Mercoledì 13 agosto

Settimana della 8 domenica dopo Pentecoste – Mercoledì 

La spiritualità di questo giorno

Le due pagine della Parola di Dio di oggi ci aiutano a continuare la nostra preparazione alla festa dell’Assunta.

La Parola di questo giorno

LETTURA 2Sam 11, 2-17. 26-27; 12, 13-14
Lettura del secondo libro di Samuele

In quei giorni. Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dalla terrazza vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella d’aspetto. Davide mandò a informarsi sulla donna. Gli fu detto: «È Betsabea, figlia di Eliàm, moglie di Uria l’Ittita». Allora Davide mandò messaggeri a prenderla. Ella andò da lui ed egli giacque con lei, che si era appena purificata dalla sua impurità. Poi ella tornò a casa. La donna concepì e mandò ad annunciare a Davide: «Sono incinta». Allora Davide mandò a dire a Ioab: «Mandami Uria l’Ittita». Ioab mandò Uria da Davide. Arrivato Uria, Davide gli chiese come stessero Ioab e la truppa e come andasse la guerra. Poi Davide disse a Uria: «Scendi a casa tua e làvati i piedi». Uria uscì dalla reggia e gli fu mandata dietro una porzione delle vivande del re. Ma Uria dormì alla porta della reggia con tutti i servi del suo signore e non scese a casa sua. La cosa fu riferita a Davide: «Uria non è sceso a casa sua». Allora Davide disse a Uria: «Non vieni forse da un viaggio? Perché dunque non sei sceso a casa tua?». Uria rispose a Davide: «L’arca, Israele e Giuda abitano sotto le tende, Ioab mio signore e i servi del mio signore sono accampati in aperta campagna e io dovrei entrare in casa mia per mangiare e bere e per giacere con mia moglie? Per la tua vita, per la vita della tua persona, non farò mai cosa simile!». Davide disse a Uria: «Rimani qui anche oggi e domani ti lascerò partire». Così Uria rimase a Gerusalemme quel giorno e il seguente. Davide lo invitò a mangiare e a bere con sé e lo fece ubriacare; la sera Uria uscì per andarsene a dormire sul suo giaciglio con i servi del suo signore e non scese a casa sua. La mattina dopo Davide scrisse una lettera a Ioab e gliela mandò per mano di Uria. Nella lettera aveva scritto così: «Ponete Uria sul fronte della battaglia più dura; poi ritiratevi da lui perché resti colpito e muoia». Allora Ioab, che assediava la città, pose Uria nel luogo dove sapeva che c’erano uomini valorosi. Gli uomini della città fecero una sortita e attaccarono Ioab; caddero parecchi della truppa e dei servi di Davide e perì anche Uria l’Ittita. La moglie di Uria, saputo che Uria, suo marito, era morto, fece il lamento per il suo signore. Passati i giorni del lutto, Davide la mandò a prendere e l’aggregò alla sua casa. Ella diventò sua moglie e gli partorì un figlio. Ma ciò che Davide aveva fatto era male agli occhi del Signore. Allora Davide disse a Natan: «Ho peccato contro il Signore!». Natan rispose a Davide: «Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai. Tuttavia, poiché con quest’azione tu hai insultato il Signore, il figlio che ti è nato dovrà morire».

SALMO Sal 50 (51)

Nel tuo amore, o Dio, cancella il mio peccato.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. R

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto:
così sei giusto nella tua sentenza,
sei retto nel tuo giudizio. R

Liberami dal sangue, o Dio, Dio mia salvezza:
la mia lingua esalterà la tua giustizia.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode. R

VANGELO Lc 11, 9-13
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù aggiunse: «Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Vangelo

