Domenica 11 giugno 2023

2 dopo Pentecoste

Per introdurci

Dopo la celebrazione della Santissima Trinità, il tempo dopo Pentecoste ci fa rileggere la storia della salvezza. Ovviamente dall’inizio. Le scritture di oggi ci riportano alla pagina della creazione dell’uomo. Vorrei che ci introducessimo chiedendoci:

  • Siamo consapevoli della nostra dignità?
  • Siamo consapevoli dello stile di vita del credente in Cristo?

La Parola di Dio 

LETTURA Sir 17, 1-4. 6-11b. 12-14
Lettura del libro del Siracide

Il Signore creò l’uomo dalla terra e ad essa di nuovo lo fece tornare. Egli assegnò loro giorni contati e un tempo definito, dando loro potere su quanto essa contiene. Li rivestì di una forza pari alla sua e a sua immagine li formò. In ogni vivente infuse il timore dell’uomo, perché dominasse sulle bestie e sugli uccelli. Discernimento, lingua, occhi, orecchi e cuore diede loro per pensare. Li riempì di scienza e d’intelligenza e mostrò loro sia il bene che il male. Pose il timore di sé nei loro cuori, per mostrare loro la grandezza delle sue opere, e permise loro di gloriarsi nei secoli delle sue meraviglie. Loderanno il suo santo nome per narrare la grandezza delle sue opere. Pose davanti a loro la scienza e diede loro in eredità la legge della vita. Stabilì con loro un’alleanza eterna e fece loro conoscere i suoi decreti. I loro occhi videro la grandezza della sua gloria, i loro orecchi sentirono la sua voce maestosa. Disse loro: «Guardatevi da ogni ingiustizia!» e a ciascuno ordinò di prendersi cura del prossimo.

SALMO Sal 103 (104)

Benedici il Signore, anima mia!

Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Sei rivestito di maestà e di splendore,
avvolto di luce come di un manto,
tu che distendi i cieli come una tenda,
costruisci sulle acque le tue alte dimore. R

Egli fondò la terra sulle sue basi:
non potrà mai vacillare.
Tu l’hai coperta con l’oceano come una veste;
al di sopra dei monti stavano le acque.
Hai fissato loro un confine da non oltrepassare,
perché non tornino a coprire la terra. R

Tu mandi nelle valli acque sorgive
perché scorrano tra i monti.
Tu fai crescere l’erba per il bestiame
e le piante che l’uomo coltiva
per trarre cibo dalla terra. R

EPISTOLA Rm 1, 22-25. 28-32
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, mentre si dichiaravano sapienti, gli uomini sono diventati stolti e hanno scambiato la gloria del Dio incorruttibile con un’immagine e una figura di uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, tanto da disonorare fra loro i propri corpi, perché hanno scambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno adorato e servito le creature anziché il Creatore, che è benedetto nei secoli. Amen. E poiché non ritennero di dover conoscere Dio adeguatamente, Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata ed essi hanno commesso azioni indegne: sono colmi di ogni ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di lite, di frode, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, arroganti, superbi, presuntuosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E, pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo le commettono, ma anche approvano chi le fa.

VANGELO Mt 5, 2. 43-48
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù si mise a parlare e insegnava alle folle dicendo: «Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Siracide

La rivelazione delle scritture è quasi progressiva. Iniziamo la nostra riflessione dal Siracide. La lettura, anche ad un primo ascolto, appare come una esaltazione della natura umana. Eppure, la prima cosa che il sapiente ci diceva è che la vita di ogni uomo ha un tempo, non è infinita, ha un termine. Credo sia un atteggiamento di profondissima umiltà quello del sapiente. Nel suo sapere, nel suo dire bene di ogni uomo, è compreso però quel senso di finitudine che deve accompagnare la vita di ciascun uomo. A partire da qui, da questo senso di finitudine, la lode per ogni cosa che sa fare l’uomo, per la sua sapienza, per il gusto per la vita che ogni uomo sa esprimere, per tutto ciò che di bene e di bello un uomo sa fare. Una lode maggiore viene espressa poi per l’uomo di fede – il sapiente ha in mente tutti i figli del popolo ebraico – che condividono la natura umana con tutti gli uomini creati, ma hanno avuto in sorte anche la grazia di conoscere il mistero di Dio. L’uomo di fede, che sa da dove viene e sa anche dove è diretta la sua vita, vive in modo diverso, proprio perché non vive solo il tempo presente con tutti i suoi doni, ma guarda anche al tempo della comunione con Dio che è il tempo della verità, della condivisione del suo mistero, della comprensione di tutto quello che, ora, nel momento del tempo, non è possibile comprendere. C’è dunque una differenza sostanziale tra il credente e il non credente: la fede. Tutti sono creati da Dio, tutti sono ben voluti da Dio, ma chi conosce “i decreti di Dio”, come li chiamava il sapiente, ha come una marcia in più per regolarsi nelle cose del tempo in attesa di quel futuro di gloria che è la condivisione della vita in Dio.

