Mercoledì 15 marzo

Settimana della 3 domenica di quaresima – mercoledì 

La spiritualità di questo giorno di quaresima

La vigilanza sulla quale il discorso della montagna ci fa riflettere, acquista quest’oggi un tono diverso. Vigilare sulle ricchezze per vigilare su se stessi. Ecco il contenuto proprio di questo giorno.

La Parola di questo giorno

GENESI 21, 22-34
Lettura del libro della Genesi

In quel tempo. Abimèlec con Picol, capo del suo esercito, disse ad Abramo: «Dio è con te in quello che fai. Ebbene, giurami qui per Dio che tu non ingannerai né me né la mia prole né i miei discendenti: come io ho agito lealmente con te, così tu agirai con me e con la terra nella quale sei ospitato». Rispose Abramo: «Io lo giuro». Ma Abramo rimproverò Abimèlec a causa di un pozzo d’acqua, che i servi di Abimèlec avevano usurpato. Abimèlec disse: «Io non so chi abbia fatto questa cosa: né tu me ne hai informato né io ne ho sentito parlare prima d’oggi». Allora Abramo prese alcuni capi del gregge e dell’armento e li diede ad Abimèlec: tra loro due conclusero un’alleanza. Poi Abramo mise in disparte sette agnelle del gregge. Abimèlec disse ad Abramo: «Che significano quelle sette agnelle che hai messo in disparte?». Rispose: «Tu accetterai queste sette agnelle dalla mia mano, perché ciò mi valga di testimonianza che ho scavato io questo pozzo». Per questo quel luogo si chiamò Bersabea, perché là fecero giuramento tutti e due. E dopo che ebbero concluso l’alleanza a Bersabea, Abimèlec si alzò con Picol, capo del suo esercito, e ritornarono nel territorio dei Filistei. Abramo piantò un tamerisco a Bersabea, e lì invocò il nome del Signore, Dio dell’eternità. E visse come forestiero nel territorio dei Filistei per molto tempo.

SALMO Sal 118 (119), 73-80

Il tuo amore, Signore, è la mia consolazione.

Le tue mani mi hanno fatto e plasmato:
fammi capire e imparerò i tuoi comandi.
Quelli che ti temono al vedermi avranno gioia,
perché spero nella tua parola. R

Signore, io so che i tuoi giudizi sono giusti
e con ragione mi hai umiliato.
Il tuo amore sia la mia consolazione,
secondo la promessa fatta al tuo servo. R

Venga a me la tua misericordia e io avrò vita,
perché la tua legge è la mia delizia.
Si vergognino gli orgogliosi
che mi opprimono con menzogne:
io mediterò i tuoi precetti. R

Si volgano a me quelli che ti temono
e che conoscono i tuoi insegnamenti.
Sia integro il mio cuore nei tuoi decreti,
perché non debba vergognarmi. R

PROVERBI 10, 18-21
Lettura del libro dei Proverbi

Figlio mio, dissimulano l’odio le labbra bugiarde, chi diffonde calunnie è uno stolto. Nel molto parlare non manca la colpa, chi frena le labbra è saggio. Argento pregiato è la lingua del giusto, il cuore degli empi vale ben poco. Le labbra del giusto nutrono molti, gli stolti invece muoiono per la loro stoltezza.

VANGELO Mt 6, 19-24
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore. La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra! Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

Il discorso della montagna

Il Vangelo contiene tre detti diversi.

Parto dal primo: “Non accumulate tesori…”. Il tempo del Signore Gesù è molto diverso dal nostro. Si vive alla giornata, non c’è tanta tensione all’accumulo, che è una realtà riservata, praticamente, ai super ricchi. Eppure, anche in un contesto sociale e culturale profondamente diverso, il Signore sa che il cuore dell’uomo è, comunque, attratto dalla ricchezza, dall’accumulo, dal possesso. Ecco perché raccomanda ai suoi di stare attenti, di non avere il cuore appesantito, di non dedicarsi oltre misura a questo genere di pensiero che rovina il cuore stesso e distrae rispetto agli impegni della vita e alle cose che contano. Piuttosto il Signore avvisa i suoi di accumulare un tesoro in cielo. Tesoro che è fatto dalle buone opere, dalle elemosine, dal perdono offerto agli altri… sono queste realtà il vero tesoro del cristiano. Senza queste, infatti, non ci si salva.

