Venerdì 15 ottobre

Settimana della 6 domenica dopo il martirio – Venerdì

Vangelo

Lc 21, 34-38
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo». Durante il giorno insegnava nel tempio; la notte, usciva e pernottava all’aperto sul monte detto degli Ulivi. E tutto il popolo di buon mattino andava da lui nel tempio per ascoltarlo.

L’ultimo segno profetico che ci viene proposto è la vigilanza. Una virtù abbastanza desueta, eppure assai importante. È anche la virtù tipica di Santa Teresa d’Avila che noi tutti vogliamo onorare in questo giorno a lei dedicato. In che cosa consiste la virtù della vigilanza? Il Vangelo è stato molto chiaro in proposito “non appesantirsi in affanni ed ubriachezze perché quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso”. La vita porta sempre ad appesantirsi! È tipico che le cose che capitano portino affanno. Gesù chiede di non soccombere alle cose e al loro peso. La virtù della vigilanza è quella virtù che serve per non soccombere sotto il peso delle cose che capitano. Vigila su se stesso chi, come Teresa d’Avila, accetta con fede le cose che capitano nella vita. Vigila su se stesso chi custodisce le proprie emozioni, i propri sentimenti. Vigila su se stesso chi attende il ritorno del Signore e a lui riferisce ogni cosa. Ancora il Vangelo ci istruisce: la vigilanza è la virtù di chi sa che deve comparire davanti al Figlio dell’Uomo, nel giorno del giudizio universale. Naturalmente il Vangelo non dice questo per spaventarci, ma per ricordarci questa verità di fede e per aiutarci a capire che la vita del cristiano deve sempre richiamare questa verità. Solo così si è liberi di agire nella storia, come Santa Teresa, diventando profeti del Regno.

1 Timoteo

1Tm 3, 14 – 4, 5
Prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Carissimo, ti scrivo tutto questo nella speranza di venire presto da te; ma se dovessi tardare, voglio che tu sappia come comportarti nella casa di Dio, che è la Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità. Non vi è alcun dubbio che grande è il mistero della vera religiosità: egli fu manifestato in carne umana e riconosciuto giusto nello Spirito, fu visto dagli angeli e annunciato fra le genti, fu creduto nel mondo ed elevato nella gloria. Lo Spirito dice apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti ingannatori e a dottrine diaboliche, a causa dell’ipocrisia di impostori, già bollati a fuoco nella loro coscienza: gente che vieta il matrimonio e impone di astenersi da alcuni cibi, che Dio ha creato perché i fedeli, e quanti conoscono la verità, li mangino rendendo grazie. Infatti ogni creazione di Dio è buona e nulla va rifiutato, se lo si prende con animo grato, perché esso viene reso santo dalla parola di Dio e dalla preghiera.

Anche la lettera a Timoteo ci dona un altro segno profetico al quale dobbiamo tutti essere attenti: diventa profeta chi non disprezza nulla della vita dell’uomo! San Paolo è molto consapevole che ciò che accadeva nel suo tempo sarebbe anche stato ciò che si sarebbe ripetuto molte volte nella storia. Sapeva cioè che molti sarebbero sorti per vietare le cose belle della vita, come, per esempio, il matrimonio. Erano già attive allora alcune sette che predicavano questo. San Paolo rivela l’inconsistenza di tutti questi progetti di vita e smaschera la falsità di queste predicazioni. Memore del mistero dell’incarnazione, grazie al quale il Figlio di Dio viene per esaltare la bellezza della vita umana, San Paolo chiede a tutti di saper valorizzare qualsiasi manifestazione della vita, perché tutte le dimensioni di vita dell’uomo sono state assunte da Cristo e a Lui fanno riferimento. Potremmo anche dire che non c’è aspetto della vita dell’uomo che non sia stato assunto da Cristo e, quindi, da Lui salvato. Ecco perché San Paolo proclama buona ogni cosa che si riferisca a Dio, che da Lui proviene e che a Lui porta.

Santa Teresa è stata anche donna che ha cantato la bellezza della vita dell’uomo, donna che, da mistica quale era, ha compreso il vero valore di ogni dimensione della vita umana, donna che ha saputo cantare la bellezza di ogni sua dimensione. Anche da lei dobbiamo imparare ad attingere luce, per vivere bene la nostra esistenza.

Per noi

  • Quali sono gli affanni della vita che ci appesantiscono?
  • Riusciamo davvero a comprendere la bellezza di ogni dimensione della vita?

Credo che tutti noi abbiamo qualche dimensione della vita che ci appesantisce. Tutti andiamo in ansia per qualcosa, tutti proviamo eccessiva preoccupazione per qualcosa. Non possiamo farne a meno! A meno che non diventiamo capaci di meditare più approfonditamente ciò che ci diceva il Vangelo e non diventiamo capaci di vivere con fede profonda tutto quello che inerisce la nostra esistenza cristiana.

Alla fine di questa settimana dovremmo tutti aver meditato quanto è importante che la nostra vita si mantenga libera da tutto ciò che potrebbe appesantirla e abbruttirla. Così come tutti dovremmo avere imparato quanta vigilanza ci occorre per vivere bene il nostro cammino di fede, sempre pronti a rendere ragione della speranza che deve essere dentro di noi.

Mentre ci prepariamo alla domenica missionaria, chiediamo questo dono e cerchiamo tutti di vivere con fede anche questa domenica nella quale ci viene ricordata l’importanza di sentirci missionari dell’amore di Cristo.

2021-10-05T08:56:06+02:00