Domenica 10 aprile

Domenica delle Palme

Sulla paura

  • E se avessimo tutti paura di sprecare?
  • E se noi tutti, figli di una società detta anche dello spreco, avessimo completamente perso il senso della misura delle cose per cui le sprechiamo, ma non facessimo altrettanto con i gesti di amore?

Perché, io credo, che il contenuto del Vangelo di oggi sia proprio questo: il confronto tra una vita che spreca gesti di amore e una vita che li trattiene.

La Parola di questa domenica

LETTURA Is 52, 13 – 53, 12
Lettura del profeta Isaia

Così dice il Signore Dio: «Ecco, il mio servo avrà successo, sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente. Come molti si stupirono di lui – tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –, così si meraviglieranno di lui molte nazioni; i re davanti a lui si chiuderanno la bocca, poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato e comprenderanno ciò che mai avevano udito. Chi avrebbe creduto al nostro annuncio? A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore? È cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida. Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia; era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua posterità? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per la colpa del mio popolo fu percosso a morte. Gli si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua bocca. Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha spogliato se stesso fino alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i colpevoli».

SALMO Sal 87 (88)

Signore, in te mi rifugio.

Signore, Dio della mia salvezza,
davanti a te grido giorno e notte.
Giunga fino a te la mia preghiera,
tendi l’orecchio alla mia supplica. R

Io sono sazio di sventure,
la mia vita è sull’orlo degli inferi.
Sono annoverato fra quelli che scendono nella fossa,
sono come un uomo ormai senza forze.
Sono libero, ma tra i morti. R

Hai allontanato da me i miei compagni,
mi hai reso per loro un orrore.
Sono prigioniero senza scampo,
si consumano i miei occhi nel patire.
Tutto il giorno ti chiamo, Signore,
verso di te protendo le mie mani. R

EPISTOLA Eb 12, 1b-3
Lettera agli Ebrei

Fratelli, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento. Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio. Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo.

VANGELO Gv 11, 55 – 12, 11
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?». Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo. Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

Maria

Anzitutto Maria. Una donna di fede profonda, una donna forte e seria, una donna che aveva anche preso per sé quell’invito ad essere discepola del Signore, invito, di solito, rivolto solo agli uomini. Invito che aveva vissuto molte volte, ogni volta che Gesù veniva nella sua casa e lei, invece di limitarsi a cucina e stoviglie pur senza sottrarsi ad esse e non disprezzando questo compito, sceglieva di stare ai piedi del Signore per ascoltare la sua parola santa e benedetta. Lei, che aveva visto il miracolo della risurrezione di suo fratello, lei che voleva a tutti i costi esprimere un gesto di vicinanza, di riconoscenza, di amore. Lei che tutto o quasi poteva, visto la sua condizione agiata e di ragguardevole fortuna. È proprio lei che prende quel vaso di profumo dal valore sproporzionato. Forse lo aveva acquistato per sé stessa, forse per Lazzaro, non sappiamo. Sappiamo solo che questa donna non ha avuto paura di sprecarlo tutto sui piedi del Signore. Unzione profetica: essa rimanda alla sepoltura del Signore, di lì a pochi giorni. Unzione d’amore: Maria non si limita a lavare i piedi del Signore con acqua e ad asciugarli con un lino, come anche avrebbe potuto fare. Lei vuole molto di più. Lei vuole servire in modo unico, memorabile, profondo, incommensurabile. Lei vuole fare qualcosa che rimarrà memorabile. Ecco che si inginocchia ai piedi del Signore, in atteggiamento di umile servizio. Ecco che prende questo vaso prezioso e questo olio profumato, ecco che asciuga i piedi del Signore con i suoi capelli. Uno spreco di olio, uno spreco di tempo, uno spreco perfino del proprio corpo. Perché asciugare i piedi del Signore con i suoi capelli? Non può capirlo se non chi vive nella stessa logica, la logica del dono, la logica della condivisione, la logica dello spreco. Spreco di tempo, spreco di denaro, spreco perfino di sé. La logica dell’amore è così, non mette limiti, non mette freno, non calcola. Solo dona. È la logica di Maria di Betania, la logica di chi non ebbe paura di sprecare.

