Settimana della 2 domenica dopo Pentecoste – lunedì
La spiritualità di questo giorno
Questa settimana ha un cuore devozionale, che è la festa di Sant’Antonio da Padova, al quale molti sono devotissimi anche per la loro provenienza familiare, e un cuore liturgico che è la solennità del Sacro Cuore che celebreremo venerdì. Viviamo questi giorni di inizio estate con una particolare attenzione alle tradizioni e alle devozioni.
La Parola di questo giorno
LETTURA Es 5, 1-9. 19 – 6, 1
Lettura del libro dell’Esodo
In quei giorni. Mosè e Aronne vennero dal faraone e gli annunciarono: «Così dice il Signore, il Dio d’Israele: “Lascia partire il mio popolo, perché mi celebri una festa nel deserto!”». Il faraone rispose: «Chi è il Signore, perché io debba ascoltare la sua voce e lasciare partire Israele? Non conosco il Signore e non lascerò certo partire Israele!». Ripresero: «Il Dio degli Ebrei ci è venuto incontro. Ci sia dunque concesso di partire per un cammino di tre giorni nel deserto e offrire un sacrificio al Signore, nostro Dio, perché non ci colpisca di peste o di spada!». Il re d’Egitto disse loro: «Mosè e Aronne, perché distogliete il popolo dai suoi lavori? Tornate ai vostri lavori forzati!». Il faraone disse: «Ecco, ora che il popolo è numeroso nel paese, voi vorreste far loro interrompere i lavori forzati?». In quel giorno il faraone diede questi ordini ai sovrintendenti del popolo e agli scribi: «Non darete più la paglia al popolo per fabbricare i mattoni, come facevate prima. Andranno a cercarsi da sé la paglia. Però voi dovete esigere il numero di mattoni che facevano finora, senza ridurlo. Sono fannulloni; per questo protestano: “Vogliamo partire, dobbiamo sacrificare al nostro Dio!”. Pesi dunque la schiavitù su questi uomini e lavorino; non diano retta a parole false!». Gli scribi degli Israeliti si videro in difficoltà, sentendosi dire: «Non diminuirete affatto il numero giornaliero dei mattoni». Usciti dalla presenza del faraone, quando incontrarono Mosè e Aronne che stavano ad aspettarli, dissero loro: «Il Signore guardi a voi e giudichi, perché ci avete resi odiosi agli occhi del faraone e agli occhi dei suoi ministri, mettendo loro in mano la spada per ucciderci!». Allora Mosè si rivolse al Signore e disse: «Signore, perché hai maltrattato questo popolo? Perché dunque mi hai inviato? Da quando sono venuto dal faraone per parlargli in tuo nome, egli ha fatto del male a questo popolo, e tu non hai affatto liberato il tuo popolo!». Il Signore disse a Mosè: «Ora vedrai quello che sto per fare al faraone: con mano potente li lascerà andare, anzi con mano potente li scaccerà dalla sua terra!».
SALMO Sal 113A-113B (114-115)
Trema, o terra, davanti al Signore.
Quando Israele uscì dall’Egitto,
la casa di Giacobbe da un popolo barbaro,
Giuda divenne il suo santuario,
Israele il suo dominio. R
Non a noi, Signore, non a noi,
ma al tuo nome da’ gloria,
per il tuo amore, per la tua fedeltà. R
Perché le genti dovrebbero dire:
«Dov’è il loro Dio?».
Il nostro Dio è nei cieli:
tutto ciò che vuole, egli lo compie. R
Il Signore si ricorda di noi, ci benedice:
benedice la casa d’Israele,
benedice la casa di Aronne.
Benedice quelli che temono il Signore,
i piccoli e i grandi. R
VANGELO Lc 5, 1-6
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, il Signore Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano.
