Domenica 11 aprile

Domenica in albis depositis

La sapienza di Tommaso

Quale sapienza esprime l’apostolo Tommaso?

Sembrerebbe, infatti, che egli non riesca ad esprimere nessuna sapienza. Non la sapienza della comunione vissuta: non è nel cenacolo nelle prime apparizioni o quando le donne portano i loro racconti: come mai? Non la sapienza della fede: si dichiara apertamente dubbioso o non credente. Quale sapienza esprime Tommaso?

Atti

At 4, 8-24a
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: «Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato. Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati». Vedendo la franchezza di Pietro e di Giovanni e rendendosi conto che erano persone semplici e senza istruzione, rimanevano stupiti e li riconoscevano come quelli che erano stati con Gesù. Vedendo poi in piedi, vicino a loro, l’uomo che era stato guarito, non sapevano che cosa replicare. Li fecero uscire dal sinedrio e si misero a consultarsi fra loro dicendo: «Che cosa dobbiamo fare a questi uomini? Un segno evidente è avvenuto per opera loro; esso è diventato talmente noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme che non possiamo negarlo. Ma perché non si divulghi maggiormente tra il popolo, proibiamo loro con minacce di parlare ancora ad alcuno in quel nome». Li richiamarono e ordinarono loro di non parlare in alcun modo né di insegnare nel nome di Gesù. Ma Pietro e Giovanni replicarono: «Se sia giusto dinanzi a Dio obbedire a voi invece che a Dio, giudicatelo voi. Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato». Quelli allora, dopo averli ulteriormente minacciati, non trovando in che modo poterli punire, li lasciarono andare a causa del popolo, perché tutti glorificavano Dio per l’accaduto. L’uomo infatti nel quale era avvenuto questo miracolo della guarigione aveva più di quarant’anni. Rimessi in libertà, Pietro e Giovanni andarono dai loro fratelli e riferirono quanto avevano detto loro i capi dei sacerdoti e gli anziani. Quando udirono questo, tutti insieme innalzarono la loro voce a Dio.

Colossesi

Col 2, 8-15
Lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi

Fratelli, fate attenzione che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo. È in lui che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, e voi partecipate della pienezza di lui, che è il capo di ogni Principato e di ogni Potenza. In lui voi siete stati anche circoncisi non mediante una circoncisione fatta da mano d’uomo con la spogliazione del corpo di carne, ma con la circoncisione di Cristo: con lui sepolti nel battesimo, con lui siete anche risorti mediante la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti. Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti a causa delle colpe e della non circoncisione della vostra carne, perdonandoci tutte le colpe e annullando il documento scritto contro di noi che, con le prescrizioni, ci era contrario: lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce. Avendo privato della loro forza i Principati e le Potenze, ne ha fatto pubblico spettacolo, trionfando su di loro in Cristo.

Vangelo

Gv 20, 19-31
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Le sapienze di Tommaso

In realtà l’apostolo esprime ben più di una sapienza.

La sapienza della nostalgia. Egli non può più godere della compagnia di Cristo, lo sa bene, e tuttavia non ce la fa a lasciare il luogo dove si radunano i discepoli e nemmeno la loro compagnia. La sua è una vera ed autentica nostalgia per quello che è stato, per quello che ha vissuto.

La sapienza del dolore. Se Tommaso è così è perché è rimasto alla contemplazione del venerdì santo. Egli ha visto la sofferenza del Signore, ha visto i polsi e i piedi trafitti, ha visto il costato trapassato dalla lancia e il suo sguardo è rimasto così colpito dalla sofferenza del Signore da non essersi più assolutamente ripreso. Quando pensa al Signore egli pensa alla sua sofferenza e alla sua morte. È uno sguardo di pietà e di rispetto, uno sguardo dal quale Tommaso non può e non vuole assolutamente fuggire.

La sapienza del dubbio. C’è anche una sapienza del dubbio. È la sapienza di chi dice: “se non vedo, io non credo!”. Dubbio che non vuole esprimere scetticismo, ma fatica. Tommaso fa fatica a credere alla risurrezione del Signore. Egli vorrebbe credere, come fanno gli altri ma, forse proprio a causa di quell’assenza che non gli ha permesso di vedere il Signore risorto, non crede. Il suo dubbio non è una posizione definitiva, ma l’espressione di un uomo che è in ricerca. Egli, difatti, torna nel cenacolo, dialoga con gli altri discepoli, è disposto ad ascoltare la loro testimonianza, come è disposto, in tutto per tutto a dire quello che avverte e quello che sente nel cuore. È la sapienza di chi, dubitando, continua a credere, non si stacca dalla compagnia dei discepoli e di Maria, che sono tutti nel cenacolo. È la sapienza di chi ripensa con nostalgia ai giorni in cui gli era venuto facile credere. È la sapienza dell’uomo di fede.

Ecco le sapienze di Tommaso!

La sapienza di San Paolo

In realtà anche San Paolo, il fiero oppositore dei cristiani prima e il sublime predicatore, poi, dicono di questo travaglio, dicono di questo momento di dubbio grande, tanto da diventare cecità che, però, aprì ad una nuova ricerca. Diceva l’Apostolo: “Fratelli, fate attenzione che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo”. San Paolo sa bene che il credente è sempre esposto ai dubbi. Lo sa perché lui lo ha sperimentato. Quale sapienza salva dal dubbio? Quale sapienza salva dall’errare lontano dalla fede? San Paolo ci dice così: salva solo il rimanere saldamente ancorati al mistero di Dio. Quado uno non viene raggirato dalla filosofia, quando uno non si perde nei pensieri degli uomini, quando uno esprime tutto il gusto per la ricerca ecco che Dio gli si fa incontro ed ecco che viene in lui una forma di sapienza pari al passo che compie.

