venerdì 13 marzo

Settimana della terza domenica di Quaresima – venerdì

Introduzione

Anche questa settimana riprendiamo queste intense Scritture, che già abbiamo commentato altri anni, nella loro singolarità da un punto di vista sintetico e unitario.

La Parola di Dio 

I LETTURA
Le celebrazioni per la Pasqua e per i giorni della settimana degli Azzimi.
 
Lettura del libro dei Numeri
28, 1. 3a. 16-25
In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè e disse: «Dirai loro: Il primo mese, il giorno quattordici del mese, sarà la Pasqua del Signore. Il giorno quindici di quel mese sarà giorno di festa. Per sette giorni si mangerà pane azzimo. Il primo giorno si terrà una riunione sacra; non farete alcun lavoro servile. Offrirete in sacrificio consumato dal fuoco un olocausto al Signore: due giovenchi, un ariete e sette agnelli dell’anno senza difetti. La loro oblazione sarà fior di farina impastata con olio: ne offrirete tre decimi per giovenco e due per l’ariete, ne offrirai un decimo per volta per ciascuno dei sette agnelli e offrirai un capro come sacrificio per il peccato, per compiere il rito espiatorio su di voi. Offrirete questi sacrifici oltre l’olocausto della mattina, che è un olocausto perenne. Li offrirete ogni giorno, per sette giorni; è un alimento consumato dal fuoco, un sacrificio di profumo gradito al Signore. Lo si offrirà oltre l’olocausto perenne con la sua libagione. Il settimo giorno terrete una riunione sacra; non farete alcun lavoro servile».   PdD

SALMELLO
Cfr. Sal 67 (68), 8-9. 21. 29. 25-27a. 33b. 35a-b
Dio, quando uscivi davanti al tuo popolo,
quando camminavi per il deserto,
la terra tremò, stillarono i cieli davanti al Dio del Sinai,
davanti a Dio, il Dio d’Israele.
Il nostro Dio è un Dio che salva;
il Signore Dio libera dalla morte.
Dispiega, Dio, la tua potenza;
conferma, Dio, quanto hai fatto per noi.
VAppare il tuo corteo, Dio,
il corteo del mio Dio, del mio re, nel santuario.
Precedono i cantori, seguono ultimi i citaredi,
in mezzo le fanciulle che battono cembali.
Benedite Dio nelle vostre assemblee,
cantate inni al Signore,
riconoscete a Dio la sua potenza,
la sua maestà su Israele.
Dispiega, Dio, la tua potenza;
conferma, Dio, quanto hai fatto per noi.

ORAZIONE
Donaci, o Dio misericordioso, di accogliere questi santi giorni di quaresima con disponibilità di figli e di prepararci alla grazia pasquale con opere di amore. Per Cristo nostro Signore.

II LETTURA
La celebrazione pasquale dei reduci dall’esilio.
 
Lettura del libro di Esdra
6, 19-22
In quei giorni. I rimpatriati celebrarono la Pasqua il quattordici del primo mese. Infatti i sacerdoti e i leviti si erano purificati tutti insieme, come un sol uomo: tutti erano puri. Così immolarono la Pasqua per tutti i rimpatriati, per i loro fratelli sacerdoti e per se stessi. Ne mangiarono gli Israeliti che erano tornati dall’esilio e quanti si erano separati dalla contaminazione del popolo del paese, unendosi a loro per cercare il Signore, Dio d’Israele. Celebrarono con gioia la festa degli Azzimi per sette giorni, poiché il Signore li aveva colmati di gioia, avendo piegato a loro favore il cuore del re d’Assiria, per rafforzare le loro mani nel lavoro per il tempio di Dio, il Dio d’Israele.   PdD

SALMELLO
Cfr. Sal 146 (147), 2-3. 11. 1. 7. 4-5
Il Signore ricostruisce Gerusalemme,
raduna i dispersi d’Israele.
Risana i cuori affranti e fascia le loro ferite.
Il Signore si compiace di chi lo teme,
di chi spera nella sua grazia.
È bello cantare al nostro Dio,
dolce è lodarlo come a lui conviene.
VCantate al Signore un canto di grazie,
intonate sulla cetra inni al nostro Dio.
Egli conta il numero delle stelle
e chiama ciascuna per nome.
Grande è il Signore onnipotente,
la sua sapienza non ha confini.
È bello cantare al nostro Dio,
dolce è lodarlo come a lui conviene.

ORAZIONE
La tua Chiesa, o Padre onnipotente, avvicinandosi le feste pasquali, ottenga da te la piena remissione delle colpe; e coloro che nel battesimo hanno avuto la sorte di diventare tuoi figli, fa’ che più non ritornino prigionieri della vecchia condizione di peccato. Per Cristo nostro Signore.

III LETTURA
La vittima perfetta.