Esodo
Ascoltare la parola del Signore, che è un altro modo per dire “avere fede”, aiuta o no la vita dell’uomo? Se leggiamo il primo brano di oggi, l’Esodo, abbiamo proprio l’impressione che, per come andarono le cose, avere fede non semplifica la vita. Anzi, nel caso concreto di cui leggevamo, la complica! L’intervento di Mosè e Aronne sul Faraone, di fatto, produce proprio un indurimento della condizione già peraltro difficile degli ebrei. Tanto che tutto il popolo dice apertamente a Mosè che i suoi interventi sono sgraditi perché complicano la vita di tutti. Ovviamente questo brano non va letto nella sua puntualità, ma in relazione a tutta la vicenda di Mosè e dell’esodo, che leggeremo nei prossimi giorni, per capire che avere fede aiuta la vita.
Vangelo
Come emerge più direttamente dal Vangelo. Sappiamo bene quanto lavorare la notte possa essere faticoso. Quando si lavora per una soddisfazione, si accetta anche la fatica che si deve sopportare, ma quando il lavoro appare senza esito, quando non si porta a casa nulla, allora si rimane davvero demoralizzati e distrutti. È proprio questa l’esperienza dei discepoli. Gesù li incontra proprio in questo momento di disperazione – non pescare significa non mangiare e non guadagnare – ma anche di fragilità – sono in preda a emozioni e sentimenti negativi -. Eppure è proprio a loro che chiede di fidarsi, di gettare di nuovo le reti. Il che, in concreto, significa altra fatica, significa rimandare il riposo sperato, significa rimandare di poter avere dai propri cari una parola amica, una parola di consolazione per una notte buttata via. È proprio per questa disponibilità che la ricompensa del Signore giunge a restaurare l’animo dei discepoli. L’enorme quantità di pesci presi li ripaga per la fatica del nuovo lavoro, ma anche rende il loro animo più forte, più pronto a nuove sfide, più capace di resistere agli urti della vita.
Il nostro cammino di fede
E noi che esperienza abbiamo in materia? Io sono certo che tutti, almeno qualche volta nella vita, benché gioiosi per la fede che abbiamo ricevuto in dono, abbiamo sperimentato le difficoltà del credere. Sicuramente anche noi qualche volta ci siamo detti che avere fede non paga. Sicuramente abbiamo avuto l’impressione che si fa fatica per niente! È anche l’esperienza di alcuni salmisti che, di fronte agli empi che trionfano, non solo si sono chiesti ma hanno chiesto a Dio, nella loro preghiera, che senso ha credere, che cosa si riceve in cambio per la fatica del credere, che vantaggio si ha ad avere Dio come “amico”. La risposta, per questi oranti, è arrivata proprio dalla preghiera. Così è anche per noi. Quando abbiamo la sensazione che credere non serva, quando abbiamo l’impressione che credere sia solo una fatica, quando ci sembra che avere fede in Dio non paghi, dobbiamo pregare di più, dobbiamo chiedere a Dio la grazia di fare la nostra “pesca miracolosa”, cioè di avere consolazione da quello che riceviamo dalla nostra vita. Il Signore non nega mai la consolazione a chi la chiede. Solo che, a volte, questa preghiera deve essere reiterata, deve essere una preghiera che sa attendere, deve essere una preghiera che, come hanno fatto i salmisti, si rimette con fiducia nelle mani di Dio, accettando anche la sfida che ogni attesa provoca e la fatica che è ad essa connessa. Una vita che ha il dono della fede, un’esistenza che si relaziona a Dio, ha sempre il suo senso. La fede è sempre una ricchezza. Solo bisogna coltivarla. Solo bisogna avere quella pazienza di vedere il risultato anche molto tempo dopo la concreta richiesta fatta a Dio Padre.
Invito alla preghiera
Consiglio a tutti, oggi, mentre guardiamo all’esempio di Sant’Antonio, maestro di preghiera e mentre vogliamo già rivolgerci al Sacro Cuore, di chiedere a Dio il dono della consolazione, il dono della speranza, il dono della pazienza nelle attese e nelle prove. È questa la vera pesca miracolosa che dobbiamo chiedere di fare!
Oggi inizia anche il cammino dell’oratorio estivo. Vi invito ad una preghiera a sostegno dei nostri ragazzi e di tutti coloro che si dedicano a questa fase importantissima della pastorale estiva.