Lunedì 14 giugno

Settimana della 3 domenica dopo Pentecoste – Lunedì

Questa settimana non ha feste particolari. Il lezionario sarà molto lineare e ci permetterà di rileggere il capitolo sesto del Vangelo di Luca che ci proporrà due diatribe sul sabato e, poi, il Vangelo delle beatitudini e le sue conseguenze.

Vangelo

Lc 6, 1-5
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

Un sabato il Signore Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?». Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Credo che le due Scritture, nel loro insieme, ci permettano di meditare sul rispetto dovuto a Dio.

Quale rispetto è dovuto a Dio? L’Antico Testamento rispondeva a questa domanda in maniera molto forte: Dio viene rispettato dall’uomo se questi rispetta minuziosamente le norme e le regole della fede. È un rispetto formale, è un rispetto minuzioso, è un rispetto centrato sulla conoscenza della legge di Mosè e su tutte le sue conseguenze.

Questo non è il rispetto che insegna e che chiede Gesù. Egli, piuttosto, chiede il rispetto del cuore. È per questo che non rimprovera i discepoli che sembrano non rispettare la legge di Mosè: stanno cogliendo spighe nel giorno di sabato, cosa non permessa dalla legge. Eppure il Signore non dice nulla perché intanto ricorda alcuni esempi del Primo Testamento in cui è stata derogata la stessa legge di Mosè. In secondo luogo perché Gesù insegna che il rispetto che egli cerca non è quello formale delle regole, delle norme, della ritualità. Piuttosto è il rispetto del cuore, quel rispetto che consente all’uomo di parlare con Dio, di “vedere” per così dire il Signore presente nella propria vita. È proprio questo ciò a cui dovrebbe mirare l’uomo sempre.

Esodo

Lv 9, 1-8a. 22-24
Lettura del libro del Levitico

L’ottavo giorno, Mosè convocò Aronne, i suoi figli e gli anziani d’Israele e disse ad Aronne: «Procùrati un vitello per il sacrificio per il peccato e un ariete per l’olocausto, tutti e due senza difetto, e presentali davanti al Signore. Agli Israeliti dirai: “Prendete un capro per il sacrificio per il peccato, un vitello e un agnello, tutti e due di un anno, senza difetto, per l’olocausto, un toro e un ariete per il sacrificio di comunione, da immolare davanti al Signore, e infine un’oblazione impastata con olio, perché oggi il Signore si manifesterà a voi”». Essi dunque condussero davanti alla tenda del convegno quanto Mosè aveva ordinato; tutta la comunità si avvicinò e restarono in piedi davanti al Signore. Mosè disse: «Ecco ciò che il Signore vi ha ordinato; fatelo e la gloria del Signore vi apparirà». Mosè disse ad Aronne: «Avvicìnati all’altare: offri il tuo sacrificio per il peccato e il tuo olocausto e compi il rito espiatorio in favore tuo e in favore del popolo; presenta anche l’offerta del popolo e compi per esso il rito espiatorio, come il Signore ha ordinato». Aronne dunque si avvicinò all’altare e scannò il vitello del sacrificio per il proprio peccato. Aronne, alzate le mani verso il popolo, lo benedisse; poi discese, dopo aver compiuto il sacrificio per il peccato, l’olocausto e i sacrifici di comunione. Mosè e Aronne entrarono nella tenda del convegno; poi uscirono e benedissero il popolo e la gloria del Signore si manifestò a tutto il popolo. Un fuoco uscì dalla presenza del Signore e consumò sull’altare l’olocausto e le parti grasse; tutto il popolo vide, mandarono grida di esultanza e si prostrarono con la faccia a terra.

Si capisce la “ratio” della legge di Mosè. Perché Mosè aveva dato norme minuziose e prescritto una ritualità molto definita? Perché aveva dettato regole severe per il suo popolo? La risposta era contenuta proprio nella prima lettura: le regole per il sacrificio in espiazione dei peccati e le regole per quello di comunione erano state date perché l’uomo, purificando il proprio cuore e cercando la comunione con Dio, potesse quasi “vedere” e “ascoltare” la sua presenza e la sua voce. Se l’uomo vuol essere certo del proprio cammino di fede, se l’uomo vuole camminare umilmente con il suo Dio, allora deve seguire alcune norme e alcune regole per ascoltare la sua voce e per avvicinarsi a Lui. Anche se le norme sono minuziose e molto pratiche, Mosè non ha a cuore che ci sia solo un rispetto formale delle norme. Egli mira, piuttosto, a creare comunione tra Dio e l’uomo. Poiché questa comunione si esprime solo nel rito, ecco il senso di alcune norme e prescrizioni, che non sono però fini a sé stesse, ma mirano a creare la comunione tra l’uomo e Dio.

Per noi

Noi tutti, tutti gli uomini che vivono in questo momento storico ma, soprattutto, noi italiani, siamo un po’ allergici alle norme, alle regole, alle prescrizioni, dobbiamo, in qualche maniera, ribellarci ad esse, trovare una scappatoia, salvarci da quello che sembra essere solo un peso, un formalismo, una burocrazia. Tutti abbiamo un po’ un senso di avversione e di repulsione e, per questo, cerchiamo di ribellarci e di sottrarci a tutto quello che viene proposto in questo senso.

Così facendo, però, corriamo il rischio di perdere anche la realtà che, almeno nella mente di Mosè, era collegata a queste norme e a questi riti: la comunione con Dio. L’aver tolto molti riti, l’aver derogato a molte regole, l’aver tolto anche un po’ di quella “forma” che dà senso ad ogni sostanza, non ha certo promosso una comunione più profonda con Dio. Spesso ha solo spento ulteriormente la fede! Cosa fare? Cosa proporre? Non certo di tornare al ritualismo e alla formalità eccessiva, ovviamente, ma occorre preoccuparci di un ritorno alla comunione e al desiderio di unione con Dio. Anche noi abbiamo il bisogno di “vedere” la sua presenza e di “sentire” la comunione con Lui, viva, operante nelle nostre vite. Questa presenza, per noi cristiani, fortemente legata al Sacramento dell’Eucarestia che, appunto, dice tutta la presenza del Signore nei nostri giorni, nelle nostre vite, nelle nostre situazioni. Recuperiamo questa verità: la nostra fede ne uscirà più forte! Diamo senso a qualche regola, diamo sostanza a qualche rito. La nostra fede ne uscirà rafforzata.

  • Ricerco una comunione con Dio sempre più forte e più vera?
  • Come la esprimo?
2021-06-11T10:09:29+02:00