Martedì 14 giugno

Settimana della 1 domenica dopo Pentecoste – martedì 

La Parola di Dio per questo giorno

LETTURA Es 6, 29 – 7, 10
Lettura del libro dell’Esodo

In quei giorni. Il Signore disse a Mosè: «Io sono il Signore! Riferisci al faraone, re d’Egitto, quanto io ti dico». Mosè disse alla presenza del Signore: «Ecco, ho le labbra incirconcise e come vorrà ascoltarmi il faraone?». Il Signore disse a Mosè: «Vedi, io ti ho posto a far le veci di Dio di fronte al faraone: Aronne, tuo fratello, sarà il tuo profeta. Tu gli dirai quanto io ti ordinerò: Aronne, tuo fratello, parlerà al faraone perché lasci partire gli Israeliti dalla sua terra. Ma io indurirò il cuore del faraone e moltiplicherò i miei segni e i miei prodigi nella terra d’Egitto. Il faraone non vi ascolterà e io leverò la mano contro l’Egitto, e farò uscire dalla terra d’Egitto le mie schiere, il mio popolo, gli Israeliti, per mezzo di grandi castighi. Allora gli Egiziani sapranno che io sono il Signore, quando stenderò la mano contro l’Egitto e farò uscire di mezzo a loro gli Israeliti!». Mosè e Aronne eseguirono quanto il Signore aveva loro comandato; così fecero. Mosè aveva ottant’anni e Aronne ottantatré, quando parlarono al faraone. Il Signore disse a Mosè e ad Aronne: «Quando il faraone vi chiederà di fare un prodigio a vostro sostegno, tu dirai ad Aronne: “Prendi il tuo bastone e gettalo davanti al faraone e diventerà un serpente!”». Mosè e Aronne si recarono dunque dal faraone ed eseguirono quanto il Signore aveva loro comandato: Aronne gettò il suo bastone davanti al faraone e ai suoi ministri ed esso divenne un serpente.

SALMO Sal 104 (105)

Il Signore è fedele alla sua alleanza.

Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere.
Si è sempre ricordato della sua alleanza,
parola data per mille generazioni,
dell’alleanza stabilita con Abramo
e del suo giuramento a Isacco. R

Ma Dio rese molto fecondo il suo popolo,
lo rese più forte dei suoi oppressori.
Cambiò il loro cuore perché odiassero il suo popolo
e agissero con inganno contro i suoi servi. R

Mandò Mosè, suo servo,
e Aronne, che si era scelto:
misero in atto contro di loro i suoi segni
e i suoi prodigi nella terra di Cam. R

VANGELO Lc 4, 25-30
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «In verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Vangelo

Perché Gesù irrita così fortemente chi lo sta ascoltando in sinagoga? Perché tutti se la prendono proprio con lui? Il problema è sempre il solito: gli stranieri! Gesù cita come esempio di fede degli stranieri. Una donna, vedova, povera, di Serepta di Sidone, e dice: lei ha avuto una fede grande, tanto da meritare un miracolo nientemeno che del profeta Elia. La sua storia è una delle pagine centrali del ministero di Elia profeta.

Oppure il caso di uno straniero che viene guarito dalla lebbra. Si tratta di Naaman, il Siro. Uno che non aveva la fede di Israele, eppure un uomo che il profeta Eliseo guarisce da quella che era ritenuta una delle malattie più infamanti nel mondo antico: la lebbra.

La gente si domanda: che cos’hanno questi in più rispetto ai credenti di Israele? Perché Gesù cita questi come esempi di fede e non quelli che vanno tutti i sabati in sinagoga, quelli che leggono la Scrittura, quelli che appartengono al popolo ebraico?

L’insegnamento di Gesù è molto preciso: la fede non è tradizionale. Non è per l’appartenenza fisica al popolo di Israele che uno si salva. La fede nasce dove c’è un cuore che cerca Dio. A qualsiasi popolo appartenga quest’uomo, Dio lo sostiene, lo guarda con benevolenza, lo ama. Dove non c’è questo, non c’è fede, perché tutto si riduce ad un mero formalismo che non aiuta nessuno. Tantomeno l’anima di chi lo esprime.

Esodo

È la stessa trama narrativa dell’Esodo. Abbiamo due uomini di fede: Mosè ed Aronne. Due che hanno creduto in Dio perché appartengono al popolo eletto e perché ricercano, riflettono, si interrogano. Hanno accettato anche un compito improponibile: sfidare Faraone. Uomini ai quali viene data una capacità straordinaria di parola, anche se Mosè si ritiene un “uomo dalle labbra incirconcise”, come dire un peccatore. Come può un peccatore qualsiasi, nemmeno esperto di dialettica, confrontarsi con il faraone in persona? La risposta viene da Dio: poiché Mosè e Aronne hanno creduto, avranno forza straordinaria per sostenere il confronto. Potranno anche cambiare il bastone in un serpente. Ma non sarà questo a convertire Faraone. Non sarà questo piccolo segno ad aprire una breccia nel suo cuore. Quando uno è chiuso in se stesso, potrebbe sentire il miglior predicatore o potrebbe vedere qualsivoglia segno, ma tutto ciò non servirà a nulla. Un cuore si converte quando, umilmente, diventa capace di interrogarsi su Dio.

Per noi

Credo che qualcosa del genere lo pensiamo anche noi! Quando ci domandiamo perché noi, terre di antica tradizione cristiana, non siamo mai citati come esempio di fede dai nostri pastori. Qualcosa del genere ci capita di fronte agli stranieri, che hanno o un modo di credere diverso dal nostro o proprio una fede diversa dalla nostra. Spesso ci pare che, in qualche modo siano più considerati, abbiamo maggior visibilità. Spesso anche noi ci sentiamo un po’ come “derubati” di qualcosa.

Il Vangelo ci ricorda proprio che la fede non è mai appannaggio di qualcuno o di qualcun altro. La fede è per tutti. Tutti sono chiamati ad un’esperienza di intimità con Dio. A volte sono proprio gli stranieri che, magari anche per le loro condizioni un po’ più svantaggiate, sono più capaci di affidamento, di fede generosa, cosa che, a chi è abituato ad avere tutto, diventa molto più difficile. Il Signore vorrebbe che, da questo genere di confronti, nascesse non un’invidia o una critica, ma una fede più generosa, più forte, più intensa.

  • Noi che ascoltiamo questa Parola di Dio, siamo disposti a far nascere una fede così?
  • Noi che sentiamo la storia di uomini che sono stati esempi di fede, sappiamo fare nostri questi esempi per rendere il cammino più intenso e capace di un vero affidamento a Dio?

Mentre ci avviciniamo alla solennità del Corpus Domini, cerchiamo di riflettere su queste provocazioni e cerchiamo di farle nostre. Il Signore, infatti, ci dona questa parola per farci vivere ancora meglio il cammino che stiamo conducendo. Solo così sapremo rinnovarci interiormente secondo ciò che lo Spirito insegnerà a ciascuno di noi.

2022-06-11T09:02:56+02:00