Martedì 15 giugno

Settimana della 3 domenica dopo Pentecoste – Martedì

Vangelo

Lc 6, 6-11
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

Un altro sabato il Signore Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita. Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

Il valore dei segni è sempre molto importante per la vita di ogni uomo. Anche se diciamo di non esservi attaccati, tutti, in realtà, siamo alla ricerca di segni che indichino con sicurezza il cammino. In continuità con l’insegnamento ricevuto ieri, Gesù ne offre uno ai suoi interlocutori. Ancora di sabato, questa volta nella sinagoga, Gesù sembra infrangere una regola preziosa sul rispetto del sabato e, quindi, sul rispetto di Dio. Nessuno cercava la guarigione in giorno di sabato: era proibito. Nemmeno coloro che si professavano guaritori nel nome di Dio potevano guarire in giorno di sabato: era un lavoro proibito. Gesù, invece, guarisce. Senza infrangere il sabato! Come mai? Lo spiega Gesù stesso con la domanda che pone ai suoi interlocutori. C’è forse un tempo giusto per salvare la vita di un uomo? C’è un tempo giusto per mostrare segni di misericordia? C’è un tempo sbagliato per fare queste cose? Evidentemente no! Ogni tempo è buono per salvare un uomo! Ogni tempo è buono per un segno di grazia e di misericordia: anche il sabato! Ecco il perché del miracolo compiuto. Questo miracolo non intende infrangere il sabato perché vuole essere un segno prezioso della presenza di Dio in mezzo al suo popolo, un segno di misericordia che, attraverso quest’uomo, deve giungere a tutti. Ecco la rivelazione di Dio, ecco il senso dei segni.

Numeri

Nm 9, 15-23
Lettura del libro dei Numeri

Nel giorno in cui la Dimora fu eretta, la nube coprì la Dimora, dalla parte della tenda della Testimonianza; alla sera ci fu sulla Dimora come un’apparizione di fuoco fino alla mattina. Così avveniva sempre: la nube la copriva e di notte aveva l’aspetto del fuoco. Tutte le volte che la nube si alzava sopra la tenda, subito gli Israeliti si mettevano in cammino, e nel luogo dove la nube si posava, là gli Israeliti si accampavano. Sull’ordine del Signore gli Israeliti si mettevano in cammino e sull’ordine del Signore si accampavano. Tutti i giorni in cui la nube restava sulla Dimora essi rimanevano accampati. Quando la nube rimaneva per molti giorni sulla Dimora, gli Israeliti osservavano la prescrizione del Signore e non partivano. Avveniva che la nube rimanesse pochi giorni sulla Dimora: essi all’ordine del Signore rimanevano accampati e all’ordine del Signore levavano le tende. E avveniva che, se la nube si fermava dalla sera alla mattina e si alzava la mattina, subito riprendevano il cammino; o se dopo un giorno e una notte la nube si alzava, allora levavano le tende. O se la nube rimaneva ferma sulla Dimora due giorni o un mese o un anno, gli Israeliti rimanevano accampati e non partivano; ma quando si alzava, levavano le tende. All’ordine del Signore si accampavano e all’ordine del Signore levavano le tende, e osservavano le prescrizioni del Signore, secondo l’ordine dato dal Signore per mezzo di Mosè.

Così anche nel libro dei Numeri. Sono i segni a parlare. Mosè aveva cercato di rendere il più sicuro possibile il cammino del suo popolo e aveva introdotto questo segno: quando la “nube”, che era il segno stesso della presenza di Dio, si sollevava dall’accampamento, allora tutto il popolo si metteva in marcia, quando essa si fermava, allora tutto il popolo piantava le tende ed interrompeva il cammino. Fu un segno fisico? Fu un riferimento a Mosè da prendere non in senso letterale ma spirituale? Molti interpretano in modo diverso. Io credo che, al di là della ricostruzione storica che, come tale, ci può sfuggire, il testo ci stia dicendo che Dio non smette mai di prendere parte alle vicende degli uomini. È per questo che è il Dio vicino. Come “Dio vicino” qualsiasi tempo, qualsiasi manifestazione, qualsiasi segno diventano l’occasione per testimoniare la sua misericordia e la sua vicinanza all’uomo.

Per noi

Certo noi tutti non facciamo fatica a comprendere il Vangelo. Non credo che ci sia nessuno che possa sostenere che c’è un tempo non adatto al compimento del bene, un tempo non adatto per “salvare” l’uomo. Però, come già dicevamo ieri, perdiamo spesso di vista il senso profondo di tutto questo e cioè la testimonianza della vicinanza di Dio attraverso i segni che ci vengono offerti o che anche noi offriamo ad altri.

Quando succede questo la carità si trasforma in attivismo, si perde il gusto per la ricerca di Dio e, quando Dio è assente, si perde l’orizzonte nel quale collocare ogni cosa, così, inevitabilmente, i gesti di comprensione, compassione, vicinanza, prima o poi, si affievoliscono e vengono meno. Accade così che si spenga quell’ardore di carità che, invece, dovrebbe renderci tutti più fratelli, come il Papa ci ha recentemente ricordato con la sua enciclica “Fratelli tutti”.

Come si esce da questo circolo? Come si può fare per spezzare questa catena? Solo recuperando il “senso del sabato”, cioè il senso profondo di quel “giorno di Dio, giorno per Dio” che dà poi senso ad ogni cosa della vita, ad ogni realtà dell’esistenza, ad ogni realtà di prossimità e di carità che possiamo vivere. Gesù non obbliga, ma pone anche a noi la domanda, come fece, quel giorno, a quegli uomini in sinagoga.

  • Noi cosa vogliamo rispondere?
  • Che senso hanno i nostri gesti, se non c’è la Sua presenza?

Proviamo ad interrogarci nuovamente, perché senza qualche gesto, senza qualche rito che ci aiuti a recuperare il senso e la custodia di una presenza, finirà inevitabilmente anche lo spirito di comprensione e di carità.

2021-06-11T10:12:56+02:00