Giovedì della prima settimana dopo l’Epifania
Meditiamo insieme le Scritture.
Siracide
Sir 44, 1. 15-18
Lettura del libro del Siracide
Facciamo ora l’elogio di uomini illustri, dei padri nostri nelle loro generazioni. I popoli parlano della loro sapienza, l’assemblea ne proclama la lode. Enoc piacque al Signore e fu rapito, esempio di conversione per tutte le generazioni.
Noè fu trovato perfetto e giusto, al tempo dell’ira fu segno di riconciliazione; per mezzo suo un resto sopravvisse sulla terra, quando ci fu il diluvio. Alleanze eterne furono stabilite con lui, perché con il diluvio non fosse distrutto ogni vivente.
Inizia oggi una sezione che prende l’avvio di un medesimo ritornello che ci verrà proposto tutti i giorni: “facciamo ora l’elogio degli uomini illustri…”. Con questo ritornello il Siracide introduce il ricordo di uomini grandi per la fede di Israele. È già questo un atteggiamento di sapienza: ricordare i grandi del passato, infatti, non è solo un esercizio della memoria, ma un aiuto per vivere bene il tempo presente, illuminati dai grandi valori di chi, prima di noi, ha testimoniato la fede.
Enoc e Noè sono i due uomini illustri che oggi il Siracide prende in considerazione. Due uomini che fanno parte dei primissimi racconti della Genesi e che ci parlano della fedeltà di due uomini a Dio. Enoc e Noè vengono presi come punto di paragone per coloro che vogliono conservare l’alleanza con Dio, dal momento che loro stessi furono esempio per l’Israele antico che si lasciava educare da questi grandi racconti della Bibbia. Entrare in alleanza con Dio, custodire il comandamento di Dio, vivere con Dio come amico: ecco l’atteggiamento di sapienza che ci viene proposto da queste due grandissime figure dell’Antico testamento.
Vangelo
Mc 1, 35-45
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco
In quel tempo. Al mattino presto il Signore Gesù si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni. Venne da lui un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.
Anche l’uomo lebbroso che si accosta a Gesù vive un atteggiamento di sapienza grande. Anzitutto, quasi incarnando quella sapienza che ci è appena stata richiesta dalla prima lettura, egli vive con Dio come alleato e, riconoscendo in Gesù la presenza di Dio, chiede ciò che a lui sta più a cuore: la salvezza del corpo.
In secondo luogo, dovremmo dire che il lebbroso sanato vive in alleanza con Dio rispettando la legge antica. Su invito stesso di Gesù, egli va a presentarsi al sacerdote, secondo quello che imponeva la legge di Mosè, per far attestare la sua guarigione e per essere reinserito nella società civile. Dal momento che dalla lebbra non si guarisce, il presentarsi al sacerdote era un po’ come far attestare l’avvenuto miracolo, e, quindi, chiedere di lodare Dio per i benefici che compie per coloro che si affidano a Lui.
In terzo luogo, dovremmo dire che il Vangelo attesta che, per l’uomo che vive in alleanza con Dio, c’è sempre una speranza. Gesù viene a dire proprio questo: la vita dell’uomo diventa sapiente quando, affidandosi a Dio, scopre la benevolenza del Padre che, nel Figlio, dona all’uomo ogni cosa.
Infine, dobbiamo registrare una disobbedienza dell’uomo sanato rispetto al comando del Signore. Mentre Gesù impone il silenzio, ecco che quest’uomo dice a tutti quello che gli è capitato e proclama la lode del Signore senza nessun problema, senza nessun limite. È, in fondo, sapienza anche questa. La riconoscenza di quest’uomo per Gesù gli impone di dire a tutti quello che è avvenuto. È la sapienza del povero, è la sapienza dell’umile che rimanda sempre a Dio.
Per Noi
Qualche riflessione per noi:
- Ricordiamo l’esempio di fede di qualcuno che ci è caro?
Anche noi dobbiamo custodire l’esemplarità della fede di chi ci è stato vicino e di chi, per noi, è divenuto esempio. Ricordare la sapienza dei nostri vecchi, ricordare l’esempio di fede che abbiamo ricevuto potrebbe essere non solo un utile esercizio della memoria, ma anche un chiaro modo per vivere la riconoscenza nei confronti dei testimoni della fede che ci hanno preceduto.
- So affidare a Dio le mie difficoltà?
Anche noi siamo chiamati a fare come il lebbroso, che è stato in grado di rimettere nelle mani di Dio la sua storia, la sua difficile salute, per chiedere la salvezza. Sappiamo fare altrettanto?
- Sappiamo vivere quell’atteggiamento di fede importante che è la glorificazione di Dio per i benefici ricevuti?
Sappiamo dire agli altri quali sono i benefici della fede che abbiamo ricevuto e che riceviamo?
Cerchiamo di condividere anche noi questi atteggiamenti di sapienza. Costruiremo così la nostra vita come una casa sulla roccia.