Sabato 10 aprile

Ottava di Pasqua – Sabato

La sapienza di Pietro e Giovanni

Concludiamo la nostra settimana avendo ancora uno sguardo sui due discepoli e sulla loro sapienza differente e a confronto.

Atti

At 3, 12b-16
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Pietro disse al popolo: «Uomini d’Israele, perché vi meravigliate di questo e perché continuate a fissarci come se per nostro potere o per la nostra religiosità avessimo fatto camminare quest’uomo? Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, e avete chiesto che vi fosse graziato un assassino. Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni. E per la fede riposta in lui, il nome di Gesù ha dato vigore a quest’uomo che voi vedete e conoscete; la fede che viene da lui ha dato a quest’uomo la perfetta guarigione alla presenza di tutti voi».

Timoteo

1Tm 2, 1-7
Prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Carissimo, raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio. Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità. Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti, e di essa io sono stato fatto messaggero e apostolo – dico la verità, non mentisco –, maestro dei pagani nella fede e nella verità.

Vangelo

Gv 21, 1-14
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla. Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

La sapienza di Pietro

La sapienza di Pietro è e rimane la sapienza di un pescatore, la sapienza di un uomo pratico, che sa quando è ora di darsi da fare. Così è anche in questo episodio del Vangelo. Dopo il ritorno in Galilea, Pietro, probabilmente non sapendo bene cosa fare, decide di tornare al lavoro di sempre: “andiamo a pescare”. Parla la sapienza di un uomo concreto, di uno che non sa oziare, non sa stare fermo, ma parla anche la sapienza di un uomo di fede che, ricordando l’incontro del Signore sul lago, spera di avere ancora una luce alla quale aggrapparsi. Ed è esattamente quello che ottiene. Proprio mentre la pesca è nel vivo del suo svolgimento, il Signore appare e chiama. Non più come la prima volta, quando i discepoli, che non lo conoscevano, aderirono ad una proposta di vita. Ora appare come colui che viene riconosciuto dopo la sua passione, colui del quale ci si fida, colui al quale sono già stati donati i propri peccati e le proprie mancanze, colui al quale donare, nuovamente, la vita perché conosca quella pienezza che era stata promessa e che ora diventa realtà. La sapienza di Pietro è la sapienza di un uomo che sa buttarsi verso il Signore, è la sapienza che sa andare a prendere un poco di quel pesce appena pescato per donarlo al Maestro, è la sapienza di chi sente, nel cuore che arde, la presenza di un amico ed è la sapienza di chi attende, dal Signore riconosciuto come amico, una parola chiara su quello che occorre fare ora, con il suo aiuto e nella potenza dello Spirito che lo ha risuscitato dai morti.

La sapienza di Giovanni

La sapienza di Giovanni è molto differente. È la sapienza di chi vede con gli occhi del cuore ancora prima che con la vista. È la sapienza di chi riconosce Gesù anche da lontano, mentre è ancora sulla barca. È la sapienza di chi non si butta subito nelle cose ma, pur partecipando alle diverse situazioni che si delineano, entra in esse pian piano, con la forza dell’intelletto prima ancora che con quella della volontà.

La sapienza di Giovanni è quella di chi riesce a penetrare le cose con lo sguardo della fede in Dio. La sapienza di Giovanni è quella di chi sa suggerire agli altri le cose giuste e sa riconoscere il primato di Pietro. Giovanni indica a Pietro il Signore perché sa che egli è il primo che lo deve raggiungere e servire. Gli altri, lui compreso, arriveranno dopo. È la sapienza del rispetto per l’autorità, è la sapienza di chi contempla le cose, è la sapienza di chi si mette a disposizione per quello che può fare. È la sapienza di un giovane che è già adulto nella fede.

Due sapienze a confronto

Le due sapienze dei discepoli sono messe a confronto dal Vangelo. Non per dire quale sia la migliore, non per connotare ulteriormente i due apostoli e i loro caratteri, ma per dire che nella sapienza della Chiesa vi è posto per l’una e per l’altra cosa. Per la contemplazione di chi ha questo dono, per la capacità di penetrare le cose con il discernimento della mente, per chi ha il dono di illuminare situazioni e cose grazie all’approfondimento che si sa compiere in esse. Così pure come vi è posto per chi si butta a capofitto nelle cose, per chi ha uno spirito decisamente più pratico, per chi si lascia appassionare a tal punto da sembrare quasi irruente.

La settimana in albis che chiudiamo ci porta questa rivelazione di sapienza. Beati noi se ci lasceremo coinvolgere dalla Risurrezione del Signore e sapremo imitare la sapienza dell’uno o dell’altro apostolo. Beati noi se riusciremo ad essere uomini e donne dello Spirito pronti per servire Gesù Risorto.

2021-04-04T21:44:37+02:00