7 Domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore
Introduzione
- Che cosa fa il Signore per noi?
Nella prima lettura abbiamo ascoltato questa promessa di Dio. Credo che tutti, vista la situazione internazionale che stiamo vivendo, ci domandiamo: come? Del resto questa è sempre un po’ la domanda classica degli uomini: come ci aiuta Dio? visto che nel mondo c’è tanto male, come possiamo sperare ancora nel suo amore e nella sua misericordia? Dobbiamo davvero credere ad una novità che viene da Dio?
Le risposte vengono un po’ da tutte e tre le scritture che ascoltiamo in questa domenica.
La Parola di Dio
LETTURA Is 43, 10-21
Lettura del profeta Isaia
«Voi siete i miei testimoni – oracolo del Signore – e il mio servo, che io mi sono scelto, perché mi conosciate e crediate in me e comprendiate che sono io. Prima di me non fu formato alcun dio né dopo ce ne sarà. Io, io sono il Signore, fuori di me non c’è salvatore. Io ho annunciato e ho salvato, mi sono fatto sentire e non c’era tra voi alcun dio straniero. Voi siete miei testimoni – oracolo del Signore – e io sono Dio, sempre il medesimo dall’eternità. Nessuno può sottrarre nulla al mio potere: chi può cambiare quanto io faccio?». Così dice il Signore, vostro redentore, il Santo d’Israele: «Per amore vostro l’ho mandato contro Babilonia e farò cadere tutte le loro spranghe, e, quanto ai Caldei, muterò i loro clamori in lutto. Io sono il Signore, il vostro Santo, il creatore d’Israele, il vostro re». Così dice il Signore, che aprì una strada nel mare e un sentiero in mezzo ad acque possenti, che fece uscire carri e cavalli, esercito ed eroi a un tempo; essi giacciono morti, mai più si rialzeranno, si spensero come un lucignolo, sono estinti: «Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa. Mi glorificheranno le bestie selvatiche, sciacalli e struzzi, perché avrò fornito acqua al deserto, fiumi alla steppa, per dissetare il mio popolo, il mio eletto. Il popolo che io ho plasmato per me celebrerà le mie lodi».
SALMO Sal 120 (121)
Il Signore custodisce la vita del suo popolo.
Alzo gli occhi verso i monti:
da dove mi verrà l’aiuto?
Il mio aiuto viene dal Signore:
egli ha fatto cielo e terra. R
Non lascerà vacillare il tuo piede,
non si addormenterà, non prenderà sonno
il custode d’Israele
Il Signore è il tuo custode,
il Signore è la tua ombra
e sta alla tua destra. R
Di giorno non ti colpirà il sole,
né la luna di notte.
Il Signore ti custodirà da ogni male:
egli custodirà la tua vita.
Il Signore ti custodirà quando esci e quando entri,
da ora e per sempre. R
EPISTOLA 1Cor 3, 6-13
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma era Dio che faceva crescere. Sicché, né chi pianta né chi irriga vale qualcosa, ma solo Dio, che fa crescere. Chi pianta e chi irriga sono una medesima cosa: ciascuno riceverà la propria ricompensa secondo il proprio lavoro. Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete campo di Dio, edificio di Dio. Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un saggio architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento a come costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo. E se, sopra questo fondamento, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l’opera di ciascuno sarà ben visibile: infatti quel giorno la farà conoscere, perché con il fuoco si manifesterà, e il fuoco proverà la qualità dell’opera di ciascuno.
VANGELO Mt 13, 24-43
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù espose ai suoi discepoli un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio”». Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami». Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata». Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo». Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».
Vangelo
Prima di tutto il vangelo che, in queste ultime domeniche, ci fa accostare le più belle parabole del Signore.
