Sabato 11 settembre

Settimana della 1 domenica dopo il martirio – Sabato

Naturalmente, come sempre, il sabato ci presenta un tema unitario nelle tre Scritture, che oggi è molto facilmente riconoscibile e che potremmo chiamare così: l’esemplarità del cristiano o, in genere, del credente. Non sfugge però che oggi è l’11 settembre, anniversario importante di quello che accadde l’11/9/2001 e dunque vogliamo lasciare che questa liturgia e questa Messa siano anche e di nuovo a suffragio dei morti e intercessione per la pace.

Deuteronomio

Dt 11, 7-15
Lettura del libro del Deuteronomio

In quei giorni. Mosè disse a tutto Israele: «Davvero i vostri occhi hanno visto le grandi cose che il Signore ha operato. Osserverete dunque tutti i comandi che oggi vi do, perché siate forti e possiate conquistare la terra che state per invadere al fine di possederla, e perché restiate a lungo nel paese che il Signore ha giurato di dare ai vostri padri e alla loro discendenza: terra dove scorrono latte e miele. Certamente la terra in cui stai per entrare per prenderne possesso non è come la terra d’Egitto, da cui siete usciti e dove gettavi il tuo seme e poi lo irrigavi con il tuo piede, come fosse un orto di erbaggi; ma la terra che andate a prendere in possesso è una terra di monti e di valli, beve l’acqua della pioggia che viene dal cielo: è una terra della quale il Signore, tuo Dio, ha cura e sulla quale si posano sempre gli occhi del Signore, tuo Dio, dal principio dell’anno sino alla fine. Ora, se obbedirete diligentemente ai comandi che oggi vi do, amando il Signore, vostro Dio, e servendolo con tutto il cuore e con tutta l’anima, io darò alla vostra terra la pioggia al suo tempo: la pioggia d’autunno e la pioggia di primavera, perché tu possa raccogliere il tuo frumento, il tuo vino e il tuo olio. Darò anche erba al tuo campo per il tuo bestiame. Tu mangerai e ti sazierai».

Il tema ci è stato presentato dalla prima Scrittura. Per Mosè era già molto chiaro che il popolo di Israele doveva essere un faro, un punto di riferimento, una luce per il mondo. Qualora tutto questo non fosse accaduto, sarebbe stata una disgrazia. Disgrazia perché Israele non avrebbe vissuto fino in fondo la sua vocazione, e questa è già una grande responsabilità collettiva. Una disgrazia, però, anche per il mondo. È infatti chiaro che dalla benedizione di Israele deriva anche la benedizione di tutto il mondo. Dalla fede di Israele si irradia, infatti, una luce che è davvero per tutti.

Filippesi

Fil 2, 12-18
Lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi

Miei cari, voi che siete stati sempre obbedienti, non solo quando ero presente ma molto più ora che sono lontano, dedicatevi alla vostra salvezza con rispetto e timore. È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore. Fate tutto senza mormorare e senza esitare, per essere irreprensibili e puri, figli di Dio innocenti in mezzo a una generazione malvagia e perversa. In mezzo a loro voi risplendete come astri nel mondo, tenendo salda la parola di vita. Così nel giorno di Cristo io potrò vantarmi di non aver corso invano, né invano aver faticato. Ma, anche se io devo essere versato sul sacrificio e sull’offerta della vostra fede, sono contento e ne godo con tutti voi. Allo stesso modo anche voi godetene e rallegratevi con me.

La cosa è ancora più chiara nel testo della lettera ai Filippesi. Se Israele era già chiamato ad essere luce per il mondo, lo deve essere ancor più il cristiano. Tutto, in Israele, portava alla rivelazione di Cristo. Ora che questa rivelazione è avvenuta, ora che il Figlio di Dio ha parlato a tutti, tocca ai cristiani essere segno eloquente di quella rivelazione e portare ad ogni uomo qualcosa di quella benedizione che, da credenti, hanno ricevuto. Questo compito si configura come una vera responsabilità stringente.

Vangelo

Mt 19, 27-28
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Pietro disse al Signore Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele».

Anche i discepoli avevano capito che il loro compito non avrebbe avuto confini. Di fronte all’immensità di questo compito essi non esitano a domandare cosa mai avrebbero potuto avere in cambio. Il Signore, con molta chiarezza e con molta fermezza, ha ricordato che il loro compito sarebbe stato universale: “siederete con me a giudicare le 12 tribù di Israele”. Gesù richiama al discepolo la vastità e la difficoltà del suo compito ma, con queste parole, lascia anche intravedere il sostegno perenne dello Spirito Santo, vera forza del credente, luce per tutti, principio di santità in chi accoglie la sua presenza. Ecco il compito del cristiano. Ecco il compito di tutti coloro che credono. Ciò che vale per l’apostolo in forma del tutto particolare, vale anche per il credente laico di ogni tempo e di ogni luogo. Non c’è nessuno che si possa sottrarre alla responsabilità della testimonianza e alla responsabilità della fede.

Per noi

Credo che tutti dobbiamo fermarci, pensare approfonditamente a quello che abbiamo appena ricevuto da queste Scritture ed anche ricordarci della responsabilità alla quale siamo chiamati. Noi siamo chiamati ad essere di esempio a tutti. La Chiesa nella sua globalità, come ogni singolo battezzato. Dovremmo dire che c’è un diritto di coloro che non credono, o dei non battezzati, o di coloro che non fanno parte della Chiesa a ricevere la luce che proviene dal credente, dal battezzato, da colui che ha accolto il Vangelo come luce per il proprio cammino. Non c’è nessuno che si possa sottrarre a questo compito.

In questo senso noi credenti siamo anche chiamati ad essere profeti di pace. Ecco, allora, il ricordo dell’11 settembre. Al di là delle interpretazioni storiche, al di là delle conseguenze che ne sono scaturite, io credo che il nostro compito sia proprio quello di essere profeti di pace. Per fare questo occorre che noi tutti siamo convinti testimoni della luce che portiamo nel cuore. Se Cristo è in noi, qualsiasi evento della nostra storia, anche quello più drammatico, anche quello che ci fa più preoccupare, anche quello che sconvolge il mondo, diventerà occasione, per noi tutti, di rendere testimonianza. Appello alla conversione e testimonianza di pace. Credo che sia questo il compito che grava su ciascuno di noi. Chiediamo al Signore questa grazia, mentre ricordiamo questo triste anniversario non solo nelle immagini ma come un serio appello di fede.

2021-09-03T11:00:24+02:00