Settimana della 5 domenica dopo Pentecoste – Martedì
La spiritualità di questo giorno
Nella memoria di San Bonaventura, il grande filosofo e teologo che ha illuminato tutto il Medioevo con la sua sapienza e la sua dottrina, custodiamo queste Scritture e queste parole che riceviamo con fede. Anche oggi le due Scritture possono essere rilette nel loro insieme alla luce di quel concetto di identità al quale abbiamo già dedicato la meditazione di ieri. Se ieri era in questione soprattutto l’identità del singolo, oggi è in questione l’identità dei credenti come insieme, come gruppo, come famiglia, come popolo.
La Parola di questo giorno
LETTURA Dt 26, 16-19
Lettura del libro del Deuteronomio
In quei giorni. Mosè disse a tutto Israele: «Oggi il Signore, tuo Dio, ti comanda di mettere in pratica queste leggi e queste norme. Osservale e mettile in pratica con tutto il cuore e con tutta l’anima. Tu hai sentito oggi il Signore dichiarare che egli sarà Dio per te, ma solo se tu camminerai per le sue vie e osserverai le sue leggi, i suoi comandi, le sue norme e ascolterai la sua voce. Il Signore ti ha fatto dichiarare oggi che tu sarai il suo popolo particolare, come egli ti ha detto, ma solo se osserverai tutti i suoi comandi. Egli ti metterà, per gloria, rinomanza e splendore, sopra tutte le nazioni che ha fatto e tu sarai un popolo consacrato al Signore, tuo Dio, come egli ha promesso».
SALMO Sal 110 (111)
Principio della sapienza è il timore del Signore.
Renderò grazie al Signore con tutto il cuore,
tra gli uomini retti riuniti in assemblea.
Grandi sono le opere del Signore:
le ricerchino coloro che le amano.
Il suo agire è splendido e maestoso,
la sua giustizia rimane per sempre. R
Mostrò al suo popolo la potenza delle sue opere,
gli diede l’eredità delle genti.
Le opere delle sue mani sono verità e diritto,
stabili sono tutti i suoi comandi,
immutabili nei secoli, per sempre,
da eseguire con verità e rettitudine. R
Mandò a liberare il suo popolo,
stabilì la sua alleanza per sempre.
Santo e terribile è il suo nome.
Principio della sapienza è il timore del Signore:
rende saggio chi ne esegue i precetti.
La lode del Signore rimane per sempre. R
VANGELO Lc 8, 16-18
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce. Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce. Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».
Deuteronomio
Se ieri Mosè invitava tutti a ricordare l’origine della fede di Abramo per scoprire il senso della propria identità, ecco che oggi invita tutti a riscoprire il senso dell’appartenenza al popolo “eletto”. La fede è un dono che richiama ad una risposta personale. Questa risposta è però impossibile se si sgancia la fede personale dal concetto di appartenenza ad un popolo. Per Israele è fondamentale ritenersi il popolo della salvezza, il popolo amico di Dio, il popolo che Dio si è scelto. In ogni circostanza, dalla più importante alla meno nota, da quella più forte a quella più debole, da quella più esaltante a quella più complessa, è chiaro, per tutti gli ebrei, che essi formano un popolo unico. Un popolo che può anche essere disperso, che può anche non vivere nello stesso luogo, eppure è unito insieme da legami che vengono non tanto dalla conoscenza, dal rispetto reciproco, dalla responsabilità collettiva, ma dalla fede. Questa è la radice da considerare sempre. Radice che, se dà senso al cammino di ogni singolo, è, comunque, una radice comunitaria. Non è possibile spezzare il vincolo con questa radice. Non è possibile estraniarsi da questa appartenenza. Nessun figlio di Abramo, nemmeno quello più lontano da Dio, vorrebbe mai spezzare questo legame fortissimo con il popolo a cui appartiene. Ne va della sua identità e anche del suo destino.
Vangelo
Anche il Vangelo ci aiuta a riflettere sul medesimo tema. Gesù sta parlando non solo del singolo uomo, credente, apostolo, sta parlando della Chiesa, dell’insieme di tutti i credenti, della comunità che i credenti in lui formano in quanto tali. È la Chiesa e non solo il singolo credente che è chiamata ad essere luce. È la Chiesa in quanto tale che è chiamata ad essere città che splende sulla cima del monte. È la Chiesa in quanto tale che è chiamata ad essere luce. Mai una luce propria, ma una luce riflessa. I padri antichi hanno detto molto bene che il segreto della Chiesa è quello di essere corpo che splende della luce di Cristo, esattamente come la luna riflette la luce del sole. Il cristiano è chiamato a lasciarsi illuminare da Cristo per diventare a sua volta luminoso. Se il cristiano si lascia illuminare da Dio, allora è in grado di spargere quella luce che lo porta ad essere punto di riferimento per tutti. Se non c’è questa consapevolezza, ecco che il cristiano perde la sua identità, ma se questo accade, tutta la Chiesa perde parte del suo essere mistero di luce.
Per noi e per il nostro cammino di fede
- Cosa mi dicono questi richiami?
- In che modo la Chiesa è mistero di luce?
Forse le molte cose che accadono, ci porterebbero a dire che, in effetti, la Chiesa è un mistero di luce un po’ sbiadito. Forse i tanti scandali che causano tanti cristiani, anche tanti uomini di Chiesa, hanno messo un po’ in dubbio il suo essere mistero di luce. Può essere che molti siano anche scandalizzati da quello che accade e abbiano perso molta fiducia nella Chiesa. Credo che questa considerazione che molti muovono, deve però essere messa in parallelo con le Scritture che ci hanno ricordato che quando uno solo dei membri del corpo che è la Chiesa perde la sua lucentezza perché soccombe sotto il peso del peccato, allora tutto il corpo perde lucentezza e splendore. Dovremmo quindi dire che il peccato di ciascuno rende la Chiesa meno luminosa. Il male che è in ciascuno rende la Chiesa meno splendente, meno capace di essere quello che dovrebbe essere. Questa considerazione ci fa dire che tutti contribuiamo a far perdere lucentezza alla Chiesa! Il nostro peccato, anche se fosse piccolo, personale, nascosto, è lì a ricordarcelo. Cosa fare? Non disperare, caso mai crescere nella percezione di questa responsabilità. Quando tutti saremo veramente consci di quale grande responsabilità è messa nelle nostre mani, allora sapremo, forse, trattare la Chiesa in modo diverso. Chiedo a tutti di sapersi fermare a riflettere sulla bellezza, sull’importanza e anche sulla responsabilità che ha il nostro appartenere alla Chiesa. San Bonaventura, che ha edificato il corpo di Cristo con la sua dottrina e con il suo esempio, ci aiuti a capire in che modo tutti noi possiamo contribuire al bene della Chiesa, alla sua rivitalizzazione, al suo tornare ad avere quello splendore che è già contenuto nella sua origine, nel mistero pensato da Cristo.
Impegniamoci a rendere più splendente la nostra vita. Renderemo più splendente la nostra Chiesa.