Vangelo

Ovviamente questa visione delle cose non genera un privilegio, piuttosto una responsabilità. Lo dice assai chiaramente Gesù nel Vangelo: se si ha fede ma poi si vive come fanno gli altri, a che cosa serve avere fede? Se non c’è un tratto distintivo del credente, a cosa serve credere? Quali sono, dunque, questi tratti distintivi del credente? Il primo è la misericordia. Il credente è misericordioso come il Padre, “che fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni e piovere sui giusti e sugli ingiusti”. Gesù molto spesso si rifà a questa misericordia di Dio che dona a tutti quei beni che sono più che mai necessari all’uomo, anche se non tutti lo comprendono. Propriamente è solo l’uomo di fede che, per esempio, ringrazia Dio per il sole e per la pioggia, poiché per molti altri sono solo cose della natura, cose che capitano.

Il secondo tratto distintivo è l’universalità dell’amore. Gli uomini amano quelli che conoscono, quelli di cui si fidano. Il cristiano, proprio perché è chiamato ad essere come Dio, ama tutti, si fida di tutti, cerca di guardare Dio con quell’occhio di benevolenza universale con il quale il Padre guarda all’umanità. Questo secondo tratto è particolarmente impegnativo e rischia di mandare in crisi ciascuno di noi, perché non siamo pronti per questo, non siamo capaci di fare questo.

Il terzo tratto possiamo chiamarlo così; la differenza cristiana. Gesù dice chiaramente che il cristiano non fa come il pagano. Non perché si ritiene superiore, anzi, la sua umiltà lo spinge a pensare il contrario. Il cristiano non è come il pagano perché il pagano è dimentico di Dio, il cristiano fa ogni cosa per amore e tutto riferisce a Dio, criterio che ci fa andare ancora più in crisi, perché tutti avvertiamo che ci stiamo “paganizzando” un po’ tutti.

Romani

Il vero cuore delle scritture di oggi è, però, la lettera ai Romani. San Paolo condivide tutta quanta la teologia del creato che il Siracide ha professato. È il suo punto di partenza, la sua formazione. Paolo però capisce che tutti gli uomini di fede, sia pagani che ebrei che cristiani, rischiano di far saltare tutto con la loro condotta. Paolo ci ha detto che può capitare a tutti di dimenticare Dio. Quando si dimentica Dio si perde anche il gusto per la vita, il senso del rispetto per gli altri, quel senso di fraternità e di amore che, invece, il credente dovrebbe sempre tenere molto acceso dentro di sé. È così che Dio, di fronte a questo progetto dell’uomo, si ritira, talmente è rispettoso della libertà delle sue creature, e “abbandona ad un’intelligenza depravata” chi dimentica il suo mistero, chi dimentica la lode del suo nome, chi non vive da uomo di fede. I segni di questa depravazione sono “ingiustizia, malvagità, invidia, omicidio, ira, diffamazione, maledizione degli altri, ricerca di ricchezza e di piacere ad ogni costo, arroganza, superbia, presunzione, ingegno nel male, mancanza di lealtà e, soprattutto, mancanza di cuore”. Un elenco preciso, dettagliato di segni, di comportamenti che diventano occasione per dire come vive l’uomo quando si allontana da Dio. Come se non bastasse San Paolo aggiungeva poi che ci sono dei credenti che magari non hanno il coraggio di fare queste cose, “ma approvano chi le fa”. È così che dicono a quale progetto di vita si richiamano, a quale progetto di vita fanno riferimento.