Se dunque voi che siete cattivi…”. Così il Signore Gesù nel Vangelo. Noi non ci riteniamo cattivi. Esistono uomini cattivi, ma non siamo certamente noi! Non così tanto! Eppure il Vangelo dice proprio queste parole del Signore. Perché Gesù sa benissimo che il cuore dell’uomo, creato dal Padre per ogni cosa buona, di fatto, diventa anche il luogo delle cattiverie, delle gelosie, delle antipatie, della ricerca delle cose frivole e di quelle che, in qualche modo, si oppongono alla fede. Gesù lo sa benissimo. Tuttavia Gesù sa bene che gli uomini, che pure cercano queste cose, sanno anche “dare cose buone” a coloro che chiedono, specialmente a coloro che sono uniti da qualche vincolo di amore. Così un padre sa bene cosa dare di buono a suo figlio. Anche coloro che sono cattivi, anche coloro che provano pensieri perversi nei loro cuori, sono poi capaci di fare qualcosa di buono per qualcuno. Gesù parte da questa constatazione per dire quale atteggiamento dovrebbe sempre metterci di fronte a Dio Padre quando chiediamo qualcosa a Lui nella preghiera. Se stiamo supplicando il Padre della bontà, se stiamo supplicando il Dio vicino, se stiamo mettendoci in dialogo con Colui che non conosce nessuna forma di male, come potremo dubitare di essere ascoltati? Come potremo mai dubitare che Dio non ci mandi se non quelle cose buone che sostengono il nostro cammino? Realtà della quale non dovremmo mai dubitare, nemmeno quando la vita incrocia quelle cose difficili dell’esistenza che non ci permettono di guardare con tranquillità e con sicurezza alle cose della nostra esistenza. Anche in quei momenti dovremmo comprendere che Dio ci assiste con qualche cosa di buono che ci permette di pensare a lui e di sopportare le negatività della vita quando capitano.

Samuele

La prima lettura è, tuttavia, il commento più bello del Vangelo. Davide è un uomo buono, un uomo altruista. Un uomo che ha dato prova di sé e del suo coraggio ma che ha anche dato prova di come sappia mettersi a servizio degli altri, spendendosi in prima persona e rischiando in prima persona per il bene di altri. Ha tutto. È stato benedetto in tutto. Beni, amori, politiche vincenti. Ha praticamente tutto nelle sue mani. Ed ecco qui il grande Re, un uomo buono, che cade in un solo pomeriggio estivo! Cade nell’immoralità più forte non tanto per il desiderio di Betsabea che, in fondo, è anche umanamente comprensibile, ma per quel lento scivolare in ogni forma di chiusura, di ripiegamento su sé stesso che lo porta a pensare il male per il suo amico Uria, fino a fargli incontrare la morte per mano dei nemici. Davvero una narrazione bellissima che spiega come anche nel cuore dell’uomo più buono e più benedetto da Dio sia facile che si annidi il peccato. Peccato che non è altro che il frutto di un desiderio disordinato, prima e, poi, diviene tentativo di porre rimedio solo con le proprie forze, solo con il proprio modo di pensare di uscire dalle situazioni che si creano. Ecco il vero peccato di Davide. Egli vorrebbe nascondersi da quel Dio provvidente che lo ha sostenuto fino ad ora e vorrebbe uscire dalle situazioni che lui stesso ha creato, solo con le proprie forze e solo con la propria intelligenza. Cosa impossibile. Egli cade nel baratro più profondo, come, del resto, la Scrittura insegna fin dalle sue primissime pagine. Quando non si ricerca quel Dio provvidente e buono che dona sempre la sua misericordia a tutti, si cade nella lontananza da Lui che genera solo morte, povertà, illusione.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Così abbiamo ricevuto una Parola di Dio che ci permette di guardare a noi e che ci ricorda che anche in noi, che in fondo non siamo troppo cattivi o che ci riteniamo buoni, c’è un fondo di male. C’è in tutti noi il desiderio di qualcosa che ci porta lontano da Dio, il desiderio di qualcosa che non ci permette di vivere secondo quella vocazione alla santità e alla santificazione che, invece, dovrebbe operare in ciascuno di noi. Ecco perché credo che sia utilissimo, mentre prepariamo la festa dell’Assunta, cercare di capire che il nostro cuore è proprio il luogo dove si annidano e talvolta diventano anche fiorenti, pensieri che ci portano lontano dalla misericordia di Dio. È un’esperienza che è possibile a tutti e dalla quale noi non siamo e non possiamo essere alieni. Credo che con santa umiltà, oggi, tutti dovremmo metterci davanti al Signore per riconoscere questa possibilità della vita e, in questo atteggiamento di rinnovata umiltà, tutti dovremmo chiedere a Dio la forza per saper guardare al suo mistero e a quella Parola che ci riporta con fiducia a chiedere proprio a Lui ogni bene e ogni pace. Maria, che in questi giorni estivi invochiamo con maggior attenzione e con maggior forza, ci aiuti ad essere sempre attenti a quello che la Parola ci dona e ci guidi sulle strade che Dio ha predisposto perché il nostro cuore possa trovare fiduciosa misericordia in Lui.

2025-08-09T14:08:35+02:00