Settimana della 4 domenica di avvento – giovedì
La spiritualità di questo giorno
Lo stimolo per la vita spirituale che viene dalle Scritture, ci chiede spesso di riflettere sull’impegno cristiano. Oggi chiederei a tutti di riflettere su questo tema: “Vivere da giusti”.
La Parola di questo giorno
EZECHIELE 18, 1. 23-32
Lettura del profeta Ezechiele
In quei giorni. Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Forse che io ho piacere della morte del malvagio – oracolo del Signore – o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva? Ma se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male, imitando tutte le azioni abominevoli che l’empio commette, potrà egli vivere? Tutte le opere giuste da lui fatte saranno dimenticate; a causa della prevaricazione in cui è caduto e del peccato che ha commesso, egli morirà. Voi dite: “Non è retto il modo di agire del Signore”. Ascolta dunque, casa d’Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra? Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso. E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà. Eppure la casa d’Israele va dicendo: “Non è retta la via del Signore”. O casa d’Israele, non sono rette le mie vie o piuttosto non sono rette le vostre? Perciò io giudicherò ognuno di voi secondo la sua condotta, o casa d’Israele. Oracolo del Signore Dio. Convertitevi e desistete da tutte le vostre iniquità, e l’iniquità non sarà più causa della vostra rovina. Liberatevi da tutte le iniquità commesse e formatevi un cuore nuovo e uno spirito nuovo. Perché volete morire, o casa d’Israele? Io non godo della morte di chi muore. Oracolo del Signore Dio. Convertitevi e vivrete».
SALMO Sal 15 (16)
Convertitevi, dice il Signore, e vivrete.
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu,
solo in te è il mio bene». R
Moltiplicano le loro pene
quelli che corrono dietro a un dio straniero.
Io non spanderò le loro libagioni di sangue,
né pronuncerò con le mie labbra i loro nomi.
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita. R
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.
Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra. R
PROFETI Os 2, 20-25
Lettura del profeta Osea
Così dice il Signore Dio: «In quel tempo farò per loro un’alleanza con gli animali selvatici e gli uccelli del cielo e i rettili del suolo; arco e spada e guerra eliminerò dal paese, e li farò riposare tranquilli. Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nell’amore e nella benevolenza, ti farò mia sposa nella fedeltà e tu conoscerai il Signore. E avverrà, in quel giorno – oracolo del Signore – io risponderò al cielo ed esso risponderà alla terra; la terra risponderà al grano, al vino nuovo e all’olio e questi risponderanno a Izreèl. Io li seminerò di nuovo per me nel paese e amerò Non-amata, e a Non-popolo-mio dirò: “Popolo mio”, ed egli mi dirà: “Dio mio”».
VANGELO Mt 21, 18-22
Dal vangelo secondo Matteo
La mattina dopo, mentre rientrava in città, il Signore Gesù ebbe fame. Vedendo un albero di fichi lungo la strada, gli si avvicinò, ma non vi trovò altro che foglie, e gli disse: «Mai più in eterno nasca un frutto da te!». E subito il fico seccò. Vedendo ciò, i discepoli rimasero stupiti e dissero: «Come mai l’albero di fichi è seccato in un istante?». Rispose loro Gesù: «In verità io vi dico: se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che ho fatto a quest’albero, ma, anche se direte a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, ciò avverrà. E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete».
La Scrittura
Forse ho piacere della morte del malvagio?…
Farò per loro un’alleanza…
Mai più nasca un frutto da te…
A stimolare la riflessione è il profeta Ezechiele. Con una domanda retorica Dio chiedeva: “Forse io ho piacere della morte del malvagio?”. Dio ricorda così, attraverso il profeta, che ogni malvagio è chiamato alla conversione. Certo ciascuno verrà giudicato per le sue opere, ci diceva il profeta. Le opere del malvagio non dovrebbero essere eterne. In questo caso è Dio stesso a sperare che questo non accada e a sostenere, in qualsiasi modo, il passo di conversione dei malvagi. Ma il profeta affonda poi la sua riflessione rivolgendosi a tutti gli uomini di fede e chiedendo a tutti cosa succederebbe se i giusti, attratti dal pensiero dei malvagi che sembrano rimanere impuniti, smettessero di fare le proprie opere buone. Ovviamente non solo essi ci perderebbero come singole persone, ma tutti ci perderebbero qualcosa. Ecco perché il profeta sollecita a chiare lettere l’impegno dei giusti per la giustizia. Solo quando ci si sa impegnare per la giustizia si diventa capaci di comprendere quanto grande sia la responsabilità di tutti gli uomini di fede nei confronti di tutto il mondo. Dal comportamento del giusto non dipende solo la sua vita ma anche quella diffusione del bene che, poi, richiama altro bene e che può anche divenire richiamo per l’ingiusto. Una lettura profonda che cerca di mettere un forte richiamo alla responsabilità di tutti i credenti.
