Sabato 12 ottobre

Settimana della 6 domenica dopo il martirio – sabato 

La spiritualità di questa settimana

Concludiamo la settimana che ci ha visto ancora riflettere a lungo sul tema della speranza, rileggendo i testi biblici proposti. Per riassumere i tre testi direi così: animati da una grande generosità!

La Parola di questo giorno

LETTURA Dt 24, 10-22
Lettura del libro del Deuteronomio

In quei giorni. Mosè disse: «Quando presterai qualsiasi cosa al tuo prossimo, non entrerai in casa sua per prendere il suo pegno. Te ne starai fuori e l’uomo a cui avrai fatto il prestito ti porterà fuori il pegno. Se quell’uomo è povero, non andrai a dormire con il suo pegno. Dovrai assoluta mente restituirgli il pegno al tramonto del sole, perché egli possa dormire con il suo mantello e benedirti. Questo ti sarà contato come un atto di giustizia agli occhi del Signore, tuo Dio. Non defrauderai il salariato povero e bisognoso, sia egli uno dei tuoi fratelli o uno dei forestieri che stanno nella tua terra, nelle tue città. Gli darai il suo salario il giorno stesso, prima che tramonti il sole, perché egli è povero e a quello aspira. Così egli non griderà contro di te al Signore e tu non sarai in peccato. Non si metteranno a morte i padri per una colpa dei figli, né si metteranno a morte i figli per una colpa dei padri. Ognuno sarà messo a morte per il proprio peccato. Non lederai il diritto dello straniero e dell’orfano e non prenderai in pegno la veste della vedova. Ricòrdati che sei stato schiavo in Egitto e che di là ti ha liberato il Signore, tuo Dio; perciò ti comando di fare questo. Quando, facendo la mietitura nel tuo campo, vi avrai dimenticato qualche mannello, non tornerai indietro a prenderlo. Sarà per il forestiero, per l’orfano e per la vedova, perché il Signore, tuo Dio, ti benedica in ogni lavoro delle tue mani. Quando bacchierai i tuoi ulivi, non tornare a ripassare i rami. Sarà per il forestiero, per l’orfano e per la vedova. Quando vendemmierai la tua vigna, non tornerai indietro a racimolare. Sarà per il forestiero, per l’orfano e per la vedova. Ricòrdati che sei stato schiavo nella terra d’Egitto; perciò ti comando di fare questo».

SALMO Sal 94 (95)

Venite, adoriamo il Signore.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore
che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce. R

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere». R

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia. R

EPISTOLA 1Cor 12, 12-27
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, come il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito. E infatti il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra. Se il piede dicesse: «Poiché non sono mano, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. E se l’orecchio dicesse: «Poiché non sono occhio, non appartengo al corpo », non per questo non farebbe parte del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato? Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l’occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; oppure la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi». Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie; e le parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, perché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra.

VANGELO Mt 18, 23-35
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

Deuteronomio

Forse conosciamo già questa lettura che, in effetti, è una delle più note del Primo Testamento. Anche la legge di Mosè, nella sua antichità, impediva di prendere a prestito cose ritenute fondamentali per quell’epoca: la macina superiore, perché a nessuno si deve togliere la possibilità di avere la farina; il mantello, che, nell’antichità era un po’ tutto: mantello per la pioggia, coperta per la notte…; il vestito della vedova, che, siccome era già povera e senza protezioni, non doveva essere resa ancora più indigente. Prescrizioni che, forse, ci fanno sorridere ma che erano molto forti per l’antichità. Il succo del discorso è uno solo: non ci si deve mai approfittare dell’altro. Soprattutto di chi è già povero e non va ulteriormente spogliato. Possono esserci diritti nel riavere le cose date, ma fino a un certo punto. Perché?

Corinzi

Perché si è membra di un unico corpo, ci dice San Paolo. Un corpo solo che, nell’antichità era il popolo di Dio e, dopo Cristo, il popolo cristiano. Allargando possiamo dire però che questi atteggiamenti servirebbero nei confronti di tutto il mondo. Tutti, infatti, siamo figli di Dio. Tutti abbiamo il dovere di sovvenire gli uni le necessità degli altri. Ecco l’insegnamento prezioso della Parola di Dio. Poiché tutti viviamo in un unico mondo, la vita di tutti è connessa con quella degli altri. Portare qualcuno alla fame, portare qualcuno alla rovina, non solo è cosa indecente ma, alla fine, si ritorce anche contro coloro che hanno vissuto questo comportamento. Nessun uomo è un’isola, tutti siamo chiamati a vivere in relazione agli altri.

Vangelo

Il terzo brano della Parola di Dio, invece, è molto più provocatorio, perché ci mette di fronte alla responsabilità personale che tutti abbiamo. Così può capitare che anche un uomo a cui si è perdonato molto, non sia in grado di perdonare chi, in fondo, deve a lui molto meno. A volte, ci dice il Vangelo, il cuore dell’uomo rimane duro, quasi impenetrabile. Così accade che una persona a cui è stata usata misericordia, di fatto, non sia in grado di usare la medesima misericordia nei confronti degli altri. La parabola ci sta dicendo che, specie quando siamo nella parte di coloro che fanno qualcosa di buono, sostengono in qualche modo le diverse forme di povertà dell’uomo, non dovremmo poi avere urgenza di riavere ciò con cui abbiamo aiutato. L’aiuto presuppone sempre la gratuità, non solo la giustizia. La misericordia deve sempre avere la meglio, come dice spesso il Papa citando sempre il Nuovo Testamento.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Credo che anche a noi faccia bene questa parabola. Tutta la Parola di Dio di oggi ci ricorda che si diventa maestri di speranza anche quando si è generosi, quando si sa vivere in relazione con gli altri, quando si impara a fare del bene gratuitamente. La speranza, infatti, si nutre un po’ di tutti questi gesti, di tutte queste cose. Non esiste atto di speranza migliore che quello di sovvenire il prossimo così come ci è dato di fare, con la semplicità degli atti quotidiani nei quali si imprime, però, qualcosa di straordinario, come, appunto, la generosità, il saper andare oltre la giustizia, il saper non approfittare delle situazioni. Cose tutte che fanno parte della nostra società, ma alle quali non diamo sempre lo stesso peso. Così credo proprio che a noi tutti sia chiesto, in questo sabato, di riflettere sulla generosità che il cristiano è chiamato a vivere e a testimoniare. Noi per primi. Impariamo a generare speranza attraverso la generosità del cuore, che, sempre, è segno della presenza di Dio nell’anima.

Provocazioni dalla Parola

  • Sono generoso o tendo di più alla giustizia?
  • Quando mi capita, dono volentieri o sono sempre preoccupato di riavere?
  • Mi comporto come un cristiano che sa edificare il corpo di Cristo?
2024-10-05T19:19:57+02:00