Sabato 14 marzo

Settimana della seconda domenica di Quaresima – sabato

Vangelo

Mc 6, 1b-5
 Lettura del vangelo secondo Marco

In quel tempo. Il Signore Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì.

Ricordando che il sabato ha un ordinamento particolare di Scritture, tutto volto a farci comprendere meglio il valore del Battesimo e a farci rivivere e recuperare la grazia battesimale, cerchiamo di comprendere il Vangelo di oggi.

Emerge con chiarezza il richiamo a non dare mai nulla di scontato nel cammino di fede. Mi pare che spesso, anche noi, facciamo come i concittadini di Gesù, cioè, mentre leggiamo un Vangelo, o mentre viviamo una funzione o un atto di culto, ci viene da dire che queste cose le sappiamo già, che i gesti sono sempre gli stessi, monotoni e ripetitivi… insomma ci viene da dire esattamente ciò che espressero le persone che ascoltavano, in sinagoga, la predicazione del Signore. Gesù richiama così che il Battesimo è sempre novità di vita, non già perché si fanno sempre cose nuove o perché accade sempre qualcosa di nuovo, ma perché, anche nell’abitudinarietà e nel ripetersi delle cose della vita, c’è sempre un significato nuovo da attingere. Il battezzato sa che la sua vita è sempre chiamata a rinnovarsi in Cristo e vive con questa forza i suoi giorni feriali.

Isaia

Is 6, 8-13
Lettura del profeta Isaia

In quei giorni. Isaia disse: «Io udii la voce del Signore che diceva: “Chi manderò e chi andrà per noi?”. E io risposi: “Eccomi, manda me!”. Egli disse: “Va’ e riferisci a questo popolo: Ascoltate pure, ma non comprenderete, osservate pure, ma non conoscerete. Rendi insensibile il cuore di questo popolo, rendilo duro d’orecchio e acceca i suoi occhi, e non veda con gli occhi né oda con gli orecchi né comprenda con il cuore né si converta in modo da essere guarito”. Io dissi: “Fino a quando, Signore?”. Egli rispose: “Fino a quando le città non siano devastate, senza abitanti, le case senza uomini e la campagna resti deserta e desolata”. Il Signore scaccerà la gente e grande sarà l’abbandono nella terra. Ne rimarrà una decima parte, ma sarà ancora preda della distruzione come una quercia e come un terebinto, di cui alla caduta resta il ceppo: seme santo il suo ceppo».

Un altro pilastro del Battesimo ci viene dato dalla lettura del profeta. Il battezzato è un uomo che non si ritira mai di fronte a nulla, il battezzato non scansa le responsabilità e gli incarichi. Il battezzato sa bene che, ad imitazione del Figlio, l’inviato del Padre perché gli uomini abbiano la vita, tocca a lui lasciarsi coinvolgere nelle molteplici attività e responsabilità della vita. Il battezzato non si tira mai indietro, perché sa che ogni possibilità di testimonianza che viene offerta alla propria esistenza, è un dono del Padre che chiede di lasciarsi coinvolgere in essa.

Ebrei

Eb 4, 4-12
Lettera agli Ebrei

Fratelli, si dice in un passo della Scrittura a proposito del settimo giorno: «E nel settimo giorno Dio si riposò da tutte le sue opere». E ancora in questo passo: «Non entreranno nel mio riposo!». Poiché dunque risulta che alcuni entrano in quel riposo e quelli che per primi ricevettero il vangelo non vi entrarono a causa della loro disobbedienza, Dio fissa di nuovo un giorno, oggi, dicendo mediante Davide, dopo tanto tempo: «Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori!». Se Giosuè infatti li avesse introdotti in quel riposo, Dio non avrebbe parlato, in seguito, di un altro giorno. Dunque, per il popolo di Dio è riservato un riposo sabbatico. Chi infatti è entrato nel riposo di lui, riposa anch’egli dalle sue opere, come Dio dalle proprie. Affrettiamoci dunque a entrare in quel riposo, perché nessuno cada nello stesso tipo di disobbedienza. Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore.

Un ulteriore cardine del Battesimo ci viene dato dalla Lettera agli Ebrei. Il battezzato cerca sempre il suo “sabato”! Il sabato, per gli Ebrei, era il giorno della “ri-creazione”, cioè il giorno nel quale, coltivando il gusto per la conoscenza di Dio, l’uomo ricreava la sua immagine e il suo rapporto con Dio. Il battezzato vive di questo e non lascia che la sua settimana sia senza una celebrazione solenne del giorno del Signore. Il battezzato sa bene che nell’Eucarestia, rito della nuova ed eterna alleanza, si rende più forte la sua consapevolezza di amore per Dio Padre, di unione alla Chiesa, di amore per il bene.

In preghiera

Gesù Figlio del Padre, Tu hai insegnato che la coscienza battesimale si può rinnovare solo in un costante rapporto di amore con Te. Donami di vivere così la mia domenica, così che io sappia sempre unirmi a Te e giungere alla perfezione di amore che è la Santa Trinità.

Esame di coscienza

  • Come è andata questa seconda settimana di quaresima?
  • Come vivrò la mia domenica, giorno sacro al Signore per la ricreazione della mia anima?
  • Mi lascio coinvolgere in qualche responsabilità ecclesiale, per vivere bene il mio Battesimo?
2020-03-07T21:22:50+01:00