Domenica 13 settembre

3 Domenica dopo il martirio di San Giovanni Battista

Introduzione

Questa domenica è particolare nella nostra comunità. Con oggi inizia la settimana nella quale apriremo la chiesa di San Pietro al culto, dopo il restauro. Come sapete verrà consacrato il nuovo altare nel quale verranno incastonate le reliquie di San Pio X, San Giovanni XXIII, San Paolo VI, San Giovanni Paolo II. Sono tutti papi santi del ‘900, secolo nel quale questa chiesa è stata edificata. Le abbiamo volute proprio per questo. Oggi accogliamo solennemente queste reliquie. Trovo che ci sia un particolare legame con il vangelo di oggi, per cui, dopo aver brevemente riflettuto su questa pagina, vorrei che chiedessimo a questi santi Papi qual è la loro riposta sulla domanda che il Signore ha posto.

La Parola di Dio 

LETTURA Is 11, 10-16
Lettura del profeta Isaia

In quel tempo. Isaia parlò, dicendo: «In quel giorno avverrà che la radice di Iesse sarà un vessillo per i popoli. Le nazioni la cercheranno con ansia. La sua dimora sarà gloriosa. In quel giorno avverrà che il Signore stenderà di nuovo la sua mano per riscattare il resto del suo popolo, superstite dall’Assiria e dall’Egitto, da Patros, dall’Etiopia e dall’Elam, da Sinar e da Camae dalle isole del mare. Egli alzerà un vessillo tra le nazioni e raccoglierà gli espulsi d’Israele; radunerà i dispersi di Giuda dai quattro angoli della terra. Cesserà la gelosia di Èfraim e gli avversari di Giuda saranno sterminati; Èfraim non invidierà più Giuda e Giuda non sarà più ostile a Èfraim. Voleranno verso occidente contro i Filistei, insieme deprederanno i figli dell’oriente, stenderanno le mani su Edom e su Moab e i figli di Ammon saranno loro sudditi. Il Signore prosciugherà il golfo del mare d’Egitto e stenderà la mano contro il Fiume. Con la potenza del suo soffio lo dividerà in sette bracci, così che si possa attraversare con i sandali. Si formerà una strada per il resto del suo popolo che sarà superstite dall’Assiria, come ce ne fu una per Israele quando uscì dalla terra d’Egitto».

SALMO Sal 131 (132)

Grandi cose ha fatto il Signore per noi.

Il Signore ha giurato a Davide,
promessa da cui non torna indietro:
«Il frutto delle tue viscere
io metterò sul tuo trono!». R

Sì, il Signore ha scelto Sion,
l’ha voluta per sua residenza:
«Questo sarà il luogo del mio riposo per sempre:
qui risiederò, perché l’ho voluto. R

Là farò germogliare una potenza per Davide,
preparerò una lampada per il mio consacrato.
Rivestirò di vergogna i suoi nemici,
mentre su di lui fiorirà la sua corona». R

EPISTOLA 1Tm 1, 12-17
Prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Carissimo, rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù. Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna. Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.

VANGELO Lc 9, 18-22
Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia; altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio». Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

Vangelo

Il Signore, nel corso della sua predicazione, più volte ha fatto capire a tutti, non solo ai suoi discepoli, che la fede è qualcosa di personale. Qualcosa che tocca nel cuore le persone, qualcosa che inserisce la coscienza di ciascuno. Per questo, di fronte alla sua persona, occorre domandarsi, in modo assolutamente personale ed autentico: chi è costui per me? Gesù ha posto la stessa domanda ai suoi discepoli. Dopo aver chiesto loro cosa dice la gente di lui, quasi per curiosità, egli domanda a ciascuno di loro cosa pensino nel profondo del loro cuore: la fede è così, è un fatto personale, è qualcosa che riguarda il proprio modo di relazionarsi con Dio, di credere, di esprimere la fede. Così è anche per i credenti di tutti i tempi. Il vangelo di oggi insegna che sempre, in ogni luogo, in ogni tempo, qualsiasi uomo e qualsiasi donna che sarebbero entrati in contatto con Cristo, avrebbero dovuto chiedersi: chi è costui per me?

I Santi Papi

Così vorrei che chiedessimo ai quattro santi papi di cui veneriamo le reliquie: chi è stato Gesù per voi? Nel vostro insegnamento, nella vostra professione di fede, cosa avete detto su Gesù? Come lo avete presentato nel corso del vostro ministero?