- Una prima risposta è alla domanda sul male. Perché c’è il male nel mondo? Perché ci sono uomini malvagi? Fino a quando il male resisterà? La risposta del Signore è molto chiara. Il male c’è nel mondo perché il tentatore provoca al male. Ci sono uomini malvagi perché il cuore dell’uomo è sempre aperto alla tentazione. Quando il cuore non vigila, quando manca la preghiera, ecco che il cuore dell’uomo cade nel male, compie il male, si rassegna a fare solo il male. Il male non avrà fine fino a che esisterà il mondo, fino a che esisterà l’uomo. Solo alla fine del tempo sarà possibile separare il mistero del male dal bene. Non è possibile nel tempo. È come se un agricoltore, per estirpare la zizzania, stappasse le piantine di questa erba. Le loro radici, che corrono in superficie, rischierebbero di strappare anche il grano, buono, bello ma fragile. Così il Signore dice apertamente che è una tentazione sperare in un mondo di soli buoni. È il paradiso, è l’eternità! Adesso questo non è possibile. Cosa fare allora? Vivere da rassegnati? Nemmeno per idea!
- Ecco la seconda risposta. Chi fa il bene partecipa al bene, che deve crescere come cresce una buona pianta. Il bene, ci dice il Signore, ha sempre radici potenti. È nel cuore di molti uomini. Alcuni lo compiono nel suo nome, altri no, ma tutti partecipano a questa propagazione del bene che è più forte di ogni male. La seconda parabola, quella del chicco di senapa che diviene una pianta alla cui ombra trovano ristoro gli animali, è proprio la parabola sul bene. È il bene qualsiasi bene, anche quello più segreto, anche quello più piccolo che fa crescere questa “pianta del bene” il bene, in qualsiasi forma venga fatto, edifica l’uomo, edifica la società, edifica la Chiesa. Tutto il bene che c’è nel mondo non va mai perduto. È una parabola che riempie di speranza. Non ci dà spazio per cedere al pessimismo ma nemmeno per rinchiuderci nel fatalismo: accada quel che accada! Il cristiano non dice mai così, non pensa mai così. Il cristiano è l’uomo del bene, che si dà da fare per esso, perché sa che qualsiasi forma di bene lo avvicinerà a Dio e permetterà al bene di crescere, di irrobustirsi, di vincere.
- La terza risposta: una parabola invito. Partecipa anche tu al bene. Potremmo riassumere così la terza piccola parola, quella sul lievito messo nella pasta. È la parabola più piccola, ma anche la più efficace. La donna che mette poco lievito per far fermentare tutta la pasta è un simbolo: il simbolo di ogni vita cristiana. Qualsiasi cristiano, nel suo piccolo, può partecipare a far fermentare tutta la società, tutta l’umana convivenza. Qualsiasi forma di bene egli scelga, anche quella che nessuno conoscerà, anche quella che rimarrà ignota, porterà tutti gli uomini a sperare in Dio, a vivere in cerca del bene da fare sempre e comunque. Questo è l’invito rivolto a tutti. Qualsiasi uomo lo accetti farà fermentare la sua società, qualsiasi uomo non lo accetti e, soprattutto, non lo viva, porterà la società degli uomini a ripiegarsi su se stessa e a perdere ogni speranza. Dove manca l’anelito al bene manca qualsiasi speranza per il futuro, qualsiasi speranza per l’umanità, qualsiasi speranza nell’uomo stesso.
Dunque tre parabole semplici, che ci dicono che il cristiano non si rassegna al male, ma, come dice San Paolo, vince il male con il bene che sa compiere, pur sapendo bene che il male non potrà mai essere definitivamente tolto dalla faccia della terra fino al ritorno del Signore.
Isaia
Cosa fa di nuovo il Signore? il profeta ci dice due cose. Nel senso storico le sue prole sono un invito a non cedere in un momento difficile della storia di Israele. Se vogliamo sono un invito alla resistenza in qualsiasi tempo, il profeta sogna una resistenza che porti l’uomo ad accogliere il Messia, sarà solo quando si accoglierà il Messia come atteso delle genti che si potrà avere un rinnovamento del cuore dell’uomo. Il profeta aveva ragione e noi lo vediamo bene. La storia della Chiesa è tutta una storia di uomini che, avendo creduto, hanno compiuto tutto il bene che hanno saputo fare. Certo, anche ora tra i cristiani vi sono coloro che non hanno vigilato, non hanno pregato, hanno nuovamente aperto il cuore al mistero e al fascino del male. Ma non è questa la storia in senso generale. In generale tutti gli uomini che hanno aderito alla fede in Cristo hanno saputo compiere qualche forma di bene, inventando, ogni volta, nuove frontiere, nuovi campi per esercitarsi nel bene. Possiamo rileggere la profezia in senso cristologico e capire che tutti coloro che hanno atteso il Signore hanno dato nuova linfa alla ricerca del bene ed hanno cercato, in ogni modo possibile, di viverlo.
