2° Domenica dopo il martirio
Per introdurci
- Che valore diamo alla comunione e alla fraternità?
- Sono per noi tutti fonte di speranza?
Credo che questi pensieri e queste provocazioni che vengono, come sempre, dalla parola di Dio, ci facciano bene in questo tempo di inizio anno pastorale nel quale vogliamo celebrare anche il 15esimo di fondazione della comunità pastorale.
La Parola di Dio
LETTURA Is 60, 16b-22
Lettura del profeta Isaia
Così dice il Signore Dio: «Saprai che io sono il Signore, il tuo salvatore e il tuo redentore, il Potente di Giacobbe. Farò venire oro anziché bronzo, farò venire argento anziché ferro, bronzo anziché legno, ferro anziché pietre. Costituirò tuo sovrano la pace, tuo governatore la giustizia. Non si sentirà più parlare di prepotenza nella tua terra, di devastazione e di distruzione entro i tuoi confini. Tu chiamerai salvezza le tue mura e gloria le tue porte. Il sole non sarà più la tua luce di giorno, né ti illuminerà più lo splendore della luna. Ma il Signore sarà per te luce eterna, il tuo Dio sarà il tuo splendore. Il tuo sole non tramonterà più né la tua luna si dileguerà, perché il Signore sarà per te luce eterna; saranno finiti i giorni del tuo lutto. Il tuo popolo sarà tutto di giusti, per sempre avranno in eredità la terra, germogli delle piantagioni del Signore, lavoro delle sue mani per mostrare la sua gloria. Il più piccolo diventerà un migliaio, il più insignificante un’immensa nazione; io sono il Signore: a suo tempo, lo farò rapidamente».
SALMO Sal 88 (89)
Beato il popolo che cammina alla luce del tuo volto.
Tu hai un braccio potente,
forte è la tua mano, alta la tua destra.
Giustizia e diritto sono la base del tuo trono,
amore e fedeltà precedono il tuo volto. R
Beato il popolo che ti sa acclamare:
camminerà, Signore, alla luce del tuo volto;
esulta tutto il giorno nel tuo nome,
si esalta nella tua giustizia. R
Tu sei lo splendore della sua forza
e con il tuo favore innalzi la nostra fronte.
Perché del Signore è il nostro scudo,
il nostro re, del Santo d’Israele. R
EPISTOLA 1Cor 15, 17-28
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. Perciò anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini. Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. È necessario infatti che egli regni finché «non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi». L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché «ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi». Però, quando dice che ogni cosa è stata sottoposta, è chiaro che si deve eccettuare Colui che gli ha sottomesso ogni cosa. E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anch’egli, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.
VANGELO Gv 5, 19-24
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Il Signore Gesù riprese a parlare e disse: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita».
Vangelo
Partiamo, per la nostra riflessione, proprio dal Vangelo. Gesù mette in luce tutta la forza che viene da quella comunione profondissima con il Padre che noi possiamo solo intuire.
“Il Figlio, da se stesso, non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre: quello che il Padre fa anche il Figlio lo fa allo stesso modo”. San Giovanni ci sta indicando che la comunione tra Gesù e il Padre è così profonda che nulla avviene se non quello che è nel profondo del cuore del Padre. L’opera del Padre è l’opera della creazione, l’opera di chi segue, con amore, le cose create, l’opera di chi mette amore in tutto il creato. Così come il Padre opera con amore rispetto a tutta la creazione, così il Figlio mette amore nel creato e, soprattutto, per l’uomo. Tutta la vita del Signore è esegesi di questa affermazione. Ciò che Gesù fa, compie, dice, altro non è se non l’affermazione di questo amore unico, forte, saldo che egli rinnova sempre per tutti gli uomini.
“Come il Padre risuscita e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi Egli vuole”. Il discorso conosce subito una fortissima evoluzione. Gesù afferma chiaramente che l’opera straordinaria del Padre è quella di donare la vita dopo la morte. Egli sta parlando di sé stesso, del suo morire per gli uomini e del suo tornare alla vita per la forza dello Spirito del Padre. Gesù dice che, in qualche modo, quello che è accaduto in Lui accade in ogni uomo. Ogni anima che spera nel suo nome, conoscerà la medesima risurrezione, perché la volontà di Dio è che tutti ci ritroviamo, purificati dal sangue di Cristo, nel suo mistero. Dunque un’altra opera del Padre a cui Cristo partecipa è l’opera della risurrezione.
“Chi crede alla Parola… passa dalla morte alla vita”. Questa forza di vita che diventa eternità è, in qualche modo, preparata dalla stessa Parola di Dio. Chi crede a questa Parola non muore, ma passa dalla morte alla vita. È la Parola del Padre, che Cristo fa risuonare nel mondo, che diventa vita eterna per coloro che credono.
Come si vede il Vangelo ci mostra la forza della relazione tra Dio Padre e il Figlio, quella forza di relazione che è forza di comunione. Forza di comunione che è essa stessa forza di vita eterna. Non c’è forza più grande di questa, non c’è amore più grande di quello che è attestato in questa comunione che è principio di eternità. Questa stessa forza di comunione eterna diventa speranza per tutti coloro che credono.
