Venerdì 10 settembre

Settimana della 1 domenica dopo il martirio – Venerdì

Vangelo

Lc 16, 19-31
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Il Vangelo di oggi è molto noto e, con il linguaggio della parabola, ci dice quello che ci ha detto anche la pagina della prima lettera di Giovanni. San Giovanni ci ha detto che chi conosce la Verità di Dio, rimane in Dio, cioè rimane unito a lui se continua a cercare la luce del suo mistero. Il pericolo viene dall’anticristo, cioè dal demonio che cerca di dissuadere ogni credente dal cammino di fede.

Gesù, con questa parabola, ci ha detto la medesima verità. Il “ricco epulone”, come si è soliti chiamarlo, è un uomo che ha udito la predicazione della fede, ha accolto la rivelazione di Mosè, non è digiuno dei contenuti della legge. In tutta la sua famiglia è così, come si evince dal testo. Eppure quel richiamo della fede non è mai stato determinante per nessuno di quella famiglia. Tutti hanno deciso di vivere una vita “normale”, come se Dio non esistesse. Persone che hanno messo tutto il loro interesse e tutto il loro ingegno nel lavoro, riportando non pochi risultati. Anche il ricco epulone ha fatto così, ha vissuto pensando a sé stesso, al proprio interesse, al proprio tornaconto. Si è arricchito molto, pensando anche a dover costruire nuovi depositi per i suoi beni, sempre maggiori. Ma non ha mai pensato alla sua anima. Solo quando, dopo la morte, appare chiaro l’inganno della vita che lo ha sedotto, cerca di correre ai ripari. Non solo egli chiede una consolazione per sé – il dito di Abramo intinto nell’acqua che possa mitigare la sua sete – ma anche per quelli della sua famiglia. Solo nell’oltre-vita egli diventa generoso e pensa a cosa può fare per i suoi fratelli ma quando è ormai troppo tardi. Egli vorrebbe che qualcuno li avvisasse dell’errore che stanno correndo. Vorrebbe che qualcuno con un prodigio inaudito li richiamasse alla verità. Richiamo che c’è già, ma inascoltato. È il richiamo della Parola Sacra, che non viene, però, seguito. Anche “se uno risorgesse dai morti” non basterebbe, come sa bene Gesù. Nemmeno la sua morte e la sua risurrezione avrebbero convinto tutti. È il dramma della libertà o, se vogliamo, il bello della responsabilità della fede.

1 Giovanni

1Gv 2, 18-29
Lettura della prima lettera di san Giovanni apostolo

Figlioli miei, è giunta l’ultima ora. Come avete sentito dire che l’anticristo deve venire, di fatto molti anticristi sono già venuti. Da questo conosciamo che è l’ultima ora. Sono usciti da noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; sono usciti perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri. Ora voi avete ricevuto l’unzione dal Santo, e tutti avete la conoscenza. Non vi ho scritto perché non conoscete la verità, ma perché la conoscete e perché nessuna menzogna viene dalla verità. Chi è il bugiardo se non colui che nega che Gesù è il Cristo? L’anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio. Chiunque nega il Figlio, non possiede nemmeno il Padre; chi professa la sua fede nel Figlio possiede anche il Padre. Quanto a voi, quello che avete udito da principio rimanga in voi. Se rimane in voi quello che avete udito da principio, anche voi rimarrete nel Figlio e nel Padre. E questa è la promessa che egli ci ha fatto: la vita eterna. Questo vi ho scritto riguardo a coloro che cercano di ingannarvi. E quanto a voi, l’unzione che avete ricevuto da lui rimane in voi e non avete bisogno che qualcuno vi istruisca. Ma, come la sua unzione vi insegna ogni cosa ed è veritiera e non mentisce, così voi rimanete in lui come essa vi ha istruito. E ora, figlioli, rimanete in lui, perché possiamo avere fiducia quando egli si manifesterà e non veniamo da lui svergognati alla sua venuta. Se sapete che egli è giusto, sappiate anche che chiunque opera la giustizia, è stato generato da lui.

È su questo tema che possiamo tornare allora alla prima lettera di Giovanni. Con forza l’apostolo spiegava che l’anticristo è sempre presente e all’opera nel mondo. Non occorre pensare a chissà che cosa. Al demonio basta mettere lo spirito del sospetto nei confronti di Dio, generare la sfiducia nei confronti della sua parola e in generale dei segni della fede. È quando un’anima si stacca da queste realtà che perde la sua salvezza. Il tutto avviene senza quasi rendersene conto. È per questo che il grande inganno del demonio consiste nel mostrare una vita senza problemi lontano da Dio. Solo dopo la morte ci si renderà conto del rischio che corre una vita senza fede. Messaggio bellissimo che non vuole terrorizzare nessuno, piuttosto diventa un richiamo alla responsabilità del credere.

Per noi

È proprio su questo tema che anche noi siamo invitati a riflettere oggi.

  • Quale responsabilità di fede esprimiamo?
  • Come vediamo il nostro cammino di fede?

Credo che il rischio di essere dei nuovi “ricchi epuloni” ci sia anche per ciascuno di noi. È poi sotto gli occhi di tutti il problema di molti giovani e giovanissimi che, davvero, vivono come se Dio non esistesse. Nel senso che non si pongono minimamente il problema dell’anima, della sua salvezza, della vita eterna… tutte realtà delle quali sentono parlare al catechismo, ma che rimangono come qualcosa di lontanissimo da loro e assolutamente staccato dalla loro vita. Difficile comprendere, a volte.

Lasciamo che questa parola, anzitutto, ci provochi e ci aiuti a discernere. Anzitutto chiediamo al Signore la grazia di non essere noi tra coloro che non pensano altro che all’apparire, all’arricchire senza mai pensare alla propria anima. Intercediamo poi per tutti coloro che hanno perso qualsiasi richiamo alla vita eterna e alla bellezza della vita dell’anima. Il Signore ci guidi verso un futuro dove la sua presenza diventa sempre più importante ed anzi irrinunciabile per noi.

2021-09-03T10:54:48+02:00