Settimana della 7 domenica dopo il martirio – Mercoledì
La spiritualità di questo giorno
La grande figura di Santa Teresa domina questo giorno. Una santa gigante in quanto a fede, in quanto a testimonianza, in quanto a capacità di sopportazione delle difficoltà. Santa Teresa è la grande riformatrice del Carmelo. In un tempo in cui le esigenze della vita cristiana erano largamente disattese, ella seppe educare ad una adesione più perfetta a Dio, promuovendo il cammino di chi, seriamente, cercava il Signore. Diventata così maestra di anime, ella risplende ancora oggi nella Chiesa proprio per il suo carisma autentico e sincero. Donna forte, o come dicevamo ieri, donna molto seria, intercede per noi perché il cammino della Chiesa di oggi possa tornare ad avere quella perfezione e quella santità senza la quale è impossibile piacere a Dio.
La Parola di questo giorno
EPISTOLA 1Tm 5, 17-22
Prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Carissimo, i presbìteri che esercitano bene la presidenza siano considerati meritevoli di un duplice riconoscimento, soprattutto quelli che si affaticano nella predicazione e nell’insegnamento. Dice infatti la Scrittura: «Non metterai la museruola al bue che trebbia», e: «Chi lavora ha diritto alla sua ricompensa». Non accettare accuse contro un presbìtero se non «vi sono due o tre testimoni». Quelli poi che risultano colpevoli, rimproverali alla presenza di tutti, perché anche gli altri abbiano timore. Ti scongiuro davanti a Dio, a Cristo Gesù e agli angeli eletti, di osservare queste norme con imparzialità e di non fare mai nulla per favorire qualcuno. Non aver fretta di imporre le mani ad alcuno, per non farti complice dei peccati altrui. Consèrvati puro!
SALMO Sal 25 (26)
Nelle assemblee benedirò il Signore.
Fammi giustizia, Signore:
nell’integrità ho camminato,
confido nel Signore, non potrò vacillare.
Scrutami, Signore, e mettimi alla prova,
raffinami al fuoco il cuore e la mente. R
Lavo nell’innocenza le mie mani
e giro attorno al tuo altare, o Signore,
per far risuonare voci di lode
e narrare tutte le tue meraviglie.
Signore, amo la casa dove tu dimori
e il luogo dove abita la tua gloria. R
Non associare me ai peccatori,
perché vi è delitto nelle loro mani.
Ma io cammino nella mia integrità;
riscattami e abbi pietà di me.
Il mio piede sta su terra piana;
nelle assemblee benedirò il Signore. R
VANGELO Lc 23, 28-31
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù, voltandosi verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».
Vangelo
La scena del Vangelo è notissima e tristissima. Il pianto del Signore sulla città di Gerusalemme diventa occasione per capire i sentimenti di Gesù, sempre profondissimi. Gesù piange sulla città che non lo accoglie o, più in generale, sulla città che non accoglie i profeti, anzi, che mette a morte i profeti. Gesù piange sulla città che dovrebbe riconoscerlo e che, invece, non lo riconosce. Gesù chiede alle donne che sono presenti di non piangere per lui e per il destino che lo attende, ma di piangere sui propri figli, che sono coloro che non accolgono i profeti e che li mettono a morte. Una scena dolorosissima, che indica come Dio soffre quando viene rifiutato dagli uomini. Dio soffre e si strugge per il mancato riconoscimento da parte di molti. Dio soffre perché molti cuori si chiudono a Lui e alla sua presenza di amore. Dio soffre perché si sente rifiutato. È una sofferenza che Gesù prova in modo unico, singolare, inimitabile. Una sofferenza che Gesù ha sperimentato più volte nel corso del suo ministero ma che giunge al suo apice sulla Croce. Una sofferenza unica, indicibile, immensa, del tutto imparagonabile a qualsiasi sofferenza umana. La sofferenza di Gesù che pervade la scena introduce già alla sofferenza dei giorni della Pasqua, alla sofferenza del Calvario.
Timoteo
Potremmo rileggere con questo tema anche la lettera a Timoteo. San Paolo sta parlando delle sofferenze che la comunità cristiana deve affrontare a vario titolo ma, spesso, a causa dei suoi ministri. San Paolo è prudente. Da un lato richiama Timoteo, che è vescovo, a non dare retta alle voci che possono girare, a non dare credito alle dicerie che, nella comunità cristiana si spargono come una macchia d’olio nell’acqua. Dall’altro lato invita ad essere molto prudente nella scelta dei ministri e sempre attivo nella formazione dei ministri. Potrebbe accadere, rammenta San Paolo, che anche alcuni ministri, invece di edificare la comunità, la rovinino con il loro operato, con le loro parole, con la loro incoerenza o, peggio, dando scandalo. Ecco perché raccomanda anche di essere prudenti prima di ammettere tra i ministri ordinati i giovani. Occorre un itinerario di discernimento, di formazione, di preghiera che deve mettere il più possibile al riparo dall’ordinare ministri che, poi, distruggeranno la comunità che dovrebbero invece edificare. Un richiamo molto serio e anche molto attuale.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Credo che oggi potremo pregare insieme pensando alla sofferenza del cuore di Cristo.
La sofferenza di fronte a chi non si apre al suo mistero, la sofferenza per chi rifiuta di credere, la sofferenza per coloro che, nonostante la Parola di Dio che li raggiunge, decidono o preferiscono chiudersi nei loro cuori e rimanere lontani dalla parola di salvezza che potrebbe illuminare la loro coscienza e la loro vita. È la prima sofferenza che credo sia sempre presente nel cuore di Dio.
Poi c’è la seconda sofferenza, quella che viene provocata dal comportamento della Chiesa stessa, o di quei ministri che, invece di edificare la Chiesa, la distruggono, la rovinano, la rendono qualcosa di molto diverso da quella casa che Dio ha pensato come splendente tra gli uomini. Credo che sia molto importante che noi percepiamo non solo il dolore di molti uomini rovinati da queste cose, ma anche il dolore di Dio. Molto spesso le notizie ci portano a capire il dolore che pure dobbiamo comprendere, di persone che hanno sofferto a causa della Chiesa. Dolore di cui tutta la comunità deve farsi carico e per il quale si deve interrogare. Certo questo dolore c’è, è serio, è importante, è grande. Ma non dobbiamo distogliere il nostro sguardo dal dolore di Dio, dolore che si rinnova nel cuore di Cristo ogni volta che qualche figlio ferisce la Chiesa in modo profondo e diretto.
Questa giornata dedichiamola a questa preghiera. Partecipiamo, in qualche modo, al pianto del Signore. Consoliamo, in qualche modo, il pianto del Signore. Diamo una svolta alla nostra esistenza, ricordandoci che la serietà del cammino, la serietà con cui si può vivere la fede, è l’unica carta che possiamo giocare per restaurare la Chiesa che ha sempre bisogno di essere riformata. La serietà è, però, anche l’unica carta che dobbiamo giocare per la nostra fede personale. Senza la serietà dei singoli non si potrà mai costruire la serietà di una Chiesa intera.