Lunedì 11 luglio

Settimana della 5 domenica dopo Pentecoste – lunedì – San Benedetto

Questa settimana inizia con la festa di San Benedetto, poi ci farà celebrare i santi martiri Nabore e Felice, San Bonaventura e si concluderà con la festa della Madonna del monte Carmelo. Ringraziamo anche questa mattina per il giorno che nasce e la settimana che ci viene donata.

La Parola di Dio per questo giorno

LETTURA Pr 2, 1-9
Lettura del libro dei Proverbi

Figlio mio, se tu accoglierai le mie parole e custodirai in te i miei precetti, tendendo il tuo orecchio alla sapienza, inclinando il tuo cuore alla prudenza, se appunto invocherai l’intelligenza e rivolgerai la tua voce alla prudenza, se la ricercherai come l’argento e per averla scaverai come per i tesori, allora comprenderai il timore del Signore e troverai la conoscenza di Dio, perché il Signore dà la sapienza, dalla sua bocca escono scienza e prudenza. Egli riserva ai giusti il successo, è scudo a coloro che agiscono con rettitudine, vegliando sui sentieri della giustizia e proteggendo le vie dei suoi fedeli. Allora comprenderai l’equità e la giustizia, la rettitudine e tutte le vie del bene.

Oppure
LETTURA AGIOGRAFICA
Vita di san Benedetto, abate

Benedetto nacque a Norcia da nobile famiglia verso l’anno 480, ma compì a Roma i suoi studi. Desiderando di darsi completamente a Dio, si ritirò in una grotta impervia nei dintorni di Subiaco, dove visse nascostamente per tre anni; solo il monaco Romano, che provvedeva al suo sostentamento, n’era a conoscenza. In questo suo cammino ascetico, dovendo affrontare un giorno una violenta tentazione suscitata in lui dal demonio, Benedetto si rotolò fra le spine fino a quando, ormai lacero in tutto il corpo, la concupiscenza della carne fu soffocata in lui dal dolore. Intanto la fama della sua santità si era sparsa e alcuni monaci vollero porsi sotto la sua guida. Non riuscendo peraltro a sopportare i suoi rimproveri, provocati dalla loro condotta disordinata, decisero di liberarsi di lui, avvelenandolo. Il segno della Croce, tracciato da Benedetto sulla coppa prima di bere, la mandò in frantumi. La dolorosa esperienza spinse Benedetto stesso ad abbandonare il monastero e a tornare a vivere in solitudine. Ogni giorno, però, accorrevano a lui molti discepoli, cui diede sante regole di vita e raccolse in tredici comunità di dodici monaci ciascuna. Passò poi a Cassino: qui evangelizzò e istruì nella fede cristiana gli abitanti del luogo, spezzò una statua di Apollo, che ancora si venerava, rovesciò l’altare dei sacrifici e incendiò i boschi sacri. Al loro posto costruì una chiesetta dedicata a san Martino e una cappella in onore di san Giovanni. A Benedetto si deve la stesura della «Regola dei monaci», sublime esempio di discrezione, grandemente lodata da san Gregorio Magno: essa divenne la regola di tutti i monaci d’Occidente. Spinto dalla carità verso Dio e verso il prossimo, Benedetto giunse al termine del suo compito: colmo di letizia e pieno di meriti, già pregustando la beatitudine eterna, sei giorni prima della sua morte ordinò che fosse preparato il suo sepolcro. Assalito dalla febbre, cominciò a essere prostrato dall’arsura e, poiché di giorno in giorno la malattia si aggravava, il sesto giorno si fece trasportare dai discepoli nella chiesa, dove ricevette come viatico il Corpo e il Sangue del Signore. Mentre i discepoli sostenevano il suo corpo ormai privo di forze, Benedetto alzò le mani al cielo ed esalò, pregando, l’ultimo respiro. Era il 21 marzo 547. Nel 1964 papa Paolo VI, considerando la tradizione di fede, di cultura e di vita cristiana derivata dal magistero spirituale di Benedetto, lo ha proclamato patrono d’Europa.

SALMO Sal 33 (34)

Venite, figli, ascoltatemi;
vi insegnerò il timore del Signore.

Chi è l’uomo che desidera la vita
e ama i giorni in cui vedere il bene?
Sta lontano dal male e fa il bene,
cerca e persegui la pace. R

L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia. R

Temete il Signore, suoi santi:
nulla manca a coloro che lo temono.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi;
non sarà condannato chi in lui si rifugia. R

EPISTOLA 2Tm 2, 1-7. 11-13
Seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Tu, figlio mio, attingi forza dalla grazia che è in Cristo Gesù: le cose che hai udito da me davanti a molti testimoni, trasmettile a persone fidate, le quali a loro volta siano in grado di insegnare agli altri. Come un buon soldato di Gesù Cristo, soffri insieme con me. Nessuno, quando presta servizio militare, si lascia prendere dalle faccende della vita comune, se vuol piacere a colui che lo ha arruolato. Anche l’atleta non riceve il premio se non ha lottato secondo le regole. Il contadino, che lavora duramente, dev’essere il primo a raccogliere i frutti della terra. Cerca di capire quello che dico, e il Signore ti aiuterà a comprendere ogni cosa. Questa parola è degna di fede: Se moriamo con lui, con lui anche vivremo; se perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà; se siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso.