La sapienza di San Pietro

Anche San Pietro ci dice qualcosa di questa sapienza che sa andare oltre il dubbio. L’Apostolo ci diceva con forza che solo stringendosi attorno a Cristo che è la pietra angolare, si comprende chi è Dio e cosa fa per noi. Per questo, poi, poteva aggiungere, con una vera professione di fede: “in nessun altro c’è salvezza”, indicandoci così che la via della compagnia della Chiesa è una via facilitata per aderire a Dio e per comprendere il mistero di Cristo.

Noi e il dubbio

Oggi la Parola di Dio ci costringe, in qualche modo, a pensare ai nostri dubbi, a fare i conti con quella dimensione di dubbio che è in noi ma anche con quella che vediamo attorno a noi. Nel “rapporto sulla fede” l’allora cardinale Ratzinger ha espresso una posizione chiarissima su questo tema. Diceva quindi così:

tanto il credente quanto l’incredulo, ognuno a suo modo, condividono dubbio e fede, sempre che non cerchino di sfuggire a se stessi e alla verità della loro esistenza. Nessuno può sfuggire completamente al dubbio, ma nemmeno alla fede; per l’uno la fede si rende presente contro il dubbio, per l’altro attraverso il dubbio e sotto forma di dubbio”.

Credo che questa sia la posizione dalla quale dobbiamo partire anche noi. Non è detto che, per il solo fatto di essere presenti a questa celebrazione, abbiamo fede. Penso anche ai più giovani che sono presenti: credo che, forse, proprio in loro sia più forte la dimensione del dubbio e la stagione delle domande. Credo che la citazione del papa ci illumini. Il dubbio non spegne la fede, così come la fede non elimina tutti i dubbi. Le due cose devono convivere e convivono in maniera diversa in ciascuno di noi. C’è dunque anche nel credente una parte di non credente. E c’è anche in ogni non credente una parte di credente. Sta a ciascuno di noi chiarire in quale posizione si trova. Sta a ciascuno di noi, oggi, la responsabilità di porsi una domanda radicale:

  • Quali sono i miei dubbi?
  • Quali sono le mie difficoltà circa la fede e il rapporto con Dio?
  • Quali sono i miei dubbi nei confronti della Chiesa?

Sono domande molto diverse e ciascuna di esse merita una risposta personale, esercizio che tutti dobbiamo fare in modo singolare, perché siamo tutte anime diverse l’una dall’altra e viviamo tutti stagioni differenti del cammino.

Dobbiamo poi, però, accedere anche a un’ulteriore riflessione: come usciamo dal dubbio? Come facciamo ad uscire da questa stagione, per quello che è possibile fare, dal momento che, abbiamo detto, un po’ di dubbio rimarrà sempre nella nostra coscienza?

La prima risposta è quella di cercare di rimanere sempre nella Chiesa. Anche con una posizione minimale, ma rimanere nella Chiesa. Rimanere, soprattutto, sempre devoti e sempre presenti al Sacramento dell’Eucarestia e a quello della riconciliazione. Già il vivere questi sacramenti esprime una posizione di sapienza, è già uno stringersi a quella roccia che è Cristo e che non può venire meno alla quale accennava l’Apostolo Pietro. Dunque ecco una prima risposta ed ecco una prima regola di vita che vi invito ad osservare.

La seconda risposta che possiamo avere è quella di San Paolo: impariamo a discernere sulle cose che ci vengono proposte, non seguiamo qualsiasi filosofia di vita, non seguiamo qualsiasi proposta di vita che ci capita di trovare. Impariamo a pensare, impariamo a discernere sulle cose, impariamo a riflettere. Le domande fondamentali – chi è Dio, come salvo l’anima, cosa è la mia anima, quali sono i valori della mia vita? – sono domande alle quali dedicare tempo ed attenzione, secondo quello che è concesso a ciascuno di noi e secondo quello che ciascuno di noi può fare.

Infine vorrei darvi un compito: tutti abbiamo nelle nostre case giovani e meno giovani che hanno smesso di pensare a Dio, alla fede, alla salvezza della propria anima e, alcuni, anche ai valori che sorreggono la vita. Darei a ciascuno di voi, oggi, il compito di essere un po’ come quei discepoli che testimoniano a Tommaso quello che hanno visto e udito. Andate a provocare la fede dei vostri figli e nipoti, andate a sondare la loro appartenenza ecclesiale, la loro disponibilità a percorrere una via di ricerca, il loro desiderio di verità… andate a sondare queste cose e proponete le risposte che la scrittura ci ha fatto. È probabile che nessuno si commuoverà per il tentativo, è probabile che il dialogo verrà presto spento, ma noi non possiamo mai sapere cosa c’è veramente nel cuore di una persona, tanto più se giovane. Quindi vale davvero la pena di fare il tentativo.

Oggi è poi la domenica della divina misericordia. Invocate la misericordia di Dio prima di fare questo tentativo e supplicate la divina misericordia di non spegnersi mai, specie nei confronti di chi ne ha più bisogno. Sono certo che il Signore che vede nel segreto dei cuori e che illumina le anime di tutti, accoglierà la nostra preghiera e ci permetterà di portare quel frutto che la nostra testimonianza può suscitare.

2021-04-09T22:04:56+02:00