Giuda

Opposta a questa logica è la logica di Giuda. Parte, come sempre, da un’affermazione condivisibile: “perché non si è venduto quest’olio per poi dare ai poveri?”. Logica che non fa una piega. Siamo nei giorni della Pasqua, i giorni dell’accoglienza dei pellegrini, i giorni della solidarietà, i giorni del mettersi a disposizione degli altri. Perché non pensare a loro? In fondo, poi, non era questo uno degli insegnamenti ai quali Gesù aveva dedicato maggior tempo e maggiore attenzione? È la logica di chi trattiene, la logica di chi invidia, la logica di chi, non amando, non capisce. Ed è Gesù che smaschera questa falsità che alberga nel cuore di Giuda: “i poveri li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”.  Come dire. La carità ha il suo ruolo importante, prezioso, insopprimibile. Ma l’amore per Dio deve essere più forte di questa logica della carità. Ci sono momenti, ci sono tempi, ci sono gesti nei quali uno deve essere pronto a fare qualcosa per Dio e non per gli altri, sebbene in nome di Dio. Ultima correzione del Signore al discepolo traditore prima che egli se ne vada, per vivere nella sua logica, la logica del commercio, la logica del guadagno, la logica secondo la quale ogni cosa ha il suo prezzo e tutto, perfino le persone, diventano monetizzabili. Lo rivedremo, come sempre, nel giovedì santo sera, nella Messa in Coena Domini.

Logica che Giuda doveva avere già espresso molte altre volte, se l’evangelista deve annotare che “era ladro” e, poiché teneva la cassa, prendeva per sé quello che, invece, era destinato ai poveri.

Due logiche che si combattono, due logiche contrapposte, due logiche che sono agli antipodi l’una dell’altra. La paura di sprecare di un uomo lo racchiude dentro di sé. Il vincere questa paura da parte di una donna la colloca nel numero di coloro che rimangono come esempio per tutti noi, perché ciascuno di noi possa essere rinfrancato da un gesto di amore che diventa donazione perenne.

Il servo del Signore

Questa logica di donazione, di incapacità a trattenere, di assunzione di un gesto del tutto straordinario che rimane incomprensibile ai più è anche la logica della prima lettura, uno dei “carmi del servo” del profeta Isaia che diventerà nuovamente lettura nei giorni del Triduo. Logica incomprensibile di una donazione simile a quella di Gesù, tanto da diventare punto di riferimento per la sua passione e morte. Non sappiamo a chi guardasse il profeta, ma certamente le sue parole sono state profetiche. La morte tra le percosse, la morte in un gesto di donazione totale, unico, irripetibile è ciò che il Signore avrebbe trasformato nella sua donazione sulla Croce. Donazione di Croce che ha sostenuto tutti coloro che, nella storia, hanno saputo ripetere questo gesto nei mille modi possibili e nei mille contesti del mondo.

La paura di morire

Credo che la paura di morire sia, come dicevo, presente in tutti noi. Questa paura non riguarda tanto l’atto del morire, che, prima o poi, capita a tutti e credo che tutti ne siamo consci: nessuno, per quanto possa desiderare o volere, ha una vita illimitata. Piuttosto credo che la paura che abbiamo nel cuore sia quella legata al “modo” con cui moriremo. Qui dipende moltissimo anche da quale esperienza del morire di altri ha segnato la nostra vita e potrebbe anche essere che la censura del pensiero della morte ci abbia portato altrove quando un nostro caro è mancato, sicché potrebbe anche essere che non abbiamo mai visto morire una persona. Io ritengo, per la diversa esperienza che posso essermi fatti, che la vera paura di tutti sia quella di morire soli. Paura che si trasforma, per molti,  in rimpianto quando, per condizioni indipendenti dalla nostra volontà, non riusciamo ad essere presenti nel momento del trapasso di un nostro caro. È la storia che ho sentito spesso in questi anni di Covid, percependo il reale e profondo dolore di chi non ha potuto essere lì nel momento supremo della vita. Perché la morte è il momento supremo di ogni esistenza e dal modo di morire si capisce anche come uno ha vissuto.

