Giovedì 19 marzo

Settimana della terza domenica di Quaresima – giovedì – Solennità di San Giuseppe

Vangelo

Mt 2, 19-23
✠ Lettura del vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

La riflessione si oggi prende spunto anche dalla solennità che stiamo celebrando: la festa di San Giuseppe. È davvero provvidenziale che questa festa venga celebrata nella settimana nella quale stiamo riflettendo sull’articolo del credo dedicato alla Chiesa: San Giuseppe è, infatti, il patrono universale della Santa Chiesa.

Giuseppe è patrono della Santa Chiesa perché si prende cura di Gesù. È questa la prima riflessione che ci viene offerta dal Vangelo. Giuseppe, l’uomo dei sogni, l’uomo che non parla mai, agisce con la semplicità di cuore che lo contraddistingue. Tutta la vita di Giuseppe, così come ci viene presentata dal Vangelo, è stata un unico prendersi cura della santa famiglia. Un prendersi cura fatto di molte cose: dalla preoccupazione per le cose più materiali all’essere il maestro di religione di Gesù, colui che lo ha preparato per il “bar mitzpà”. Giuseppe ci insegna che c’è un modo di prendersi cura degli altri che nasce dall’amore. L’amore che Giuseppe ha provato per la santa famiglia è anche l’amore che egli prova per la chiesa voluta ed amata da suo Figlio. Ecco perché Giuseppe è colui al quale ci possiamo rivolgere con tutte le intenzioni di preghiera che sono al centro della riflessione e della preoccupazione della nostra chiesa.

Giuseppe è il patrono della Santa Chiesa con la sua preghiera. Giuseppe ci viene presentato, poi, come l’uomo dei sogni. L’uomo che ha una preghiera così forte, così intensa, così pura, da sognare, addirittura la presenza di Dio che indica ciò che deve essere fatto. Giuseppe ha avuto questo dono particolare e, per questo, con la sua preghiera, sostiene il cammino della chiesa di oggi. Tutti conosciamo la devozione del Papa per San Giuseppe dormiente. Il Papa ci ricorda che possiamo affidare a Giuseppe, l’uomo che dormendo vede gli angeli, le preghiere che ci stanno più a cuore. Stiamo certo che non mancherà la sua intercessione e la sua vicinanza. Vi propongo anche di pregare con la preghiera dedicata al santo. La sua intercessione non verrà mai meno per noi e per la nostra chiesa.

Siracide

44, 23g – 45, 2a. 3d-5d
Lettura del libro del Siracide

Il Signore Dio da Giacobbe fece sorgere un uomo mite, che incontrò favore agli occhi di tutti, amato da Dio e dagli uomini, il cui ricordo è in benedizione. Gli diede gloria pari a quella dei santi e gli mostrò parte della sua gloria. Lo santificò nella fedeltà e nella mitezza, lo scelse fra tutti gli uomini. Gli fece udire la sua voce, lo fece entrare nella nube oscura e gli diede faccia a faccia i comandamenti, legge di vita e d’intelligenza.

Il Siracide, di per sé, esalta non la figura di Giuseppe il padre di Gesù, ma l’altro Giuseppe, il patriarca della Genesi. Conosciamo bene la storia di quest’uomo che, venduto dai fratelli, diventa poi grande in Egitto e diviene colui che sosterrà questa terra in un momento di particolare bisogno come pure, nella medesima carestia, accoglierà anche quei fratelli che lo avevano venduto, riconoscendo che Dio si era servito anche di quell’opera malefica per trarne un bene. Così è anche Giuseppe il padre di Cristo, che pensa sempre il bene per la sua sposa, per quel figlio che aveva ricevuto in dono. Noi potremmo però anche dire, senza sbagliare, che come Giuseppe pensa alla santa famiglia, così pensa anche alla Chiesa. Giuseppe ci invita a confidare nella provvidenza, alla quale egli si è sempre consegnato. Forse noi non abbiamo molta fede nella provvidenza e crediamo di dover tenere tutto nelle nostre mani. Ben venga la figura di Giuseppe che ci invita, invece, a confidare in Dio sopra ogni cosa.

Ebrei

11, 1-2. 7-9. 13a-c. 39 – 12, 2b

Lettera agli Ebrei

Fratelli, la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio. Per fede, Noè, avvertito di cose che ancora non si vedevano, preso da sacro timore, costruì un’arca per la salvezza della sua famiglia; e per questa fede condannò il mondo e ricevette in eredità la giustizia secondo la fede. Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava. Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Nella fede morirono tutti costoro, senza aver ottenuto i beni promessi, ma li videro e li salutarono solo da lontano. Tutti costoro, pur essendo stati approvati a causa della loro fede, non ottennero ciò che era stato loro promesso: Dio infatti per noi aveva predisposto qualcosa di meglio, affinché essi non ottenessero la perfezione senza di noi. Anche noi dunque, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento.

Anche la riflessione della lettera agli Ebrei non riguarda Giuseppe il padre di Gesù, ma tutti i primi patriarchi, i quali camminarono nella fede senza vedere i beni eterni loro promessi. Questo è vero però anche per Giuseppe il padre di Gesù. Anch’Egli si è addormentato nel sonno dei giusti, come vuole la tradizione, sperando nella vita eterna promessa ad ogni uomo di buona volontà, dopo aver visto crescere quel figlio che gli era stato promesso ma senza aver preso parte del suo ministero. Giuseppe si è addormentato nella fede di ereditare la vita eterna per aver servito Dio. Come sarebbe bello se anche noi potessimo vivere questa realtà! Come sarebbe bello se anche noi potessimo chiudere gli occhi all’esistenza terrena dopo aver sperato nelle promesse di Cristo!

In preghiera

San Giuseppe, patrono della santa Chiesa, patrono del lavoro, padre di Gesù, sposo della beata Vergine Maria, patrono della buona morte! Aiuta tutti noi che ti veneriamo e che preghiamo per tua intercessione ad essere anime che desiderano ereditare le promesse di Tuo Figlio. Dona anche a noi quella forza di fede che nasce dall’amore per Dio e attiraci, un giorno, in quel regno dove tu risplendi già come esempio e modello. Attiraci al Regno del Figlio tuo dove tutti noi potremo onorare la tua gloria.

Esame di coscienza

  • Ho fede in San Giuseppe e lo prego?
  • Quale preghiera potrei affidare oggi a San Giuseppe?
  • Prego per la grazia di una buona morte?
  • Cosa potrei chiedere a San Giuseppe per la mia chiesa?
2020-03-14T12:08:48+02:00