Il secondo detto: “La lampada del corpo è l’occhio: perciò se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso…”. Anche questo detto è fondamentale e conosce due possibilità di lettura diverse. Da un lato quella personale. Il cristiano è chiamato a vigilare su ciò che vede, perché ciò che lascia entrare nella sua coscienza, sarà ciò che nutrirà il suo cammino, il suo modo di vedere la storia, il suo modo di giudicare le cose, le persone, gli eventi… Se uno si lascia dominare dalla brama di possesso, dal fascino delle cose e delle ricchezze, da altre forme di “fame incontrollate”, la vita non potrà essere semplice ma rifletterà, inevitabilmente, tutto questo. Accanto a questa lettura personale, però, vi è anche una lettura, per così dire, comunitaria. Una società, nel suo modo di comunicare, nel suo modo di educare sentimenti collettivi e desideri comuni, dice cosa vuol far passare e dove punta. Una società dove il possesso è uno dei modi per far notare la propria presenza, in una società dove l’apparenza, la visibilità, l’approvazione sociale sono gli unici criteri di riferimento, è chiaro che tutto andrà nella direzione che sostiene, incentiva, incrementa il possesso delle cose, dei soldi, delle realtà della vita che devono far pensare all’importanza dell’immagine che uno dà di sé. Le due cose, ovviamente, sono molto connesse. Se uno vive in una società che insegna queste cose, sarà molto difficile che possa sfuggire dal lasciarsi plasmare da essa. Se uno ragiona con la sua testa, sa che ci sono alcune realtà dalle quali è bene astenersi, per educarsi ad una forma diversa di possesso, di condivisione, di distribuzione delle ricchezze. È però molto difficile che, in un ambiente che educa a ben altro, uno possa fare questa scelta matura.

Il terzo detto: “Non potete servire Dio e la ricchezza”. Detto molto facile da capire. Se uno serve Dio, si fida di Lui e della sua provvidenza. Il che non significa che non accumula, ma lo fa con un certo criterio e, soprattutto, dandosi un limite. L’accumulo non diventa fine a sé stesso, ma diventa previdenza per il futuro. Ecco cosa non si oppone al Vangelo. Quando l’accumulo diventa smisurato, fonte di preoccupazione tanto da occupare la mente e il cuore, allora si oppone a Dio, perché non lascia spazio a nessun altro pensiero ma prende tutte le energie di un’anima. È la ricchezza al servizio degli uomini e non il contrario!

Il nostro cammino di fede

Il tema è molto delicato, specialmente al nostro tempo. Eppure penso che si possa dire qualcosa. Certamente nel nostro modo di vivere, nella società di cui siamo parte ed anche figli, sarebbe impossibile pensare di vivere senza un previdenziale accumulo per il futuro. Rischieremmo, in caso di imprevisti, di non sapere come fare o di andare ad arricchire le file degli istituti e associazioni di beneficenza e carità. Dunque non è l’accumulo in sé e per sé che è sbagliato.

Ad essere fonte di preoccupazioni, ad essere “sbagliato” o meglio non evangelico, è quell’accumulo che diventa smisurato, che chiude le porte in faccia agli altri, che occupa tutte le forze del cuore e che diventa l’unica ragione di vita. Dobbiamo stare molto attenti, perché il nostro mondo è fatto così. Ci sbandiera forme di vita fuori misura e fuori portata che, entrando dentro di noi, accendono il desiderio di una vita simile. Proprio per questo saremo portati ad un accumulo eccessivo che, spesso, chiude il cuore agli altri.

Da tutto questo come si esce? Credo che solo l’educazione al bene comune, solo l’educazione alla carità, solo l’educazione alla condivisione possano salvare. In questo ci aiutano molto la campagna quaresimale, oppure le altre forme di carità che, durante l’anno, cerchiamo di richiamare: la decima del Natale, l’offerta missionaria, i progetti della Caritas…    cui si può aderire. Ci sono molte altre cose, in realtà, che aiutano a non chiudere la porta del cuore. Ecco, io vorrei che potessimo accedere ad esse, per evitare di diventare duri di cuore. Il Signore ci conceda tutto questo, perché possiamo essere davvero e sempre più uomini e donne di carità profonda, uomini e donne che hanno un’anima sensibile alle esigenze degli altri.

Intenzioni di preghiera

Preghiamo perché tutti possiamo essere attenti alle istanze della carità e impariamo a non chiudere la porta del cuore a tutti coloro che, invece, sono ai margini della società o che, comunque non ce la fanno.

Chiediamo al Signore di saper educare i nostri sguardi, perché sappiamo essere sempre attenti alle esigenze del prossimo e alle realtà della vita che abbiamo di fianco. Chiediamo al Signore di non avere uno sguardo distratto, frettoloso, incapace di commuoversi.

Il Papa ci richiama, in diversi modi, attenzioni da avere per i poveri, gli ultimi, gli emarginati. Lo fa non solo con i suoi scritti, ma, soprattutto, con i suoi gesti. Lasciamoci provocare da questi gesti e cerchiamo di viverne di simili. L’imitazione è contagiosa. Sarà questa imitazione nel bene a fare in modo che altri possano aderire alle medesime realtà della vita.

2023-04-01T17:03:45+02:00