Settimana della 2 domenica dopo il martirio di San Giovanni il precursore – martedì – Beata Vergine Maria Addolorata
La spiritualità di questo giorno
Terza festa mariana del mese di settembre: l’Addolorata. È una memoria di forte devozione e anche di forte impatto, perché tutti ricorriamo a Maria nel nostro dolore. Ecco perché questa memoria risulta essere un momento di fede condivisa. Come noi soffriamo nei nostri dolori, così vediamo Maria affranta nel suo dolore. Con lei preghiamo, da lei ci lasciamo educare.
La Parola di questo giorno
LETTURA Lam 1, 1-16; 3, 13-58
Lettura del libro delle Lamentazioni
È divenuta come una vedova, la grande fra le nazioni; piange amaramente nella notte: le sue lacrime sulle sue guance. Dalla figlia di Sion è scomparso ogni splendore. «Osserva, Signore, e considera come sono disprezzata! Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore. Mi ha reso desolata, affranta da languore per sempre. Per questo piango, e dal mio occhio scorrono lacrime, perché lontano da me è chi consola. Ha conficcato nei miei reni le frecce della sua faretra. Mi ha saziato con erbe amare, mi ha dissetato con assenzio. Il mio occhio piange senza sosta, perché non ha pace, finché non guardi e non veda il Signore dal cielo. Ho invocato il tuo nome, o Signore, dalla fossa profonda, poiché il Signore non respinge per sempre, ma, se affligge, avrà anche pietà secondo il suo grande amore. Tu hai udito il mio grido. Tu hai difeso, Signore, la mia causa, hai riscattato la mia vita».
SALMO Sal 85 (86)
Nella mia afflizione sostienimi, Signore.
Signore, tendi l’orecchio, rispondimi,
perché io sono povero e misero.
Custodiscimi perché sono fedele;
tu, Dio mio, salva il tuo servo, che in te confida. R
Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce delle mie suppliche.
Nel giorno dell’angoscia alzo a te il mio grido
perché tu mi rispondi. R
Tutte le genti che hai creato verranno
e si prostreranno davanti a te, Signore,
per dare gloria al tuo nome.
Grande tu sei e compi meraviglie: tu solo sei Dio. R
EPISTOLA Col 1, 24-29
Lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi
Fratelli, io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa. Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio verso di voi di portare a compimento la parola di Dio, il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi. A loro Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo alle genti: Cristo in voi, speranza della gloria. È lui infatti che noi annunciamo, ammonendo ogni uomo e istruendo ciascuno con ogni sapienza, per rendere ogni uomo perfetto in Cristo. Per questo mi affatico e lotto, con la forza che viene da lui e che agisce in me con potenza.
VANGELO Gv 19, 25-27
Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quell’ora. Stavano presso la croce del Signore Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Un dolore condiviso
“Stavano presso la Croce del Signore Gesù la madre, la sorella di sua Madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala”. Gesù non è solo sulla Croce. Sa di quella presenza. Vede quella presenza, si rivolge a quella presenza: la presenza di sua Madre, Maria, lì sotto la Croce fino all’ultimo respiro di suo figlio. Nemmeno Maria è sola. C’è sua sorella, c’è Maria di Cleofa, c’è Maria di Magdala. Intorno a lei, forse, ci sono anche altre persone, magari altre donne che la sostengono, la osservano, pregano per lei, nel silenzio che si deve essere creato sotto la Croce del Signore. Maria non è sola e il suo dolore è condiviso. Chi è con lei, ovvero le altre donne, sono coloro che hanno seguito Gesù, lo hanno ascoltato, si sono lasciate guidare da Lui. Ora, proprio per quel Vangelo che esse hanno ascoltato dalla parola viva del Signore, non osano abbandonare la Madre sofferente. Sanno stare con lei. Se lei rimane sotto la Croce, anche loro vogliono rimanere accanto a lei. Il dolore di Maria è un dolore unico. È il dolore che solo una madre può avere per il figlio. Ogni madre che soffre per un figlio soffre in modo unico. Maria, a maggior ragione, ha provato un dolore unico, intenso, irripetibile, indescrivibile. Eppure, pur nella solitudine interiore, non è lasciata sola da coloro che hanno seguito il Signore, da coloro che lo hanno accolto, ascoltato, seguito.
Cosa avrà fatto Maria in quelle ore tremende? Cosa avrà detto? Non consta di sue parole o di suoi gesti. Io credo che si sarà chiusa nel suo dolore proprio perché quel dolore era unico, non condivisibile, non capibile da chi le stava intorno. Non era solo il dolore di una madre che perde un figlio, come spesso accade. Quel dolore, quel Figlio, rendevano anche il suo essere Madre qualcosa di unico e irripetibile. Avrà inteso le parole delle altre donne, certamente, avrà sentito i gesti delle altre donne, che l’hanno sorretta, l’hanno sostenuta, l’hanno consolata. Eppure quel dolore è rimasto dentro il suo cuore, insieme agli altri dolori, almeno quelli di cui ci parla il Vangelo, quelli che si impressero nella capacità di Maria di meditare, di trattenere nel cuore, di fare propri. Capacità che, come ci dicono gli evangelisti, fu davvero unica.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Anche per noi è così. Anche il dolore dell’uomo è così. Anche noi, quando soffriamo per qualche cosa, soffriamo da soli. Il dolore è solitario, rende solitari, il dolore è una dimensione intima della persona. Lo sappiamo tutti bene che, per quanto uno abbia a sentirsi dire, il dolore è, comunque, una dimensione personale.
Eppure tutti siamo chiamati a non rimanere soli. Tutti siamo chiamati a lasciare che le persone che abbiamo intorno possano esprimere la loro consolazione, così come sono capaci. Con una parola, con un gesto, con una semplice presenza. Tutti siamo chiamati a sperimentare, pur nella solitudine del dolore, la forza che viene dalla condivisione e la gioia che viene dal sapere che accanto a noi ci sono persone buone, che amano rendersi prossimo in condizioni difficili.
Così come anche noi, con una parola, con un gesto, con una semplice presenza, siamo chiamati a prendere parte al dolore degli altri. È vero che, quando siamo in una condizione di questo genere, non sappiamo cosa fare, spesso ci blocchiamo, spesso perdiamo le parole. Eppure proprio noi siamo chiamati a vivere una di quelle manifestazioni di solidarietà e di vicinanza che possono rendere grande il nostro animo.
Oggi direi di chiedere a Maria questa grazia: la grazia di saper condividere il dolore degli altri e la grazia di sentire che il nostro dolore può essere condiviso da persone buone che ci vogliono bene. La grazia di essere consolatori del dolore altrui, la grazia di sentire che la consolazione può venire anche a noi da altri, da coloro che amano stare attenti alla condizione che vivono le persone che hanno intorno. Chiediamo a Maria Addolorata questa grazia, perché possiamo tutti essere sempre pronti a condividere il dolore, sia quando lo proviamo, che quando vediamo il dolore degli altri.
Chiediamo a Maria, mentre ci stiamo preparando alla processione di venerdì, di non sentirci soli nei nostri dolori, di sapere che siamo sempre accompagnati. Se non da uomini, che potrebbero anche non vedere o scordarsi di noi, dalla presenza e dall’amicizia di Dio che, sempre, è vicino ai sofferenti e guida i passi di coloro che soffrono. Preghiamo Maria, con riferimento del tutto particolare, anche per i nostri malati. Il Signore ci dia pace, nel sapere che non siamo mai soli.