Ebrei

Perché questa logica risulta, di fatto, poco comprensibile ai più? Chi può capire questa logica? Risponde alla domanda la lettera agli Ebrei: “deposto il peccato e ciò che è di peso, corriamo con perseveranza la corsa che ci sta davanti, fissando lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento”. Capisce questa logica chi tiene lo sguardo fisso sul Signore. Non capisce questa logica chi distoglie lo sguardo da Lui. Come Maria, che tiene lo sguardo sul Signore e diventa capace di un gesto che, poiché collocato nell’amore eterno di Dio, diventa esso stesso eterno. Non capisce questa logica Giuda, che avendo il suo sguardo altrove, non comprende ciò che la generosità e il cuore di altri sanno fare.

Hanno capito questo gesto coloro che hanno mantenuto, nel corso dei secoli, il proprio sguardo sul Signore e, per questo, avendo affidato a Lui il proprio peccato, sono diventati capaci di correre nella logica del Vangelo e di tenere lo sguardo fisso su di Lui, “Colui che origina la fede e la porta a compimento!”. La logica è sempre e solo questa.

Noi e la paura di sprecare

Noi cosa vogliamo fare? Noi quale logica vogliamo sposare? La logica della paura o la logica dell’amore? La logica dello spreco o la logica del trattenere? Quello che vorremo essere, quello che di fatto già siamo, dipende proprio da quale logica vorremo seguire nei prossimi giorni, che sono tutti giorni santi, che sono tutti giorni di spiritualità ancora maggiore, giorni nei quali, prima ancora che celebrare la Pasqua, siamo invitati a custodirla nel cuore. La logica dello spreco indica che dobbiamo essere pronti, nella settimana santa, a giocare le nostre giornate sul Signore Gesù, nel tenere compagnia a Lui, nel volerlo seguire nelle vicende dei prossimi giorni santi. Ne siamo consapevoli? Ne saremo capaci? La logica dello spreco implica che noi, prima di correre a condividere, prima di correre a fare qualcosa per i poveri che non mancano mai, saremo in grado di stare con il Signore, accompagnandolo nelle diverse ore di questa sua passione, morte e risurrezione. Ne siamo consapevoli? È quello che tutti desideriamo?

La logica contraria, la logica di chi trattiene è, ancora una volta, la logica di chi penserà a sé, la logica di chi tratterrà per sé il proprio tempo, i propri doni, i carismi di cui solo la sua persona è depositaria, i suoi soldi… ci sono tante forme diverse per aderire alla logica di chi trattiene.

  • Cosa vorremo fare?
  • Che logica abbracceremo?

Dipende da noi, dalla nostra decisione, dal nostro modo di vivere la prossima settimana santa.

Per uscire dalla paura

Così, da come vivremo questi prossimi giorni santi, dipenderà anche il nostro modo di uscire dalle paure che abbiamo nel cuore o di rimanerci. Credo che l’itinerario quaresimale, che in un certo senso si concluderà mercoledì, quando termineremo un po’ l’analisi di tutte le possibili paure che possono essere dentro di noi,  abbia spronato ciascuno di noi a riflettere su questo tema, perché la Pasqua, in genere ma in particolare la Pasqua di quest’anno, vorrebbe essere proprio un momento nel quale noi tutti prendiamo coscienza che il Signore libera dalle paure che ci tengono schiavi e, in questo modo, rinnova la vita di ciascuno di noi. Chiediamo questa grazia al Signore, chiediamo questa grazia a Maria, compagna del suo dolore ma anche della gioia della risurrezione. Impariamo che l’antidoto ad ogni paura che ci tiene schiavi di esse, ripiegati su noi stessi e insensibili agli altri, è solo la logica di una generosa donazione a Dio del tempo, della vita e, con essa, di ogni cosa.

Non abbiate paura, aprite le porte a Cristo”: il programma di San Giovanni Paolo II che risuonò in quella gremita piazza San Pietro nel 1978, quel programma che ha aperto, con il canto, ogni nostra celebrazione quaresimale, diventi il programma dei prossimi giorni. Nessuno rimanga a casa, nessuno si trattenga. Tutti rivolgiamo lo sguardo a Cristo, colui che ha iniziato in noi il cammino di fede, colui che, per grazia, ci concede di portarlo a compimento.

2022-04-14T08:06:39+02:00