giovedì 12 marzo

Settimana della terza domenica di Quaresima – giovedì

Introduzione

Oggi è l’ultimo giorno in cui leggiamo una pagina del ciclo di Abramo. Una pagina densa e forte, dal momento che leggiamo della sua morte.

La Parola di Dio 

GENESI 25, 5-6. 8-11
Lettura del libro della Genesi

In quei giorni. Abramo diede tutti i suoi beni a Isacco. Invece ai figli delle concubine, che aveva avuto, Abramo fece doni e, mentre era ancora in vita, li licenziò, mandandoli lontano da Isacco suo figlio, verso il levante, nella regione orientale. Poi Abramo spirò e morì in felice canizie, vecchio e sazio di giorni, e si riunì ai suoi antenati. Lo seppellirono i suoi figli, Isacco e Ismaele, nella caverna di Macpela, nel campo di Efron, figlio di Socar, l’Ittita, di fronte a Mamre. È appunto il campo che Abramo aveva comprato dagli Ittiti: ivi furono sepolti Abramo e sua moglie Sara. Dopo la morte di Abramo, Dio benedisse il figlio di lui Isacco e Isacco abitò presso il pozzo di Lacai-Roì.

SALMO Sal 118 (119), 81-88

Mostrami, Signore, la luce del tuo volto.

Mi consumo nell’attesa della tua salvezza,
spero nella tua parola.
Si consumano i miei occhi per la tua promessa,
dicendo: «Quando mi darai conforto?». R

Io sono come un otre esposto al fumo,
non dimentico i tuoi decreti.
Quanti saranno i giorni del tuo servo?
Quando terrai il giudizio contro i miei persecutori? R

Mi hanno scavato fosse gli orgogliosi,
che non seguono la tua legge.
Fedeli sono tutti i tuoi comandi.
A torto mi perseguitano: vieni in mio aiuto! R

Per poco non mi hanno fatto sparire dalla terra,
ma io non ho abbandonato i tuoi precetti.
Secondo il tuo amore fammi vivere
e osserverò l’insegnamento della tua bocca. R

PROVERBI 12, 17-22
Lettura del libro dei Proverbi

Figlio mio, chi dice la verità proclama la giustizia, chi testimonia il falso favorisce l’inganno. C’è chi chiacchierando è come una spada tagliente, ma la lingua dei saggi risana. Il labbro veritiero resta saldo per sempre, quello bugiardo per un istante solo. L’inganno è nel cuore di chi trama il male, la gioia invece è di chi promuove la pace. Al giusto non può accadere alcun male, i malvagi invece sono pieni di guai. Le labbra bugiarde sono un obbrobrio per il Signore: egli si compiace di chiunque fa la verità.

VANGELO Mt 6, 25-34
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

La Parola di Dio

Abramo spirò e morì vecchio e sazio di giorni…

Al giusto non può accadere alcun male…

Chi di voi può allungare, anche di poco, la sua vita?…

Anche Abramo ha dovuto, come ogni uomo, affrontare il peso dei giorni e, potremmo dire, relazionarsi con la sua morte, dal momento che tutti siamo chiamati a relazionarci con essa, prima o poi. Come si relaziona Abramo alla morte?

Anzitutto prendendo consapevolezza che il suo giorno sta arrivando. Lo testimonia molto bene che, con vero senso pratico, Abramo cerca di “mettere a posto le cose” come abbiamo sentito. Egli convoca tutti i figli avuti anche dalle sue schiave e concubine e licenzia tutti, per lasciare nel ruolo, non tanto e non solo di erede, ma soprattutto di capotribù, il figlio Isacco.

In secondo luogo chiedendo di essere sepolto con la donna che ha amato, Sara, nel campo che Abramo ha comprato proprio per la sepoltura di lei. È l’unico pezzettino, piccolissimo, di Terra Santa che Abramo possiede alla sua morte. Un pezzetto piccolo ma significativo, se è vero che Abramo chiede di occuparlo almeno da morto.

Infine Abramo si congeda da questa vita vecchio e sazio di giorni, ovvero felice di quello che ha saputo fare, contento di quello che ha realizzato, in pace con tutti. Così come Abramo è vissuto, così spira. Abramo è vissuto in compagnia di Dio e, quindi, muore in compagnia dell’Altissimo. Abramo è vissuto in compagnia del Signore e muore con Lui, sorretto dalla sua presenza, sicuro di quella promessa che lo ha condotto nella vita e che non lo lascia nemmeno nella morte. Abramo ha vissuto da amico di Dio e affronta la morte convinto che il Signore sarà con lui anche in quel momento.