Per il nostro cammino

Non so cosa pensate voi, ma quando ho riletto questo brano di San Paolo, ho pensato: eccoci. Ecco chi siamo, ecco il nostro tempo, ecco a che punto siamo arrivati anche noi credenti. Prendete i fatti di cronaca più recenti. Omicidi che si compiono da ogni parte, dopo una vita tutta tesa solo ad apparire e ad arricchirsi. Una vita tutta passata nell’ingiustizia, nella mancanza di fedeltà, nella mancanza di lealtà. Questo accade dove non c’è Dio. Eppure, la maggior parte di quelli che commettono quei fatti per i quali ci indigniamo, per i quali alziamo barricate, sono, di fatto, dei battezzati. Molti di coloro che commettono queste cose, sono gente che è venuta a catechismo, che ha fatto la prima comunione e la cresima! Eppure, per tutti costoro, c’è stato un tempo in cui hanno cominciato a vivere senza Dio, ovvero si sono trasformati di nuovo in pagani. Poi, da pagani, hanno cercato solo ciò che è visibile, che soddisfa, che paga. Poi, pieni di queste cose, hanno dimenticato il rispetto per la vita che è sacra.

Prendete, se volete passare ad altro capitolo, quello che vedono, sentono i nostri figli e nipoti. Ragazzi giovani che, di fatto, lo abbiamo detto più volte sono anche loro tornati pagani. Hanno conosciuto il Signore, hanno ricevuto i sacramenti ma, poi, se ne sono allontanati. I loro modelli sono altri. Sono gente dal facile guadagno, sono gente che vive di notorietà, sono persone che vivono alla grande. Costi quel che costi. Il riferimento ad ogni principio morale è del tutto superato. La maggior parte dei nostri giovani non conosce nemmeno la morale cristiana. Al più ne ha una infarinatura superficiale e confusa. È così che vivono, è così che si comportano. Al massimo c’è qualche momento passato in chiesa, per lo più senza il rispetto di Dio, come vediamo anche noi nelle nostre celebrazioni quando sono presenti ragazzi e giovani. Senza rispetto perché manca l’ascolto. C’è la presenza, ma manca la lode di Dio.

Se proprio volete potete passare anche ad un altro capitolo, ovvero quello del rispetto dei valori cristiani. Cosa di cui tutti parlano, per la quale esistono diversi pronunciamenti, eppure, poi, in pratica, anche noi, come singoli fedeli, non facciamo riferimento più di tanto a nessuno di essi.

Sono solo esempi, per dire quanto San Paolo ha saputo descrivere ciò che capita quando la vita di fede non è sincera, autentica, profonda. Il richiamo è per noi. Il richiamo è perché noi non ci trasformiamo in pagani. Il richiamo è perché noi tutti sappiamo mettere in atto quello che la scrittura ci ha detto, partendo da quell’ascolto vero, profondo, autentico che mi auguro stiamo facendo della Parola del Signore.

Il richiamo è perché noi incominciamo a pensare alla vita come ad un dono. Dono prezioso ma limitato. Incominciamo a ricordarci più spesso che non dobbiamo vivere all’infinito, che anche noi, come tutti gli uomini, abbiamo una misura di giorni. Più o meno lunga, più o meno intensa, più o meno sana, ma, comunque, limitata. Chiediamo al Signore questa grazia: la grazia di saper sempre tenere presente questa verità, perché è quando abbiamo bene in mente che siamo polvere e che polvere torneremo che possiamo aprirci alla dimensione della rivelazione. È quando ci ricordiamo che la vita è limitata che potremo tutti essere più buoni, più attenti agli altri, rispettosi della vita, generosi nell’accoglienza e così via.

Ricordiamoci chi siamo. Ricordiamoci che il nostro tempo è limitato. Faremo passi sinceri e significativi verso Dio e verso la realizzazione piena della nostra vita.

2023-06-09T10:15:50+02:00