Venerdì 11 settembre

Settimana della 2 domenica dopo il martirio – Venerdì

Vangelo

Lc 17, 22-25
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».

La sapienza di Dio rivela anche come attendere il ritorno del Signore e la fine dei propri giorni. In una società e in una chiesa che realmente attendeva il ritorno del Signore, trovano senso le parole che abbiamo letto nel Vangelo di oggi. Parole che dicono che, in fondo, c’è da sempre una curiosità per il giorno del giudizio, per la fine del tempo. È comune a tutte le culture e a tutte le fedi cercare di intuire quel giorno. Gesù, con moltissima chiarezza, dice che solo Dio Padre conosce e custodisce quel giorno, e che esso arriverà improvviso sull’uomo, come un fulmine, come una folgore, come qualcosa di assolutamente inatteso e inaspettato. Ciò che conta non è lo spirito di curiosità, con il quale cercare di tirare ad indovinare. Piuttosto conta l’attesa di quel giorno con lo spirito di chi sopporta ogni cosa per amore del Signore.

1 Petri

1Pt 4, 12-19
Lettura della prima lettera di san Pietro apostolo

Carissimi, non meravigliatevi della persecuzione che, come un incendio, è scoppiata in mezzo a voi per mettervi alla prova, come se vi accadesse qualcosa di strano. Ma, nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare. Beati voi, se venite insultati per il nome di Cristo, perché lo Spirito della gloria, che è Spirito di Dio, riposa su di voi. Nessuno di voi abbia a soffrire come omicida o ladro o malfattore o delatore. Ma se uno soffre come cristiano, non ne arrossisca; per questo nome, anzi, dia gloria a Dio. È questo il momento in cui ha inizio il giudizio a partire dalla casa di Dio; e se incomincia da noi, quale sarà la fine di quelli che non obbediscono al vangelo di Dio? E se il giusto a stento si salverà, che ne sarà dell’empio e del peccatore? Perciò anche quelli che soffrono secondo il volere di Dio, consegnino la loro vita al Creatore fedele, compiendo il bene.

La riflessione su questo tratto della fede si fa molto più forte e molto più ampia nella lettera di Pietro. San Pietro è alle prese con una comunità cristiana che da più parti viene perseguitata. Sa bene che molti sono coloro che muoiono ingiustamente e vittima della persecuzione. Sono tutti coloro che si rivolgono anche a lui con la più classica delle domande: perché? Perché questa sofferenza, perché è necessario attendere così il ritorno del Signore, perchè bisogna sopportare tutto questo? La risposta di San Pietro attinge proprio alla sapienza della fede e forma quella sapienza cristiana che anche altri autori del nuovo testamento hanno messo bene in luce. Il cristiano, che non ha paura di morire testimoniando il nome di Cristo, non continua a domandarsi il perché delle cose, che è introvabile. Piuttosto vive con fedeltà i suoi giorni e, se capita, testimonia anche con la sua vita quale speranza lo animi e quale attesa colmi i suoi giorni, rendendo così anche sopportabile qualsiasi sofferenza, per amore del nome di Gesù. Offerta della vita che trova senso in quel senso pieno di attesa del ritorno del Signore che animava quella comunità cristiana. Non ha senso soffrire e basta. Ha senso la sofferenza che diventa strumento di comunione con Dio e attesa della rivelazione piena del suo regno. San Pietro diceva agli altri queste parole ma si disponeva a viverle in prima persona. Anche lui, infatti, è rimasto vittima di quella persecuzione di odio che ha unito insieme il suo martirio con quello di San Paolo, altro autore di quelle lettere nelle quali è contenuta la medesima sapienza: un invito alla sopportazione e all’offerta di tutto nel nome del Signore.

Per noi

Credo che a noi risuonino molto vicine le parole del Vangelo, ma assai poco quelle di San Pietro. Nel mondo di oggi c’è viva curiosità per sapere come sarà la fine e si sprecano teorie, profezie, indagini… tutte cose che lasciano il tempo che trovano e che, comunque, non saranno mai la verità! Forse il richiamo che viene a tutti è proprio quello di abbandonare questo spirito di curiosità per attingere a quella sapienza di fede nella quale anche a noi è chiesto di saper riferire a Dio ogni cosa e nella quale è chiesto di imparare a fare di ogni cosa un dono prezioso a Dio. Credo che sia questo il tratto sapiente della fede che dobbiamo vivere in comunione con tutta la Chiesa.

Chiediamo a Maria, che abbiamo già ricordato nella sua natività e che ricorderemo anche domani nella festa del suo nome Santo, quella forza di fede che serve per passare dall’atteggiamento della curiosità a quello della sapienza. Chiediamo alla sua potente intercessione di poter ottenere il dono di saper attendere la manifestazione del Signore. Chiediamo a lei di esserci vicino per saper vivere con fede i nostri giorni nell’attesa della venuta del Signore.

    • Attendo il ritorno del Signore o sono solo curioso delle cose che riguardano la fine?
    • Vivo con fede i miei giorni o sono come coloro che non trovano mai un centro per far crescere e maturare la loro vita?
2020-09-04T16:07:07+02:00