ci inviti ulteriormente a riflettere. Il tesoro prezioso da salvaguardare è davvero il tesoro della riconciliazione e del perdono. Questo tesoro piò essere conservato o perduto nel corso della vita. Dipende con “quale occhio” si guardano le cose, le persone, gli avvenimenti della storia. Se guardiamo ad essi con l’occhio di chi non è mai nella pace, se guardiamo ad essi con l’occhio di chi è geloso, se guardiamo ad essi con l’occhio di chi ricerca vendetta o di chi si limita anche a cercare sempre e costantemente il proprio tornaconto, è chiaro che non si camminerà certo nella via della pace, del perdono, della concordia, della riconciliazione. Per questo Gesù dice che chi cerca solamente il proprio tornaconto, chi pensa a “mammona”, cioè chi fa affidamento sulle cose, non andrà molto lontano. Chi cerca la pace, la concordia offrendo gesti di perdono e vivendo una vita all’insegna del perdono e della pace, trova, invece, quel tesoro che Dio ha predisposto per tutti coloro che si sforzano di vivere riferendosi costantemente a questi valori. È questione di cuore ed è questione di scelte. Noi lo vediamo bene: ci sono uomini che hanno deciso di vivere riferendosi a questi gesti di pacificazione e di perdono e uomini che vanno in altre direzioni. La storia ricorda, però, solo i primi: essi sono costruttori di ponti, pacificatori di popoli e nazioni. Uomini che hanno conseguito un merito davanti a Dio.

Esercizio per la revisione di vita quaresimale

  • Cerco anche io di offrire segni di perdono e di misericordia facendo il primo passo, anche quando non toccherebbe me fare così?
  • La mia lingua, ciò che dico, crea divisioni o tensioni, o mira alla pace e alla riconciliazione?
  • Qual è il tesoro della mia vita? Quale la realtà sulla quale faccio affidamento? Pace e riconciliazione sono un tesoro dei miei giorni?

Impegno per suscitare la sapienza in noi

Credo che tutti siamo chiamati a diventare come Abramo, che è il vero padre nella fede di ciascuno di noi: uomini e donne che sanno fare per primi passi significativi sulla via del perdono e della riconciliazione. Molti lo fanno già, molti già vivono così. Certo non tutti siamo in grado di essere così attenti e così capaci di metterci a servizio della pace, della riconciliazione e del perdono. La Quaresima ci ricorda che queste grandi realtà a cui tutti diciamo di tenere, hanno bisogno di radici molto ramificate. Le radici partono dalle nostre abitazioni, dalle nostre case, dal nostro modo di essere, di fare, di vivere le relazioni più semplici della vita. Cerchiamo di guardare, allora, a casa nostra e cominciamo da qui a donare gesti di perdono e di riconciliazione. Da queste radici nasceranno sicuramente grandi frutti per l’umanità. Esattamente come accadde ad Abramo.

È questo l’esercizio di sapienza che desideriamo vivere oggi.

2021-03-05T09:30:41+01:00