Mercoledì 10 dicembre

Settimana della 4 domenica di avvento – mercoledì 

La spiritualità di questo giorno

Un altro tema fondamentale per la vita di tutti è il senso di appartenenza. Appartenere a qualcuno, ad una famiglia, ad uno stato, ad un popolo, ad una confessione religiosa… è fondamentale per ogni uomo, perché dice tanto di sé. Non appartenere a nessuno non è tanto indice di libertà quanto di disorientamento. Ecco perché riunirei le Scritture di oggi nel titolo: Di chi è la mia vita?”

La Parola di questo giorno

EZECHIELE 18, 1-9
Lettura del profeta Ezechiele

In quei giorni. Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Perché andate ripetendo questo proverbio sulla terra d’Israele: “I padri hanno mangiato uva acerba e i denti dei figli si sono allegati”? Com’è vero che io vivo, oracolo del Signore Dio, voi non ripeterete più questo proverbio in Israele. Ecco, tutte le vite sono mie: la vita del padre e quella del figlio è mia; chi pecca morirà. Se uno è giusto e osserva il diritto e la giustizia, se non mangia sui monti e non alza gli occhi agli idoli della casa d’Israele, se non disonora la moglie del suo prossimo e non si accosta a una donna durante il suo stato d’impurità, se non opprime alcuno, restituisce il pegno al debitore, non commette rapina, divide il pane con l’affamato e copre di vesti chi è nudo, se non presta a usura e non esige interesse, desiste dall’iniquità e pronuncia retto giudizio fra un uomo e un altro, se segue le mie leggi e osserva le mie norme agendo con fedeltà, egli è giusto ed egli vivrà, oracolo del Signore Dio».

SALMO Sal 78 (79)

Ci venga incontro, Signore, la tua misericordia.

Non imputare a noi le colpe dei nostri antenati:
presto ci venga incontro la tua misericordia,
perché siamo così poveri! R

Aiutaci, o Dio, nostra salvezza,
per la gloria del tuo nome;
liberaci e perdona i nostri peccati
a motivo del tuo nome. R

Perché le genti dovrebbero dire:
«Dov’è il loro Dio?».
Giunga fino a te il gemito dei prigionieri;
con la grandezza del tuo braccio
salva i condannati a morte. R

E noi, tuo popolo e gregge del tuo pascolo,
ti renderemo grazie per sempre;
di generazione in generazione narreremo la tua lode. R

PROFETI Os 2, 16-19
Lettura del profeta Osea

Così dice il Signore Dio: «Ecco, io la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. Le renderò le sue vigne e trasformerò la valle di Acor in porta di speranza. Là mi risponderà come nei giorni della sua giovinezza, come quando uscì dal paese d’Egitto. E avverrà, in quel giorno – oracolo del Signore – mi chiamerai: “Marito mio”, e non mi chiamerai più: “Baal, mio padrone”. Le toglierò dalla bocca i nomi dei Baal e non saranno più chiamati per nome».

VANGELO Mt 21, 10-17
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Mentre il Signore Gesù entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaredi Galilea». Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera. Voi invece ne fate un covo di ladri”». Gli si avvicinarono nel tempio ciechi e storpi, ed egli li guarì. Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che aveva fatto e i fanciulli che acclamavano nel tempio: «Osanna al figlio di Davide!», si sdegnarono, e gli dissero: «Non senti quello che dicono costoro?». Gesù rispose loro: «Sì! Non avete mai letto: “Dalla bocca di bambini e di lattanti hai tratto per te una lode”?». Li lasciò, uscì fuori dalla città, verso Betània, e là trascorse la notte.

La Scrittura

Ecco, tutte le vite sono mie…

Trasformerò la valle di Acor in porta di speranza …

Anzitutto il profeta Ezechiele. Il profeta citava un proverbio antico di Israele: “I padri hanno mangiato uva acerba e i denti dei figli si sono allegati”. Come dire: i padri hanno commesso una colpa ma l’esito di questa colpa, l’esito di questa azione non si è riversato su di loro ma sui loro figli. In effetti, per molte cose della vita, potremmo dire che questo proverbio funziona. Del resto i proverbi nascono proprio dalla conoscenza di alcune realtà dell’esistenza che mostrano la verità che in essi si realizza. Per questo, però, molti uomini anche di fede andavano lamentandosi dicendo e sostenendo che le colpe dei padri erano ricadute su di loro. La loro vita, così, sarebbe stata oppressa da pesi insopportabili non scelti. Ecco che nasceva qualche maledizione nei confronti dei padri, per ciò che avevano fatto e per l’eredità pesante con la quale avevano sobbarcato i figli. Il profeta prende posizione contro questa visione. Se il proverbio ritrae la verità per alcune cose della vita, non certo per le cose della fede. Anzi, per quanto attiene alle scelte della libertà, ciascuno è responsabile di sé stesso. Così il profeta mostra il vero volto di Dio. Dio è colui che dona la libertà ad ogni uomo, che chiede che questa libertà venga usata per tornare a Lui, che dona tutti i richiami possibili perché questo avvenga. Se non avviene, la responsabilità non può che essere di chi usa male della propria libertà, trattandola non come un dono ma come un peso, preferendo così dare la colpa agli altri che non assumendosi la propria responsabilità.

