Mercoledì 13 ottobre

Settimana della 6 domenica dopo il martirio – Mercoledì

Vangelo

Lc 21, 20-24
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti».

Un ulteriore atteggiamento profetico da fare nostro in questo ottobre missionario, è quello dell’accettazione dei “tempi dei pagani”. Quando gli apostoli scrivono il Vangelo, sanno bene che il loro tempo non è un tempo “cristiano”. Essi vivono in una società pagana, che ascolta ma non condivide l’annuncio cristiano e, per questo, lo perseguita. Così gli evangelisti hanno visto anche morire moltissimi cristiani e quasi tutti gli apostoli di morte violenta. Essi ricordano la predicazione del Signore e sanno che c’è un “tempo dei pagani”, un tempo in cui le persone che non hanno fede cercano di mettere a tacere le persone di fede. Un tempo in cui i non credenti mettono le mani addosso ai credenti e li spingono alla morte. C’è un tempo che è così, è il “tempo dei pagani” nel quale la fede è avversata. Non è un tempo definito, non è solo “quel” tempo. Il Vangelo ci ricorda che ci possono essere molti tempi che corrispondono a questo “tempo dei pagani”. Ci sono tempi dei pagani quando sono molti gli uomini che non aprono il cuore alla rivelazione di Dio e, ostinati nei loro ragionamenti, vivono come se Dio non esistesse. Il cristiano sa queste cose e vive con la costanza e la fermezza che il Vangelo ci ha ricordato ieri. Così si sfida il tempo dei pagani.

1 Timoteo

1Tm 2, 8-15
Prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Carissimo, voglio che in ogni luogo gli uomini preghino, alzando al cielo mani pure, senza collera e senza polemiche. Allo stesso modo le donne, vestite decorosamente, si adornino con pudore e riservatezza, non con trecce e ornamenti d’oro, perle o vesti sontuose, ma, come conviene a donne che onorano Dio, con opere buone. La donna impari in silenzio, in piena sottomissione. Non permetto alla donna di insegnare né di dominare sull’uomo; rimanga piuttosto in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non Adamo fu ingannato, ma chi si rese colpevole di trasgressione fu la donna, che si lasciò sedurre. Ora lei sarà salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con saggezza.

La lettura più bella, oggi, a mio avviso è la prima lettura. Lettura che ha un senso imperituro, grazie alle parole di San Paolo. L’apostolo ci diceva che sempre, in ogni tempo, in ogni situazione, in ogni momento della storia, la donna è segno profetico e richiamo alla libertà per tutti.

Una donna diventa segno profetico per il mondo, per la società, per tutti gli uomini, quando sa rimandare, con il suo modo di fare, con il suo modo di parlare, con tutta la sua femminilità, a Dio. Paolo non disprezza né invita a disprezzare tutto ciò che compone l’universo femminile dal punto di vista umano, solamente invita a non fermarsi a queste cose. La donna cristiana sa che oltre la moda, oltre la cura della persona, oltre l’apparire che attira l’attenzione, ci deve essere ben altro. Quando una donna si limita alle cose mondane, essa può risultare attraente, ma richiama a sé, mette sé stessa in mostra. Quando c’è una donna di fede persino tutto ciò che concerne la sua femminilità, bellezza, delicatezza, tornano ad essere un richiamo a Dio creatore di ogni cosa e dispensatore di tutti i talenti. Per San Paolo una donna, quando esercita bene i suoi compiti, diventa la prima testimone della fede e diventa ella stessa un richiamo a Dio e all’eternità per tutti. Anzitutto per quelli della sua famiglia, per i suoi figli, per coloro rispetto ai quali ha la responsabilità di impostare un cammino. Il suo compito non solo non è marginale nella trasmissione e nella testimonianza della fede, ma è addirittura centrale e fondamentale. Parole bellissime che valorizzano la dignità della donna e il suo compito profetico di richiamo ai valori della fede.

Per noi

Credo che tutti rimaniamo come a bocca aperta di fronte a queste parole dell’apostolo, perché vediamo bene che noi siamo in un tempo nel quale sono una piccola minoranza coloro che pensano in questo modo. Sono una minoranza le donne che interpretano così la propria presenza e il proprio compito nella Chiesa e nella società, ma sono anche una minoranza gli uomini che affidano alla donna questo compito così singolare e così importante. Dovremmo essere noi, i cristiani, coloro che si prendono questo compito profetico, coloro che desiderano rileggere le parole profetiche di San Giovanni Paolo II nella “Mulieris dignitatem” che già qualche decennio fa ci ricordava che senza una vera riscoperta della centralità della donna e del suo ruolo anche in ordine alla trasmissione della fede, la nostra società sarebbe stata più povera e più sola.

  • Vogliamo prenderci questo compito?
  • Vogliamo educare le nostre ragazze a questo altissimo e onerosissimo compito?

In questo dovremmo proprio riscoprire ciò che è tipico della fede ebraica, dove è la donna a trasmettere la fede con responsabilità e onore. In un mondo che sta perdendo questi valori, in un mondo che non vive più la gioia di una testimonianza profetica, non arrendiamoci alla forza delle cose che avvengono e chiediamo al Signore di farci vivere con fede profonda il richiamo ai valori della fede, unica via di salvezza e di santificazione.

2021-10-05T08:48:25+02:00