Corinzi
La proposta di San Paolo è ancora più esplicita. Egli chiede ad ogni cristiano di non rimanere inerte, di non mettersi ai bordi, ma di partecipare alla vita della Chiesa e alla diffusione del bene in ogni modo e in ogni forma possibile. San Paolo ricorda a tutti che se uno vuole costruire sopra il fondamento di Cristo, tutto, deve dedicarsi alla ricerca di un bene che deve essere per tutti. È proprio un dovere, non una possibilità! Per il cristiano, per chi ha incontrato Cristo e ne vuole seguire le orme, diventa davvero un obbligo cercare di compiere il bene in ogni modo. Non deve essere solo un pio desiderio e nemmeno una possibilità. È un dovere dedicarsi al bene. Con molta forza San Paolo invita ad avere grande fiducia nel giorno del giudizio. È in quel giorno e solo in quel giorno che apparirà il bene in quanto tale, è solo in quel giorno che Do svelerà le segrete intenzioni dei cuori. È solo in quel giorno che l’uomo vedrà a cosa era destinato chi ha creduto, ora, nel tempo, nella promessa del Signore. Il cristiano non fugge il tempo, lo abita con impegno. Il cristiano non si rifugia nell’aldilà per le cose che non riesce a risolvere nell’aldiquà. Il cristiano sa solo che, di alcune cose, si vedrà la verità al cospetto di Dio. E’ per questo che egli non cessa di sperare.
Per noi e per il nostro cammino spirituale
Credo davvero che la lectio biblica di questa domenica sia davvero un incentivo alla speranza, un aiuto alla speranza. Anche a noi viene detto, ancora una volta che la speranza nasce dal bene che possiamo fare. Ecco dunque i richiami per noi:
- Non stanchiamoci mai di compiere il bene anche quando ci assale la tentazione di chiederci se ne vale la pena, anche quando sembra che, per il bene che facciamo, non ci sia ricompensa e che il gioco non valga la candela, anche quando ci scoraggiamo. Direi anzi che lo scoraggiamento è la forma di tentazione più forte che il demonio mette dentro di noi. Quando ci scoraggiamo, quando non siamo più convinti del bene, quando non lo sosteniamo più con tutte le nostre forze, noi stiamo già cedendo al male. Così, invece di essere seminatori di buon grano, ci trasformiamo in seminatori di zizania. Ecco il primo richiamo pe noi: non cadiamo in questa logica, non cediamo il passo al demonio in questo modo.
- Continuiamo a pensare nella vita eterna, che è il momento nel quale il bene e il male, finalmente, si separeranno. Continuiamo a credere che quel giorno appariranno le intenzioni segrete dei cuori. Continuiamo a capire che, senza questa prospettiva, è tutta la nostra vita che si consegna al male. Il primo peccato che spesso commettiamo è quello di non avere speranza nel bene, non credere al finale trionfo di Dio, non credere alla visione del suo volto, non credere a quel giudizio che farà iniziare la vita con Lui, la vita in Dio, la vita che, impropriamente, chiamiamo eterna.
- Cerchiamo di essere membra attive del corpo del Signore che si mobilita, si dà sempre da fare per il bene. Cerchiamo di essere noi i primi che fanno fermentare la pasta. Cerchiamo di essere noi per primi coloro che desiderano partecipare all’opera di salvezza di Dio.
Solo così entreremo nella logica di speranza e di pace che nasce da questa serie di piccole parabole.
Cerchiamo anche noi, in questa settimana, di dedicarci al bene. Costruiremo anche noi così la Chiesa realtà sulla quale porremo l’attenzione nella prossima domenica, giorno di festa del Duomo.