Infine è molto bello che, attorno alla tomba di Abramo ci siano sia Isacco che Ismaele, i due figli più amati e quelli attraverso i quali si realizza la promessa della discendenza senza numero e senza fine. Essi sono entrambi presenti al momento della sepoltura, non solo come si conviene che sia, ma come fratelli che, pur nelle diversità e differenze sanno riconoscere la benedizione della loro unica origine. Più volte abbiamo incrociato le loro storie. Ora eccoli insieme, come uomini ormai adulti, che sanno vivere come il padre Abramo ha loro insegnato. Una presenza di bene, una presenza feconda, una presenza di riferimento per le loro rispettive tribù.

Nel Vangelo abbiamo letto che nessuno, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita. Abramo accetta questa legge che vale per ogni uomo e non si affanna. Sa che tutto il tempo della sua vita è stato nelle mani di Dio ed è per questo che ora, nel momento della morte, se ne va assolutamente tranquillo, sicuro di quello che ha fatto, desideroso solo di stare per sempre con il suo Dio. Abramo è un uomo che vive la parola del Vangelo che Gesù pronuncia, secoli e secoli prima che venisse pronunciata.

Così come Abramo è l’uomo il cui ritratto emerge bene dal libro dei Proverbi. Ad Abramo, uomo di fede, non è davvero accaduto alcun male, perché il Signore lo ha sostenuto, passo dopo passo, giorno dopo giorno, anno dopo anno. Abramo si congeda così dalla vita, vecchio, sereno, sazio di giorni.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Quaresima è, anche per noi, tempo utile per pensare alla morte e per relazionarci alla morte. Anzi, è tempo nel quale mettere davvero tutto quello che è la nostra vita nelle mani di Dio e lasciare che sia Lui, con il suo mistero, ad illuminarla. Forse potremmo chiederci, anzitutto, se pensiamo mai alla morte. Può essere, ma potrebbe anche essere che, come figli del tempo presente, cerchiamo di esorcizzare la morte al punto tale da non domandarci mai nulla sul morire dell’uomo in senso generale e sul nostro morire in senso particolare.

Le domande che, oggi, la gente si fa sulla morte sono tutte molto pratiche e sono tutte dirette ad evitare, in tutti i modi, la sofferenza prima della morte e quel senso di decadimento che la precede. Non possiamo fare molto per evitare il decadimento, va accettato. Come Abramo ha accettato il suo decadimento ed ha fatto di questo suo tempo un tempo utile per prepararsi alla morte. Credo che oggi sia proprio questo ciò che manca: la preparazione alla morte. Prepararsi vuol dire fare come Abramo, cioè vivere nel desiderio di mettere a posto le cose. Mettere a posto ciò che si lascia – questa è la cosa più facile – ma anche mettere a posto le cose che sono sfuggite, le relazioni che non sono andate per il verso giusto, gli affetti che devono tutti avere un loro ordine. Abramo ha fatto questo, ha approfittato della sua condizione di morente per fare questo. Credo che anche a noi sia dato un tempo nel quale vivere questo genere di preparazione alla morte. Piuttosto tutti dovremmo crescere nel convincimento interiore che la morte richiede una preparazione e che tocca a noi vivere questa preparazione al meglio che possiamo. Non è un atteggiamento cristiano il rimandare il più possibile il pensiero, lasciando che, poi, la morte ci piombi addosso senza che noi ci siamo preparati!

Parlando poi di affetti che si devono ricomporre e giungere alla loro perfezione e verità, possiamo anche fare in modo che, sperimentando la morte di altri, possiamo procedere in questa direzione. Forse anche noi abbiamo lasciato che un nostro caro morisse senza vedere le cose rimesse nel loro ordine. Forse abbiamo lasciato anche noi che un nostro caro se ne andasse senza essersi pienamente riconciliato con le persone, con le cose, con gli eventi… Per quanto sta a noi, cerchiamo di favorire questa dinamica. Cerchiamo di permettere a tutti di incamminarsi verso questa direzione, senza la quale non si può morire nella pace, sazi di giorni, carichi di bene. Approfittiamo della Quaresima per intervenire dove possiamo. Magari c’è ancora qualcuno o qualche situazione che aspettano un nostro intervento di maturità e di pace!

Perchè la Parola dimori in noi

  • Che visione ho io della morte?
  • Come mi preparo a morire?
  • Cosa faccio perché altri si preparino?
2026-03-06T14:21:02+01:00