Giovedì 11 gennaio

Settimana della 1 domenica dopo l’Epifania – giovedì

La spiritualità di questa settimana

Siamo sempre alla ricerca di quella piccola oasi che è la Parola di Dio perché possa rinfrancare il cammino di ciascuno.

La Parola di questo giorno

LETTURA Sir 44, 1. 15-18
Lettura del libro del Siracide

Facciamo ora l’elogio di uomini illustri, dei padri nostri nelle loro generazioni. I popoli parlano della loro sapienza, l’assemblea ne proclama la lode. Enoc piacque al Signore e fu rapito, esempio di conversione per tutte le generazioni. Noè fu trovato perfetto e giusto, al tempo dell’ira fu segno di riconciliazione; per mezzo suo un resto sopravvisse sulla terra, quando ci fu il diluvio. Alleanze eterne furono stabilite con lui, perché con il diluvio non fosse distrutto ogni vivente.

SALMO Sal 111 (112)

Beato l’uomo che teme il Signore.

Beato l’uomo che teme il Signore
e nei suoi precetti trova grande gioia.
Potente sulla terra sarà la sua stirpe,
la discendenza degli uomini retti sarà benedetta. R

Prosperità e ricchezza nella sua casa,
la sua giustizia rimane per sempre.
Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti:
misericordioso, pietoso e giusto. R

Felice l’uomo pietoso che dà in prestito,
amministra i suoi beni con giustizia.
Egli non vacillerà in eterno:
eterno sarà il ricordo del giusto. R

Cattive notizie non avrà da temere,
saldo è il suo cuore, confida nel Signore.
Sicuro è il suo cuore, non teme,
finché non vedrà la rovina dei suoi nemici. R

Egli dona largamente ai poveri,
la sua giustizia rimane per sempre,
la sua fronte s’innalza nella gloria. R

VANGELO Mc 1, 35-45
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Al mattino presto il Signore Gesù si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni. Venne da lui un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Vangelo

Ieri la Parola di Dio ci ha parlato del gusto dell’ordinario, della vita normale che, se illuminata dalla fede, diventa occasione di incontro con Dio. Oggi la medesima Parola ci invita a continuare la meditazione, ricordandoci, però, che gli uomini cercano sempre qualcosa di straordinario. Così è il modo con cui ci si può avvicinare a Gesù e al tema del miracolo. C’è qualcuno che avvicina il Signore con la pretesa di un miracolo. C’è qualcuno che chiede a Dio, con insistenza, un miracolo ed impreca se questo non avviene. C’è qualcuno che fa come questo lebbroso, c’è qualcuno che si accosta con umiltà, con discrezione, con dolcezza, dicendo “se vuoi puoi guarirmi”. Umile fede di chi sa che a Dio nulla è impossibile, ma occorre anche sondare la sua volontà. Quest’uomo, dicendo queste parole, vive il Padre nostro, indica di sapere il significato di quel “sia fatta la tua volontà” che il Signore ancora non ha insegnato. Chiede certo il miracolo, ma, d’altronde, se esso non accadrà quest’uomo si dice pronto a continuare il suo cammino, a continuare la sua ricerca, a continuare il suo approccio alla vita da malato, fino a che il Signore vorrà. Gesù accorda questo miracolo, imponendo però il silenzio e la “normalità” da vivere in quei casi. Una guarigione dalla lebbra non era impossibile. Per questo era stato previsto un preciso rituale di purificazione e di riammissione alla comunità. Gesù chiede all’uomo di eseguirlo, di non pretendere nulla dagli altri, di fare le cose che fanno tutti. Gesù chiede a quest’uomo che ha una vita non normale – un miracolo è una cosa straordinaria – di tornare ai ranghi della normalità. Altri attendono solo segni, altri attendono solo cose spettacolari. Il credente abita la normalità dei giorni e fa della sua normalità un cammino straordinario verso Dio.

Siracide

Così come anche il sapiente antico, il Siracide, ci aiuta a dire che noi “facciamo l’elogio degli uomini illustri”, lodiamo i grandi, lodiamo chi si è distinto, lodiamo chi ha fatto qualcosa di meritorio e inaudito. Anche il sapiente fa così e, già lo sappiamo dagli scorsi anni liturgici, dedica una sezione del suo libro proprio a questo tema. Però egli non perde mai di vista la realtà della fede. Non sono gli uomini illustri a rendere grande un popolo, ma le “anime illustri”, cioè tutti quegli uomini e quelle donne che hanno cercato, nei loro giorni, il senso di una vita illuminata da Dio, la sua presenza nel quotidiano, nelle piccole cose. Certo le grandi cose fatte dalle grandi anime hanno un loro senso, un loro perché. Ma Dio cerca di dare senso alla storia di ciascuno e costruisce il senso dei giorni passando da quelle piccole cose della vita di ciascuno che diventano luce per il mondo, senso per chi le vive ed esempio per chi ne riceve la testimonianza.

Per noi e per il nostro cammino

  • Che normalità viviamo?
  • Che cose straordinarie cerchiamo?

Anche noi, come tutti gli uomini, ci lasciamo catturare dallo straordinario, dal sensazionale, andiamo in cerca di esso sopra ogni cosa. Eppure, ci dicono le Scritture, non sono i grandi eventi a dare il senso alla storia. È la storia delle piccole anime, delle anime fedeli a rendere santa la storia del mondo e a permettere il cammino di chi vuole vivere da figlio di Dio. Così anche noi credenti, che pure facciamo molte esperienze di fede, non dovremmo cercare altro che un ritorno alla normalità segnato dalla presenza di Dio. È il cuore di questo tempo liturgico e dell’insegnamento che esso porta con sé. Quest’oggi chiediamo, allora, questo dono. Chiediamo di essere così profondamente innamorati della normalità della nostra vita da lasciare che, in essa, possa parlare lo Spirito di Dio, che fa cose straordinarie e che rende la nostra esistenza piena di Lui.

Disponiamoci anche noi a fare tutte le tappe di un cammino “normale” per costruire, in esso, la straordinarietà di una storia di fede unica: la nostra!

2024-01-23T03:22:26+01:00