Lettura del libro del Levitico
22, 17-21
In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne, ai suoi figli, a tutti gli Israeliti dicendo loro: “Chiunque della casa d’Israele o dei forestieri dimoranti in Israele presenterà la sua offerta, per qualsiasi voto o dono spontaneo, da presentare come olocausto in onore del Signore, per essere gradito, dovrà offrire un maschio, senza difetto, di bovini, di pecore o di capre. Non offrirete nulla con qualche difetto, perché non sarebbe gradito. Se qualcuno presenterà al Signore, in sacrificio di comunione, un bovino o un ovino, sia per adempiere un voto sia come offerta spontanea, la vittima, perché sia gradita, dovrà essere perfetta e non avere alcun difetto”».   PdD

SALMELLO
Cfr. Eb 9, 26b-c. 24
Una sola volta, Cristo, alla pienezza dei tempi,
è apparso per
annullare il peccato
mediante il sacrificio di se stesso.
VEgli infatti non è entrato in un santuario
fatto da mani d’uomo,
figura di quello vero,
ma nel cielo stesso,
per comparire al cospetto di Dio in nostro favore e
annullare il peccato
mediante il sacrificio di se stesso.

ORAZIONE
Al Cristo che ti ha obbedito fino alla morte hai dato, o Padre, il nome che è l’unica nostra speranza di salvezza; guarda alla eccelsa dignità del nostro Mediatore, perdona le nostre colpe e preparaci l’eredità eterna con lui, che vive e regna nei secoli dei secoli.

IV LETTURA
Il servo del Signore, destinato a portare la salvezza a tutta la terra.
 
Lettura del profeta Isaia
49, 1-7
Ascoltatemi, o isole, / udite attentamente, nazioni lontane; / il Signore dal seno materno mi ha chiamato, / fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome. / Ha reso la mia bocca come spada affilata, / mi ha nascosto all’ombra della sua mano, / mi ha reso freccia appuntita, / mi ha riposto nella sua faretra. / Mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele, / sul quale manifesterò la mia gloria». / Io ho risposto: «Invano ho faticato, / per nulla e invano ho consumato le mie forze. / Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore, / la mia ricompensa presso il mio Dio». / Ora ha parlato il Signore, / che mi ha plasmato suo servo dal seno materno / per ricondurre a lui Giacobbe / e a lui riunire Israele / – poiché ero stato onorato dal Signore / e Dio era stato la mia forza – / e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo / per restaurare le tribù di Giacobbe / e ricondurre i superstiti d’Israele. / Io ti renderò luce delle nazioni, / perché porti la mia salvezza / fino all’estremità della terra». / Così dice il Signore, / il redentore d’Israele, il suo Santo, / a colui che è disprezzato, rifiutato dalle nazioni, / schiavo dei potenti: / «I re vedranno e si alzeranno in piedi, / i prìncipi si prostreranno, / a causa del Signore che è fedele, / del Santo d’Israele che ti ha scelto».   PdD

SALMELLO
Cfr. Sal 21 (22), 23-24. 28-29. 31b. 32b-c
Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.
Lodate il Signore, voi che lo temete,
gli dia gloria la stirpe di Giacobbe,
lo tema tutta la stirpe d’Israele.
VRicorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra,
si prostreranno davanti a lui tutte le famiglie dei popoli.
Poiché il Regno è del Signore,
egli domina su tutte le nazioni.
Si parlerà del Signore alla generazione che viene,
al popolo che nascerà diranno:
«Ecco l’opera del Signore!»,
lo tema tutta la stirpe d’Israele.

ORAZIONE
O Gesù, misericordioso salvatore, che dal mistero eterno del Padre venisti in terra a cercare chi era perduto ed effondesti il tuo sangue prezioso per cancellare le nostre colpe, ti chiediamo con umile voce di chiamarci nell’ultimo giudizio a far parte dei tuoi eletti, vicino a te, che vivi e regni nei secoli dei secoli.

Terminate le letture vigiliari, con i rispettivi Salmelli e le Orazioni, e prima dell’avvio della salmodia, è opportuno rivolgere al popolo un’esortazione, che ne sostenga il cammino di preparazione alla celebrazione della Pasqua.

La Parola di Dio

Faticare per gioire.

Come già precisavo anche nelle altre sere, le Scritture del Vespero sono un poco lontane da noi. Insistendo molto sulla Pasqua mosaica, sulla Pasqua ebraica, rischiano di essere percepite come qualcosa che a noi dice poco e che, soprattutto, interessa poco! Non c’è un richiamo liturgico al quale noi possiamo ancorare questi testi! Noi celebriamo la Pasqua dei cristiani che è anche il superamento della Pasqua mosaica. Non dovremmo cavarcela così facilmente! Sostare su questi testi sacri è sempre davvero molto utile e molto salutare, anche perché essi hanno davvero molto da dire alla nostra vita, alla nostra coscienza, al nostro modo di essere. Insisterei, in questo terzo venerdì di Quaresima, sul concetto di fatica e sul concetto di gioia.