San Pio X ci risponde in modo diretto, attraverso il suo catechismo, quello sul quale ha studiato sicuramente anche qualcuno di voi. Un catechismo diretto, fatto di domande e di risposte precise. San San Pio X ci direbbe così: “Gesù Cristo è il figliolo di Dio fatto uomo”. Subito il santo papa aggiunge che “Egli si fece uomo per salvarci”. Sono parole semplici, come quelle di un curato di campagna di fronte ad un popolo non erudito, non colto, non istruito. Però capiamo subito bene che sono le parole del cuore e dell’affetto. Quando San Pio X dice “figliuolo”, si capisce non solo il tempo in cui sono state pronunciate queste parole, ma anche la vicinanza, la confidenza, l’amore che egli intende esprimere. Dunque potremmo dire che San Pio X ci ha insegnato a guardare a Cristo come all’amico, al compagno di viaggio, a colui che si è fatto uomo per togliere il peccato che rimane, pur sempre, dentro le nostre coscienze. Quella di San Pio X è una visione di estremo rispetto ma anche di grandissima lucidità sul mistero centrale della vita di Cristo, il mistero della Pasqua.

San Giovanni XXIII ci direbbe così: “Ciò che più vale nella vita è Gesù Cristo benedetto, la sua Santa Chiesa, il suo Vangelo, la verità e la bontà”. Così il papa buono, come siamo abituati a chiamarlo, ci aiuta a vedere in Cristo il Maestro di cose buone, l’amico che insegna a rapportarsi a tutti con quella semplicità che diventa bontà. Semplicità che non è riduzione, semplicismo, mancanza di vedute. Tutt’altro. Il papa buono era intelligente ed astuto. Con queste virtù e qualità ha insegnato, però, a vivere la bontà. Guardando a Cristo egli ha capito che il Signore si è sempre reso vicino ad ogni uomo con una bontà che non ha limiti, con una condiscendenza che non ha paragoni. Per questo, meditando sul vangelo riletto alla luce della tradizione della chiesa, ha compreso che chi si accosta a Cristo non può non diventare più buono e non può non mostrare i segni di questa bontà nel suo modo di agire, operare, relazionarsi con gli altri. La bontà dell’uomo trova fondamento nella bontà stessa di Cristo. Così il papa buono ci ha anche insegnato che non esiste conoscenza di Cristo se non quella che viene dal Vangelo, stimato, letto, amato, meditato. Non esiste, però, conoscenza di Cristo se non nella luce della tradizione della chiesa. Per conoscere Cristo non basta il vangelo solo. Occorre la partecipazione alla vita del suo corpo che è la chiesa, l’insieme dei battezzati che, nel suo nome, vive ed opera. Anche la chiesa stessa è chiamata a mostrare questa bontà e questa vicinanza all’uomo. Sempre, comunque, dovunque.

San Paolo VI ci direbbe così: “Gesù è il Cristo, Figlio di Dio vivo. Egli è il rivelatore di Dio invisibile, è il primogenito d’ogni creatura, è il fondamento d’ogni cosa. Egli è il Maestro dell’umanità, e il Redentore. Egli è nato, è morto, è risorto per noi. Egli è il centro della storia e del mondo; Egli è colui che ci conosce e che ci ama”. Come si vede non solo il linguaggio muta, ma la proposta si fa più articolata e profonda. Segnale che ci dice già la nobiltà d’animo e la profondità della riflessione di papa Montini. La visione di Paolo VI parte dal fatto che Cristo è il centro di ogni cosa. È lui il rivelatore del Padre, è lui il centro del mondo, della storia. Ogni uomo ha, in qualche modo, una relazione con lui che deve essere il cuore di tutta la sua vita: senza il riferimento a Cristo, senza guardare a questa centralità, l’uomo rischia di perdersi. Quando si perde la visione della centralità di Cristo, si perde anche il senso della vita, il senso della propria esistenza, il senso di ciò che occorre fare. Paolo VI mette al centro della sua visione cristologica l’amore che Cristo ha per noi: noi siamo costantemente inondati dal suo amore. Ecco perché occorre rispondere con amore a colui che, con amore immenso, ci ama.

