Settimana della 3 domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore – lunedì – Esaltazione della Santa Croce
La spiritualità di questo giorno
In questa terza settimana abbiamo una serie di feste solenni ed importanti: l’esaltazione della Croce, l’Addolorata, i santi Cornelio e Cipriano, San Satiro, Sant’Eustorgio e San Gennaro. Direi che ogni giorno abbiamo una memoria particolare! Vorrei poi che questi giorni così intensi spiritualmente fossero per noi tutti anche preparazione alla riapertura della chiesa di San Pietro, che sta a cuore a tutti. Lasciamoci guidare dalla liturgia per entrare in questa dimensione di attenzione alla fede e alla costante presenza di Cristo e di Maria in mezzo a noi.
Oggi vorrei che rivolgessimo ai testi sacri che ci sono stati proposti questa domanda: perché è bene che noi guardiamo al Crocifisso? Perché ci è necessario avere questo sguardo di amore sul Crocifisso?
La Parola di questo giorno
LETTURA Nm 21, 4b-9
Lettura del libro dei Numeri
In quei giorni. Il popolo non sopportò il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero». Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì. Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti». Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.
SALMO Sal 77 (78)
Sei tu, Signore, la nostra salvezza.
Ascolta, popolo mio, la mia legge,
porgi l’orecchio alle parole della mia bocca.
Aprirò la mia bocca con una parabola,
rievocherò gli enigmi dei tempi antichi. R
Quando li uccideva, lo cercavano
e tornavano a rivolgersi a lui,
il loro cuore non era costante verso di lui
e non erano fedeli alla sua alleanza. R
Ma lui, misericordioso, perdonava la colpa,
invece di distruggere.
Molte volte trattenne la sua ira
e non scatenò il suo furore. R
EPISTOLA Fil 2, 6-11
Lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi
Fratelli, Gesù Cristo, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.
VANGELO Gv 3, 13-17
Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
Vangelo
“Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui”. La prima risposta viene dal Vangelo, perché è guardando al Crocifisso che noi scopriamo quanto il Padre ci ama. Quanto il Padre ama il mondo, quanto il Padre ama l’uomo, quanto il Padre desidera essere vicino a ciascun uomo e a ciascuna donna. Non abbiamo altro da fare: per capire questo grande amore dobbiamo solo guardare al Crocifisso. Non dobbiamo leggere, non dobbiamo meditare, non dobbiamo dire preghiere… non dobbiamo fare altro che guardare al Crocifisso, lasciando poi che il Crocifisso guardi a ciascuno di noi! Solo così potremo contemplare il grande amore di Dio per il mondo e, insieme, il grande amore di Dio per noi. Solo in questo sguardo di contemplazione troveremo quella pace che nasce dal sapere che Dio ci ama così: donando il suo Figlio per noi. Lì c’è già la risposta a tutto. Non dobbiamo fare domande, non dobbiamo cercare altre risposte. Cristo è la risposta che ci attende, che ci precede, che ci guida, che ci accompagna.
Numeri
“Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto?”. Una seconda risposta la trovo nella lettura. Il popolo di Israele sta attraversando il deserto. Il territorio è infestato dai serpenti. Non c’è scampo, molti muoiono. Quando ci sono difficoltà la domanda è una sola: perché Dio ci lascia in questa situazione? Perché Dio ci fa morire? Perché Dio ci mette in una situazione che sembra non lasciare via di scampo? Credo che, cambiando le cose che occorre cambiare, possiamo rivedere ciascuno di noi in questa domanda. Ogni qualvolta ci capita qualcosa di difficile o di male, la domanda è sempre la stessa: perché Dio? Il testo non ci dice solo quello che fanno gli uomini, quello che si muove nella loro mente, quello che hanno nel cuore, ci dice anche la risposta di Dio. Dio ci chiede di contemplare il suo Figlio e la sua donazione che, in questo brano del Primo Testamento, è simboleggiato da quel serpente di bronzo che Mosè chiede di innalzare perché sia, per tutti, segno e strumento di salvezza. L’insegnamento vale anche per noi. Quando abbiamo qualcosa che non va, quando abbiamo qualcosa che ci turba, che ci rattrista, che non ci lascia tranquilli, dobbiamo volgere lo sguardo al Crocifisso. È nel dialogo con il Crocifisso che noi possiamo trovare la risposta con la quale Dio accompagna anche i nostri momenti difficili. La contemplazione della Croce ci dice che Dio è sempre lì, nelle nostre sofferenze, nei nostri dolori, nelle nostre solitudini.
Filippesi
“Svuotò se stesso, assumendo la nostra condizione di servo…”. Infine, la terza risposta viene dalla lettera ai Filippesi. Stare davanti alla Croce significa contemplare come Dio, in Gesù Cristo, si abbassa verso noi tutti, fino alla nostra condizione di creature che hanno sempre qualcosa che non va. Stare davanti ad un Crocifisso significa capire che Dio ha scelto di venire presso di noi. Stare davanti ad un Crocifisso significa capire che Dio non sta nel suo cielo tranquillo, ma si mette al nostro piano, viene per condividere, vuole stare in mezzo agli uomini, a qualsiasi costo, anche a quello di morire per l’uomo.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Saper contemplare il Crocifisso comporta tutto questo. Se noi guardiamo ad un Crocifisso scopriamo tutte queste cose. Se noi ci lasciamo abbracciare da un Crocifisso scopriamo queste verità. Se noi ci lasciamo abbandonare, nella calma, ad un momento di adorazione, scopriremo questa vicinanza. La festa della esaltazione della Croce, dunque, vuole essere un giorno nel quale noi tutti scopriamo quanto Cristo ci è vicino e quanto desidera condividere la nostra vita, specie quando c’è qualcosa che non va, quando c’è qualcosa che ci turba, ci rattrista, ci porta a disperare. È in queste ore, è in queste situazioni che noi tutti dovremmo saper alzare gli occhi per guardare al Crocifisso. Molto spesso facciamo il contrario. Ci domandiamo dove è Dio, senza capire che ci è vicino. Ci domandiamo il perché, senza rileggere la storia con i suoi occhi. Se accade tutto questo, forse, è perché non abbiamo lo sguardo posizionato sul Crocifisso. Se accade tutto questo è anche perché abbiamo tolto i crocifissi dai luoghi che frequentiamo o, se ci sono ancora, è perché non sappiamo alzare gli occhi fino a vederli.
La grazia da chiedere in questo giorno è, dunque, questa: impariamo ad alzare lo sguardo. Impariamo a guardare all’uomo dei dolori. Impariamo ad essere attenti a come Cristo ci è vicino. Impareremo così che la logica della Croce, la logica della donazione è la medesima logica che dobbiamo vivere noi se vogliamo dare un senso ai nostri giorni.
Ecco perché occorre guardare al Crocifisso. Ecco perché occorre salutare la Croce con rispetto, perché è essa sola il fondamento della nostra salvezza.
Chiediamo a Maria, mentre ci stiamo preparando alla processione di venerdì, di essere pronti a saper adorare il Crocifisso. Invito tutti a contemplare il nuovo Crocifisso di San Pietro. Un Crocifisso che parla, un Crocifisso che dona forza, un Crocifisso che ci dice quanto tutti noi siamo invitati a prendere parte alle sue sofferenze per avere parte alla sua gloria di Signore Risorto.