Tutte le Scritture che abbiamo ascoltato, in qualche modo, ci hanno detto che la Pasqua ebraica comportava una fatica. La fatica del celebrare, la fatica del trovare la vittima giusta per il sacrificio, la fatica dello stare senza pane lievitato e del mangiare solo pane azzimo, la fatica stessa del ripetere, volta dopo volta, un rito che doveva mettere in comunione con i riti antichi.

Questa fatica è, però, ricompensata dalla gioia. La gioia del credente che si mette in comunione con i fratelli di tutto un popolo. La gioia del sacerdote che, celebrando i riti antichi, rende operante il ricordo della loro benedizione. La fatica del celebrare che è richiamo alla fatica dei padri nel tempo della schiavitù dell’Egitto. Insomma, alla fatica della celebrazione della Pasqua corrisponde la gioia che il credente sperimenta grazie a questa stessa celebrazione.

Le stesse cose valgono anche per la quarta lettura che abbiamo ascoltato, quella dove si faceva riferimento alla figura misteriosa del servo del Signore, colui che viene a restaurare il culto del popolo di Dio in mezzo al suo popolo, colui che viene a realizzare, in pienezza, questa presenza. Anche il servo del Signore vive tutto questo con estrema fatica. Eppure egli è nella gioia. La gioia di chi risveglia la coscienza di molti, la gioia di chi fa partecipare tutti agli eventi che danno salvezza, la gioia di chi intercede per tutti e vede sbocciare in tutti i frutti della salvezza.

Pasqua, dunque, è l’intreccio di queste due cose. Pasqua è l’insieme di benedizione, di pace, di gioia e anche di fatica, di sopportazione, di accettazione della sofferenza.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Come viviamo la Pasqua?
  • Come intrecciamo gioia del celebrare e fatica del farlo?
  • Come ci mettiamo in relazione con la fatica e con la gioia di Cristo?

Credo che, più o meno a tutti, l’itinerario quaresimale chieda un po’ di fatica. Tutti l’avvertiamo, tutti ne siamo consci, tutti anche la scegliamo. Credo che più o meno tutti ci siamo chiesti cosa fare per questa Quaresima e con quale segno concretizzare una nostra rinuncia, un nostro fioretto, un nostro abbandonare qualcosa per sentirci più partecipi della sofferenza di Cristo e della vittoria di Cristo sulla morte e sul peccato. Però, forse, non siamo poi disposti a fare altre fatiche di fede. Anzi, vedo che, in molti credenti, nasce il pensiero che, se si ha fede, poi ci devono essere evitate alcune fatiche della vita, alcune fatiche dell’esistere. Molto opportunamente queste letture del Vespero ci hanno detto che non è così! Chi crede non ha il cammino spianato! Anzi, probabilmente, chi crede ha qualche fatica in più nel suo cammino, vive qualche fatica in più nel suo essere, vive qualche drammaticità maggiore nel suo itinerario. Però ogni credente che affronta qualche fatica del credere o della vita con pieno senso cristiano, poi, si trova a gioire. Gioisce chi sa mettersi nelle mani di Dio, gioisce chi sa fare fatica per il Signore perché sa che la sua fatica ha un senso. Gioisce chi vede che il senso dei suoi giorni dischiude una promessa e una verità che altri non hanno, non trovano, della quale non sono consapevoli.

La fede, dunque, è sì una fatica, ma una fatica che apre ad una promessa. In questo senso potremmo ripensare alle molte Scritture su Abramo che abbiamo letto in queste ultime due settimane. Abramo è l’uomo che vive grandi fatiche del credere, ma che sperimenta anche le grandi gioie ad esso connesse. Oppure potremmo guardare alla fatica di Gesù nei giorni della settimana santa. Il suo lento e progressivo avvicinarsi a Gerusalemme, il suo accettare la passione, la morte, sono il preludio della gioia della risurrezione. Gioia che non cancella, ma che dà senso a quella fatica. Il risorto mostrerà per sempre i segni della passione. Eppure, proprio in quella fatica è scritto, anche per Cristo, il segreto della sua gioia nel ritorno tra i suoi, da risorto.

Accettiamo e benediciamo, dunque, anche la fatica del credere. Incominciamo a credere che, in questa fatica, è già scritto il senso dei nostri giorni. Scopriremo davvero che il Signore benedice ogni fatica che sosteniamo e permette a ciascuno di noi di portare quel frutto di gioia che Egli ha predisposto per noi.

Perchè la Parola dimori in noi

  • Come vivo la fatica nel mio cammino di fede?
  • Come mi preparo alla gioia pasquale?
2026-03-06T14:29:32+01:00