Lunedì 15 marzo

Settimana della quarta domenica di Quaresima – Lunedì

La “sapienza di chi si lascia illuminare” è il quarto dei gesti di sapienza che vogliamo vivere in questa Quaresima. Questo tema è segnalato dal nostro principale patrono Sant’Ambrogio che parla, nelle sue opere, della splendida illuminazione che viene dalla fede e che per il cristiano si concretizza nell’illuminazione che viene dal fonte battesimale. Cercheremo, oggi e nei prossimi giorni, di lasciarci attirare anche noi da questa splendida illuminazione della fede che è la Parola di Dio. In questa settimana non ci sarà poi la pratica penitenziale del digiuno del venerdì: questo venerdì celebriamo con solennità San Giuseppe, celebrando anche le S. Messe negli orari consueti.

Genesi

24, 58-67
Lettura del libro della Genesi

In quei giorni. Il fratello e la madre chiamarono dunque Rebecca e le dissero: «Vuoi partire con quest’uomo?». Ella rispose: «Sì». Allora essi lasciarono partire la loro sorella Rebecca con la nutrice, insieme con il servo di Abramo e i suoi uomini. Benedissero Rebecca e le dissero: «Tu, sorella nostra, diventa migliaia di miriadi e la tua stirpe conquisti le città dei suoi nemici!». Così Rebecca e le sue ancelle si alzarono, salirono sui cammelli e seguirono quell’uomo. Il servo prese con sé Rebecca e partì. Intanto Isacco rientrava dal pozzo di Lacai-Roì; abitava infatti nella regione del Negheb. Isacco uscì sul far della sera per svagarsi in campagna e, alzando gli occhi, vide venire i cammelli. Alzò gli occhi anche Rebecca, vide Isacco e scese subito dal cammello. E disse al servo: «Chi è quell’uomo che viene attraverso la campagna incontro a noi?». Il servo rispose: «È il mio padrone». Allora ella prese il velo e si coprì. Il servo raccontò a Isacco tutte le cose che aveva fatto. Isacco introdusse Rebecca nella tenda che era stata di sua madre Sara; si prese in moglie Rebecca e l’amò. Isacco trovò conforto dopo la morte della madre.

Il libro della Genesi ci parla di una illuminazione del tutto particolare che potremmo chiamare così: l’illuminazione degli affetti. Nella seconda settimana di Quaresima abbiamo riflettuto molto sugli affetti dal punto di vista della morale. Oggi si accende un’altra luce su di essi. Isacco, uomo di fede, uomo istruito dal padre Abramo in tutte le cose che riguardano Dio, sta vivendo un particolare momento: ha perso la madre Sara, alla quale era molto legato, e non è ancora fidanzato. La lettura si riferiva proprio a questo momento, al momento in cui questo ragazzo conosce quella che diventerà la sua futura moglie. Isacco, illuminato dalla sua fede, rilegge i suoi affetti alla luce del suo credo e comprende che quella è la donna con la quale non solo realizzerà la sua vita, ma grazie alla quale la promessa fatta da Dio ad Abramo suo padre diventerà realtà. Da lei nasceranno Giacobbe ed Esaù, segno, ancora piccolo, di quel popolo numeroso che diventerà tale solo dopo Giacobbe con i suoi 12 figli e con le 12 tribù che da essi deriveranno. Potremmo parlare di una vera e propria vocazione di Isacco, che rilegge la sua vita alla luce della sua fede. Notiamo anche la delicatezza con la quale il testo biblico ci aiuta a capire che Isacco operò un vero e proprio discernimento, fino a quel “sì” simboleggiato dall’accoglienza di Rebecca nella tenda della madre. È un gesto di accoglienza premurosa ma anche di onore. A questa donna viene dato il posto di Sara. È un altro segno della benedizione che continua.

Proverbi

16, 1-6
Lettura del libro dei Proverbi

Figlio mio, all’uomo appartengono i progetti del cuore, ma dal Signore viene la risposta della lingua. Agli occhi dell’uomo tutte le sue opere sembrano pure, ma chi scruta gli spiriti è il Signore. Affida al Signore le tue opere e i tuoi progetti avranno efficacia. Il Signore ha fatto ogni cosa per il suo fine e anche il malvagio per il giorno della sventura. Il Signore ha in orrore ogni cuore superbo, certamente non resterà impunito. Con la bontà e la fedeltà si espia la colpa, ma con il timore del Signore si evita il male.

Anche il libro dei Proverbi invitava a fare in modo che affetti e sentimenti siano sempre illuminati da Dio. Senza questa illuminazione potrebbe anche accadere che affetti, emozioni, sensazioni, ingannino l’uomo. Solo quando gli affetti e il mondo interiore delle emozioni si lasciano illuminare dalla Parola di Dio, è allora possibile quell’operazione di “discernimento degli spiriti” che ci porta a conoscere cosa Dio chiede alla nostra vita in ogni momento. È questa un’operazione difficile, complicata, eppure l’unica che ci può garantire di vivere una vita serena che non sia in balia di quelle emozioni che sballottano la vita da una parte all’altra, senza dare senso ad essa. È solo l’illuminazione della fede che sa far decantare ogni cosa e che sa dare il giusto posto ad ogni realtà.

Vangelo

Mt 7, 1-5
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

L’illuminazione della fede è poi e più che mai necessaria per quell’opera umana che è il giudizio. Il Vangelo ci illumina: è impossibile non giudicare, ovvero trovare quegli elementi che sostengono la nostra scelta nelle cose concrete della vita. Quando però occorre giudicare, necessitiamo tutti anzitutto della virtù della prudenza. Ogni giudizio deve essere prudente e mai temerario, perché ogni giudizio temerario rovina le persone e corrompe le situazioni. Poi occorre la giustizia, ovvero il domandarsi, in ogni situazione, come Dio guarda a quella situazione concreta, con quali occhi, con quale amore, con quale intenzione. Poi occorre prendere una decisione equa, che non porti nessuno a rovina. Infine, e soprattutto, quando si intende esprimere un giudizio di correzione, occorre che la nostra persona sia già pervenuta alla verità di quella situazione che si intende correggere. Sarebbe infatti poco serio invitare una persona a correggersi su un aspetto della vita sul quale noi stessi, ancora, fatichiamo. Quando non è così, è meglio prima mettersi a lavorare su sé stessi, per poi “vederci bene” per correggere il fratello. Raccomandazioni di prudenza e di saggezza, che ora, interpellano noi tutti.

Esercizio per la revisione di vita quaresimale

  • Lascio che le mie emozioni e i miei affetti siano illuminati dalla mia fede o sono essi a spadroneggiare dentro di me?
  • Mi dedico, con prudenza, al discernimento dello spirito o agisco di impulso e in balia delle mie emozioni?
  • Sono sempre coerente quando intendo proporre un giudizio?
  • Quando faccio una correzione, verifico prima come mi regolo io sul medesimo argomento?

Impegno per suscitare la sapienza in noi

Credo che oggi tutti ci sentiamo presi un po’ in contropiede. Un po’ perché non siamo sempre così coerenti, un po’ perché anche noi viviamo in balia delle nostre emozioni, un po’ perché il tema della correzione è sempre difficile e arduo…

Lasciamoci illuminare dalla fede e giungeremo alla sapienza del cuore.

È questo l’esercizio di sapienza che desideriamo vivere oggi.

2021-03-11T22:02:46+01:00