Sabato 13 giugno

Settimana della prima domenica dopo Pentecoste – Sabato – Sant’Antonio da Padova

La festa di Sant’Antonio è devozione assai diffusa, tanto che, essendo il Santo più invocato d’Italia, è chiamato proprio solo così: “il santo”. Come sempre, poi, il sabato ha un tema singolare. Questo sabato le tre scritture possono essere riassunte anche in base alle scritture del primo testamento che abbiamo affrontato nei giorni scorsi: il riscatto dei primogeniti

Levitico

Lv 12, 1-8
Lettura del libro del Levitico

In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla agli Israeliti dicendo: “Se una donna sarà rimasta incinta e darà alla luce un maschio, sarà impura per sette giorni; sarà impura come nel tempo delle sue mestruazioni. L’ottavo giorno si circonciderà il prepuzio del bambino. Poi ella resterà ancora trentatré giorni a purificarsi dal suo sangue; non toccherà alcuna cosa santa e non entrerà nel santuario, finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione. Ma se partorisce una femmina sarà impura due settimane come durante le sue mestruazioni; resterà sessantasei giorni a purificarsi del suo sangue. Quando i giorni della sua purificazione per un figlio o per una figlia saranno compiuti, porterà al sacerdote all’ingresso della tenda del convegno un agnello di un anno come olocausto e un colombo o una tortora in sacrificio per il peccato. Il sacerdote li offrirà davanti al Signore e farà il rito espiatorio per lei; ella sarà purificata dal flusso del suo sangue. Questa è la legge che riguarda la donna, quando partorisce un maschio o una femmina. Se non ha mezzi per offrire un agnello, prenderà due tortore o due colombi: uno per l’olocausto e l’altro per il sacrificio per il peccato. Il sacerdote compirà il rito espiatorio per lei ed ella sarà pura”».

Il Levitico ci ha spiegato che, proprio nel ricordo della decima piaga di Egitto, era nato in Israele il bisogno di ringraziare Dio per il primo figlio maschio nato in una famiglia. Poiché tutto è dono di Dio, si avverte il bisogno di ringraziare Dio per il beneficio ricevuto. Teniamo conto che questa legislazione nasce in un momento in cui l’idea del figlio maschio che porta avanti il nome della famiglia è ancora molto forte. Quella legislazione diede origine ad una prassi molto sentita, molto forte per tutto il popolo di Israele, che la osservò sempre senza eccezioni.

Vangelo

Lc 2, 22-32
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio «una coppia di tortore o due giovani colombi», come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza , preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».

Come ben si vede dal Vangelo che conosciamo molto bene perché è costantemente letto nel giorno della presentazione del Signore al tempio. Anche Gesù, come primogenito figlio maschio, ha vissuto, anzitutto, la circoncisione l’ottavo giorno, come noi ricordiamo il primo giorno dell’anno, nell’ottava del Natale, e, 40 giorni dopo, è stato presentato al tempio. Il Vangelo ci presenta Maria e Giuseppe sempre molto attenti alle legislazioni della fede ebraica e desiderosi di portare a compimento tutto quello che era previsto anche se, nel loro caso, non era certo necessario!

Galati

Gal 4, 1-5
Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati

Fratelli, dico ancora: per tutto il tempo che l’erede è fanciullo, non è per nulla differente da uno schiavo, benché sia padrone di tutto, ma dipende da tutori e amministratori fino al termine prestabilito dal padre. Così anche noi, quando eravamo fanciulli, eravamo schiavi degli elementi del mondo. Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli.

La vera novità viene per il popolo cristiano dallo scritto di San Paolo. Scrivendo ai Galati, Paolo, aiuta questa giovane comunità a comprendere che quello che un tempo aveva nutrito la fede dei padri e che, per questo motivo, va sempre trattato con il massimo rispetto, è superato dalla rivelazione di Cristo. Non c’è alcun bisogno di seguire ancora la legge antica dei padri, dal momento che Cristo ha inaugurato un’era nuova. Se tutte le prescrizioni antiche avevano il compito di condurre a Cristo, ora che Egli è venuto, non c’è alcun bisogno di proseguire nell’osservanza di quei vecchi riti. L’adesione a Cristo diviene, ora, il vero centro della fede e il vero richiamo perché tutti possano trovare salvezza in Lui, l’unico vero mediatore tra Dio e gli uomini.

Per noi

Il tema che ci viene proposto credo ci spinga a domandarci:

  • Ben sapendo queste cose, rispetto comunque le tradizioni della mia fede?
  • Sento anch’io il bisogno di consacrare a Dio la mia esistenza ricordando che questa consacrazione è già avvenuta nel Battesimo?
  • Rispetto le indicazioni della fede come modalità perché la libertà si giochi nell’adesione a Cristo?

Credo che, anche noi cristiani, faremmo molto bene a riflettere su questo tema, le tradizioni sono importanti in ogni espressione della fede. Ecco perché siamo chiamati a non sminuire il valore di queste cose, anche se la salvezza dipende dall’adesione personale della libertà a Cristo Signore.

Rileggendo questo tema anche alla luce della festa del Corpus Domini, dovremmo dire che la vera libertà della fede viene dall’Eucarestia, che sostiene sempre i passi del nostro cammino verso Dio. Eppure anche la stessa Eucarestia chiede quel rispetto che la tradizione ha espresso in vario modo e del quale rischiamo di dimenticarci. Chiediamo al Signore, proprio mentre celebriamo l’Eucarestia, la forza di comprendere tutte queste cose e la grazia di vivere quella libertà dei figli di Dio che dice tutto il rispetto che abbiamo per Lui e per le cose sacre.

2020-06-05T14:57:55+02:00