San Giovanni Paolo II ci direbbe così: “Cristo, Redentore del mondo, è Colui che è penetrato, in modo unico e irrepetibile, nel mistero dell’uomo ed è entrato nel suo “cuore”». «L’uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato l’amore, se non s’incontra con l’amore… Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa cosa è dentro l’uomo. Solo lui lo sa!”. Queste parole le conosciamo bene. Non solo, molti di noi si ricordano il timbro di vice di papa Giovani Paolo II nel momento in cui le ha pronunciate. Tutto il pontificato di San Giovanni Paolo II è sotto questa grande luce: Gesù Cristo è il redentore. Tutte le più grandi encicliche di San Giovanni Paolo II contengono il riferimento al Redentore. La visione cristologica, dunque, mette al centro il mistero di Cristo che viene a riconciliare il mondo con il Padre attraverso la sua grande opera di amore. Con l’invito a lasciare che il suo amore illumini tutto e tutti. Ogni realtà della vita, ogni faccenda umana non è lontana dall’amore del redentore. Ecco perché occorre lasciare che la sua luce illumini tutto.

Perchè la Parola dimori in noi

  • Chi è Gesù Cristo per me?

Vorrei che, ancora all’inizio del nostro anno pastorale, mentre ci prepariamo a vivere una settimana così ricca, così piena di eventi e di richiami, tutti noi potessimo porci, in modo diretto, la domanda di provocazione che il Signore ha lasciato anche a noi nel Vangelo: chi è Gesù per me? Chi è Cristo per me? Cosa c’entra con la mia vita? cosa c’entra con la mia storia? È solo un fatto privato o riguarda tutto il mio mondo? Vorrei davvero che non perdessimo la possibilità di richiamarci questa domanda. Cercando di fare nostre le risposte dei grandi papi che oggi onoriamo e veneriamo accogliendo queste reliquie sante:

  1. Cristo è il figliuolo di Dio… richiamo anche a noi il dovere di conoscerlo. Dovere che si esprime, come abbiamo detto, con la conoscenza, la lettura, la pratica del Vangelo. Per questo, ancora una volta e con grande insistenza, sono a richiamare a tutti la bellezza, la gioia, la forza che vengono dal leggere il vangelo, possibilmente tutti i giorni, con l’illuminazione che viene dal magistero dei santi pastori.
  2. Cristo è il rivelatore della bontà. Credo che San Giovanni XXIII ci stia invitando ad essere più buoni. A noi che, spesso, abbiamo uno sguardo superficiale sulle cose, sul tempo, sulla storia, il papa buono ricorda e richiama il dovere della bontà. L’anno pastorale che stiamo aprendo deve vederci così: più buoni, più comprensivi, più capaci di ascolto, più determinati nel far conoscere quel bene che viene da Cristo e da lui solo. Il richiamo alla bontà d’animo deve suonare per tutti noi come un invito alla conversione. Anche noi siamo chiamati ad essere buoni nel nome di colui che è Buono sopra tutti; lasciamoci educare da questo richiamo alla bontà e cerchiamo di viverlo in tutti i nostri giorni.
  3. Cristo è colui che ci conosce e ci ama. Con San Paolo VI suggerirei di sentirci amati. Per questo vi inviterei a riscoprire un momento di adorazione eucaristica, nel quale guardare al Signore per capire solo questo: noi siamo amati, noi siamo attesi, noi siamo chiamati a vivere bene questo rapporto con lui nell’amore che si effonde in noi attraverso la S. Eucarestia. Così richiamo, come già domenica scorsa, l’invito a non venire a Messa solo la domenica, ma almeno in un giorno infrasettimanale. Senza l’alimento eucaristico, difficilmente comprenderemo cosa significa essere partecipi della bontà del Signore.
  4. Con San Giovanni Paolo II ripetiamoci che Cristo è il redentore. Sentiamo rivolte a noi le parole: non abbiate paura! Aprite le porte a Cristo. Noi che le abbiamo sentite dalla viva voce del papa, cerchiamo di viverle nel profondo e di fare in modo che questo anno pastorale che inizia sia davvero un tempo per sentire che il Signore ci chiede questo. Apriamo davvero non solo le porte del nostro cuore, ma anche quelle della mente di tutti, quella delle istituzioni, quella degli stati, dell’economia, della politica… di tutti gli aspetti della vita, alla presenza di Cristo. San Giovanni Paolo II ci ha insegnato che non c’è aspetto della vita dell’uomo che non sia da illuminare con questa luce di fede.

Vorrei che questa accoglienza e venerazione delle reliquie non fosse un atto formale, qualcosa che dobbiamo fare per vivere bene gli eventi che ci aspettano. Vorrei che questa conoscenza di Cristo fosse il centro della nostra riflessione di questi giorni.

Dunque andiamo a casa con la domanda centrale per la fede: chi è Cristo per me?

2026-09-11T19:00:58+02:00