Così la visione di Osea. La valle di Acor, che si trova nei pressi di Gerico, è una valle di maledizione, una valle dove muore il peccatore. Bellissima la parola di Osea che dice che, grazie all’azione di Dio, questa valle diventerà valle di speranza. Il che significa che ogni peccatore, anche quello destinato ad essere lontano da Dio, anche quello destinato a perdersi nella valle del pianto, nella valle del peccato, nella valle della sofferenza, non è mai un’anima persa. La misericordia di Dio agisce anche lì. Per ogni peccatore c’è speranza, perché la vita di tutti è dono di Dio e Dio vuole che ogni vita si salvi nel suo nome.

È molto noto, infine, l’episodio del Vangelo che viene riletto insieme alle Scritture profetiche perché è un episodio che si colloca proprio nel loro solco. Anche quella di Gesù è un’azione profetica. Il Signore rovescia i tavoli dei cambiamonete e dei venditori di colombe che sono nel tempio per dire che il tempio è casa di Dio. Il tempio è luogo di orazione. Non deve essere luogo di mercato, non deve essere luogo di contrattazione, non deve essere luogo di perdizione. In questo modo Gesù dice chi è il credente. L’uomo di fede è un peccatore, certamente, ma anche un uomo che desidera tenere aperto il dialogo con Dio, perché riconosce che la sua vita è dono di Dio. Per questo l’identità del credente è quella di un uomo animato dalla speranza. Speranza che non viene meno nemmeno quando la gravità del peccato porta alla considerazione più triste: quella di essere assai lontani da Dio. Non esiste lontananza che non possa essere vinta, secondo la visione del Signore.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Di chi è, dunque, la mia vita? Forse la risposta che ciascuno di noi potrebbe dare di primo acchito è: è mia! Vediamo, peraltro, moltissimi che portano alle estreme conseguenze questa visione. Vediamo tutti vite che si autodeterminano, vite che vengono spese nella decisione personale in tutte le direzioni possibili, compresa quella del fine vita e della morte.

La visione cristiana, senza togliere niente alla bellezza e anche alla responsabilità della libertà personale, ci ricorda, invece, che la vita di ciascuno è di Dio. Intanto perché è un suo dono, poi perché Dio si occupa della vita di ciascuno non volendo che nessuno si perda. Infine perché Dio entra nella vita di ciascuno, anche in quella di chi cammina nelle moderne “valli di Acor”, ovvero tutti i luoghi dove l’uomo si perde, per dare a tutti speranza. È vero che la vita è nostra, è vero anche che la nostra libertà può prendere qualsiasi direzione essa voglia. È vero che potrebbe anche incamminarsi verso la distruzione deliberatamente scelta. È ancora più vero, però, che la nostra vita è dono di Dio, che da Lui viene e a Lui deve tornare, e che Dio ci assiste in ogni passo di questa vita che è sempre una benedizione.

È questione di visione! Ci sono diversi modi di vedere le cose che fanno derivare anche diversi modi di vivere e tutto dipende da quale fede professiamo, da quale Verità ci sentiamo attratti, da quale tesoro vogliamo custodire nella nostra vita. Il cammino di Avvento, che è ormai nella sua fase culmine e che ci sta portando alla solennità del Natale, osa ricordarci che la nostra vita dipende proprio dall’accoglienza che sapremo o non sapremo riservare a quel bambino che riluce dalla grotta di Betlemme. Lasciamo, quindi, che il nostro cuore si appassioni a questa Verità e che, alla luce del Verbo che si incarna, tutti rimaniamo affascinati da quella Parola che ci svela il segreto della nostra identità. Fatti da Dio, noi siamo anche fatti per Dio e il nostro cuore ha bisogno di essere continuamente abitato da quella parola di verità che può permettere alla nostra vita di brillare e di prendere quelle decisioni che mostrano chi realmente siamo. Non interroghiamoci solo sulla identità del Bambino di Betlemme. Interroghiamoci sulla nostra identità. Ne va anche della nostra realizzazione e felicità.

Perchè la Parola dimori in noi

  • Cosa dico di me stesso se mi fermo a riflettere sulla mia identità?
  • Le parole dei profeti che ricevo sono per me, in questo anno giubilare, una porta di speranza?
  • Mi avvio a vivere così il mio rapporto con Dio che è Padre di ogni uomo e quindi anche mio?
2025-12-05T14:16:52+01:00