VANGELO Gv 15, 1-8
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Un disgusto e un rifiuto

Leggendo la vita di San Benedetto, ci appare subito chiaro che in lui tutto nasce da un disgusto. Egli viveva a Roma, studiava, faceva quel genere di vita che, certamente, potevano permettersi in pochi, pochissimi al suo tempo. Egli vedeva ogni giorno il modo di vivere di tanti suoi coetanei. Lusso, feste, disprezzo per una serie di valori che fortificano l’uomo. Fu questo disgusto che portò Benedetto a distaccarsi da quel genere di vita che aveva condotto fino ad ora. Vedendo a cosa portava lo stile di vita di molti, decise di reagire. Reagì con forza e vigore, non criticando, non insultando gli altri o maledicendo il suo tempo, ma aprendosi al silenzio misterioso della solitudine vissuta con Dio. Fu proprio in quel primo periodo di solitudine, di silenzio, assistito solo dal monaco Romano che gli portava del cibo, che Benedetto imparò a vivere uno stile di vita completamente differente da quello che aveva visto e, forse, in parte anche vissuto a Roma. Silenzio, essenzialità, dominio di sé, disciplina, lettura e meditazione della Sacra Scrittura, dedizione a Dio. Furono questi i cardini che egli seppe trovare per sé stesso. Cardini che altri, poi, attratti dal suo esempio, cercarono di vivere, di apprendere, di imitare. Fu così che nacque quella regola che, in fondo, dice una verità che vale per tutti, al di là della vocazione che si vive. Al disordine sregolato di una vita dissipata, Benedetto oppone la bellezza di una vita regolata, di una vita ordinata, di una vita nella quale alla preghiera e alla dedizione, segue ogni cosa. Non una vita rinunciataria, ma una vita che possiede tutto proprio perché regolata. Una vita nella quale c’è un posto giusto per ogni cosa, una vita nella quale niente è lasciato al caso, una vita che diventa armonia, bellezza, ordine. Una vita che seppe attrarre se il monastero divenne, in breve, la forma di vita alla quale ambivano frotte di giovani che, conquistati dal suo esempio, si spinsero a erigere monasteri in tutta Europa, per dare senso alla propria esistenza.

Il fascino di una vita ordinata

Forse il cuore della regola di San Benedetto è proprio questo: la bellezza, l’attrazione di una vita ordinata, di una vita che sa avere un principio e un fine, una vita che non si disperde in mille rivoli per non ottenere niente. Una vita autentica. Una vita per la quale occorre lasciare quelle sicurezze che tutti cercano per aprirsi a quell’insicurezza di chi lascia tutto per seguire Dio che, poi, è l’unica forma di certezza della vita. Certezza di trovare Colui che si ricerca, certezza di non disperdersi nelle cose del mondo, certezza di conservare sé stessi per vivere alla luce di quella Parola che rimane eterna e che dà senso alle altre cose del mondo. La vita interiore di Benedetto fu sempre lotta. Lotta per la ricerca del bene, lotta per ordinare le passioni, lotta per arginare il male. Una vita che lo sfinì, eppure una vita che diede origine ad una cultura, che è la cultura monastica, che è la cultura occidentale, di cui anche noi siamo figli.

Per noi

Per molti aspetti noi viviamo un tempo simile a quello di Benedetto. I fatti di cronaca che rimbalzano nelle nostre case ci dicono di quel malessere di molti giovani che sfocia nella violenza, che non approda nella ricerca di qualcosa di grande ma si limita a quella devastazione delle cose, delle persone, di sé, che noi conosciamo benissimo, anche perché è ormai molto difficile che non vi sia una casa dove queste realtà non siano presenti.

Se la soluzione fosse proprio quella di Benedetto? Se la soluzione a tutto questo fosse un disgusto che occorre provare per le cose che non danno niente? Se la soluzione fosse, anche nella nostra società, quella che ci deve portare a dire che non c’è altro da cercare se non l’ordine interiore, il gusto per le cose autenticamente vere, una scala di valori che sia davvero occasione per affermare la nostra identità cristiana? Sono molte le persone, gli studiosi, i filosofi e anche i teologi che vedendo la somiglianza del nostro tempo con quello di Benedetto, si augurano di veder sorgere qualcosa del genere per riscattare il nostro tempo. Non saprei dire se questa proposta è veramente la soluzione giusta. Certo è che senza il disgusto per una vita vuota che non porta a nulla e nella quale noi vediamo troppo spesso i nostri giovani inghiottiti, non approderemo a nulla. Senza saper trasmettere il fascino di una vita “regolata” la vita dei più giovani, che spesso sono anche i più fragili, non potrà che essere “sregolata”. Chiediamo a San Benedetto questa grazia, perché l’Europa, che fu centro di luce, di ricerca, di studio, di benessere, riprenda quella vocazione che le appartiene e nella quale ha già dato molto. Il Signore ci doni di gustare, oggi, queste verità, perché, assimilandole per noi stessi, sappiamo, poi, donarle ad altri.

2022-07-08T08:35:16+02:00