Così il profeta Osea ricordava che Dio dona sempre tutti gli stimoli necessari per fare il bene ma anche tutti gli aiuti necessari perché il bene si compia. Dio non si trattiene mai dal voler rinnovare l’alleanza con tutti gli uomini. Anche quando l’alleanza viene volontariamente rotta, anche quando l’alleanza viene volontariamente infranta dagli uomini, Dio non si tira indietro. Ecco perché il profeta osa pensare, nel suo tempo, ad una ristabilita alleanza con Dio, fino a quando questa alleanza con l’uomo non diventi eterna per volontà di Dio stesso. È l’alleanza con Gesù che viene per noi, pensiero che sempre dovrebbe accompagnare i nostri giorni di Avvento. L’uomo non solo deve sentirsi incamminato verso questa alleanza da recuperare sempre, ma dovrebbe darsi da fare attivamente perché questa alleanza non vada mai sciupata.
Così capiamo anche l’azione di Gesù che si colloca pienamente nel seguito delle azioni profetiche, come abbiamo già avuto modo di dire. Il fico sterile che viene seccato è un’immagine per dire cosa capita all’anima che si stanca di fare il bene e di cercare Dio. Dapprima diventa come un albero che ha solo foglie, ma poi secca. Un’anima che non si dà concretamente da fare per il bene, diventa sterile. Un’anima sterile è un’anima che non solo non tende più a Dio, ma nemmeno si preoccupa degli altri. Un’anima sterile fa sprecare una vita. Una visione durissima della realtà della vita e della fede dell’uomo che dice, però, una verità eterna.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Cosa succede quando il giusto si stanca di fare il bene? A me pare che questo sia proprio il nostro tempo. Intanto perché è sempre attivo il commento di chi dice che, siccome agli ingiusti non capita niente di male, anzi, molto spesso, godono la vita molto più dei giusti, allora non vale la pena di impegnarsi per la giustizia. È un modo molto diffuso di pensare che non è certo una novità. È un modo di pensare che ha, da sempre, accompagnato la riflessione degli uomini.
In secondo luogo, a me pare che il nostro tempo sia davvero un tempo in cui il giusto si stanca di fare il bene. Vedo molti che terminano la pratica della fede e che, prima o poi, arrivano a perdere anche quella consuetudine con le cose buone che, precedentemente, avevano saputo fare. Mi pare che il nostro tempo sia il tempo della stanchezza di molti. Il richiamo è per noi. Intanto la stanchezza che riguarda la nostra vita mette la nostra anima in uno stato di isolamento che la taglia fuori dal bene che potrebbe fare. In secondo luogo viene meno la testimonianza di bene che serve anche a chi è già pigro per suo conto o a chi ha perso la fede per riprendere il cammino di ricerca del bene e, magari, anche quello di ricerca di Dio. Insomma, quando manca la testimonianza cristiana, a rimetterci non è mai solo la persona che decide di venire meno alla sua testimonianza, ma sono anche tutti coloro che vivono in comunione o per lo meno in vicinanza con questa persona. Il che ci deve far riflettere, sia come singole persone che come Chiesa. Forse è vero che siamo diventati tutti un po’ come alberi che hanno molte foglie ma che portano pochi frutti. Ed è forse vero che anche la Chiesa stia diventando, o sia già diventata per molti aspetti, un po’ così. Quando si perde lo slancio, quando si perde la tensione verso l’altro, ne risente tutta l’impostazione della vita, propria e di chi abbiamo intorno. La grazia da chiedere oggi è quella di un risveglio della coscienza. Anzitutto perché noi tutti, come singole persone, possiamo cercare di riuscire ad essere più attenti ad una vita interiore che sproni sempre la nostra anima a fare qualcosa. Poi perché dalla nostra testimonianza dipende la stessa vitalità della Chiesa e il cammino di altri. Se noi ci sapremo spronare per non essere come alberi che hanno solo foglie, anche la vita di altri potrà conoscere la stessa occasione. Se noi rimarremo inerti e assomiglieremo davvero ad alberi solo frondosi ma senza frutto, anche la vita di altre persone, un poco anche per la nostra responsabilità, sarà simile. Così come la vita della Chiesa e la sua vivacità. Se noi togliamo noi stessi da un processo di continuo rinnovamento e di continua vitalità interiore, impoveriremo tutta la Chiesa. Se noi presteremo attenzione ad una vitalità personale, in maniera impercettibile collaboreremo alla vitalità di tutta la Chiesa.
Perchè la Parola dimori in noi
- Cosa vuoi fare tu? Vuoi sottrarti all’impegno di rivitalizzare la tua vita o vuoi collaborare alla vitalità di tutta la Chiesa?
- Quale parola di Dio devi trattenere oggi perché il tuo cammino sia vero e profondo?