Isaia
Così anche Isaia nella prima lettura. Il profeta sta parlando al popolo deportato a Babilonia, tutto è distrutto, tutto è rovinato, tutto è stato cancellato. Il profeta ha di fronte a sé un popolo senza più speranza, un popolo che non si aspetta più nulla per sé, per il suo futuro, per il futuro di Israele. È proprio a questo popolo stanco, sfiduciato, deluso, assolutamente depresso, che il profeta ricorda il valore della fraternità che diventa fonte di speranza. Isaia dice in maniera chiara e netta che sarà la loro comunione fraterna e la loro comunione con Dio a trasformare la storia. Sarà la forza della loro comunione, della loro unità che permetterà a tutto il popolo di tornare a Gerusalemme. Sarà ancora nella forza di questa comunione di popolo che si potrà ricostruire il tempio di Gerusalemme e la città stessa. Sarà in forza di questa comunione tra gli uomini che verrà rigenerata la speranza. Quella speranza che diventerà come una luce che brilla nella notte e sarà fonte di aggregazione per altri uomini e per altre donne, per tutti coloro che attendono un annuncio credibile di speranza per dare senso ai loro giorni. È la speranza che nasce dalla fede ad unire tutto un popolo e a fare in modo che il popolo stesso diventi fondamento di speranza grande per altri. È la forza della comunione che diventa sostegno per tutti e, nel momento della disfatta, nel momento della distruzione, incentivo per restaurare tutto.
Corinti
San Paolo, che ho già commentato altre volte e anche recentemente su questo brano, ci ha detto che la forza della comunione con Dio e la forza della comunione che si sperimenta con altri uomini in forza della fede, non viene meno nemmeno nella morte. Dio è speranza di risurrezione eterna per tutti. Ecco perché la comunione costruita nel suo nome, non viene meno nemmeno nella morte ma diventa eterna; è sorretti da questa forza di comunione tra gli uomini che si affronta la morte; è sepolti nella speranza della risurrezione che si sperimenta la forza e la pace che vengono dalla risurrezione di Cristo.
Per il nostro cammino
Credo che queste scritture si addicano perfettamente alla situazione ecclesiale del momento in senso generale ma anche per noi che, qui, nella nostra comunità credente, ci apprestiamo a celebrare il 15esimo della nostra fondazione.
Anzitutto circa la speranza. Anche noi siamo in un tempo che, per molti aspetti, specialmente per quanto attiene alla fede, alla presenza e alla forza della chiesa, è molto simile ad un tempo di disfatta come quello descritto dal profeta. Ce lo dicono numerosi indicatori che, più volte, abbiamo ricordato. Proprio per questo, questo tempo difficile può diventare tempo di speranza.
La speranza nasce da una forma di comunione che deve essere riscoperta, ci hanno detto le scritture. Comunione con Dio, anzitutto, come ci ha detto il Signore nel Vangelo. Questa forza di comunione è la fede, è la grazia che nasce dall’essere tutti riuniti in un corpo, che è la Chiesa, che è il corpo di chi ama, lotta, spera, vive insieme nell’attesa del ritorno di Cristo. Da questo punto di vista, la comunione con Dio che si esprime nella fede ha bisogno di tutti quei modi concreti e fondamentali per il cammino che traducono, nell’oggi della storia, questo desiderio di essere con il Signore. Tutto ciò che facciamo per la vita di preghiera, per la via sacramentale, per la riscoperta della Parola di Dio nelle nostre vite è a servizio di questa comunione che genera speranza. All’inizio di un anno pastorale vi richiamo a questa verità e, soprattutto, vi richiamo la forza che viene dall’Eucarestia. Ecco perché, anche all’inizio di questo anno pastorale, vi chiedo di scegliere una S. Messa infrasettimanale nella quale rinsaldare la vostra comunione con Dio.
Sempre all’inizio di un anno pastorale così importante per noi perché siamo nel 15esimo di fondazione della comunità pastorale, richiamo con forza il dovere di costruire quella fraternità cristiana di cui ci hanno parlato le scritture e che diventa fondamento della stessa speranza eterna che, qui, veniamo a celebrare. Cosa significa cura della fraternità e della comunione?
Anzitutto cura delle relazioni al nostro interno, per cui vi invito a vivere bene e con fede anche tutte quelle manifestazioni di unione della nostra comunità pastorale che, in questo mese di settembre, trovano attuazione: penso alla festa di San Maurizio, alla festa all’oratorio e alla festa per la Madonna del Rosario. Tre eventi che segnano la vita della nostra comunità e della nostra città in modo assolutamente forte. Cura per le relazioni è ciò che ci permetterà di sentire che non siamo tre parrocchie affratellate, ma una unica espressione di quel popolo dei credenti che, qui, in questo luogo, trova radice e porta frutto.
In secondo luogo significa servizio per l’unità. Abbiamo bisogno di sentire che l’appartenere alla Chiesa forma una identità precisa. È questa identità che ci manca un po’. Manca nella chiesa e tra i credenti in senso generale, ma manca anche tra di noi. Ecco perché è più che mai necessario formare questa identità di popolo che plasma un contesto di vita. Dobbiamo fare in modo che tutti i servizi e tutte le realtà che sono presenti nella nostra comunità, vengano percepite e vissute come servizio all’unità.
In terzo luogo significa avere sempre la speranza dell’eternità davanti a noi. Come dicevamo anche la scorsa domenica, senza la speranza della vita eterna, non fondiamo quella novità di esperienza cristiana che è ciò che deve attirare altri e, insieme, anche il fondamento di quella alternativa cristiana che non può non brillare tra noi.
Mi auguro che le tre grandi feste che ci attendono, siano vissute da tutti così e, soprattutto, la festa della Madonna del Rosario che è l’evento cristiano più caratteristico della città. Chiediamo proprio a Maria di custodire questa speranza e di rinnovare i legami di amore e stima tra noi.