6 dopo l’Epifania
Introduzione
Pare essere opinione comune che non esista più la riconoscenza. Probabilmente cosa vera ma, come abbiamo sentito, realtà già ben presente ai tempi del Signore, se 9 su 10 non sanno ringraziare. Tuttavia il vangelo non vuole essere assolutamente un modo per invitare ad avere la capacità di riconoscenza. Sarebbe troppo poco. Piuttosto il vangelo vuol essere un modo per far confrontare due stili di vita diversi: lo stile di chi vive pensando a sé e lo stile di vita eucaristico.
La Parola di Dio
LETTURA Is 56, 1-8
Lettura del profeta Isaia
In quei giorni. Così dice il Signore: «Osservate il diritto e praticate la giustizia, perché la mia salvezza sta per venire, la mia giustizia sta per rivelarsi». Beato l’uomo che così agisce e il figlio dell’uomo che a questo si attiene, che osserva il sabato senza profanarlo, che preserva la sua mano da ogni male. Non dica lo straniero che ha aderito al Signore: «Certo, mi escluderà il Signore dal suo popolo!». Non dica l’eunuco: «Ecco, io sono un albero secco!». Poiché così dice il Signore: «Agli eunuchi che osservano i miei sabati, preferiscono quello che a me piace e restano fermi nella mia alleanza, io concederò nella mia casa e dentro le mie mura un monumento e un nome più prezioso che figli e figlie; darò loro un nome eterno che non sarà mai cancellato. Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo e per amare il nome del Signore, e per essere suoi servi, quanti si guardano dal profanare il sabato e restano fermi nella mia alleanza, li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera. I loro olocausti e i loro sacrifici saranno graditi sul mio altare, perché la mia casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli». Oracolo del Signore Dio, che raduna i dispersi d’Israele: «Io ne radunerò ancora altri, oltre quelli già radunati».
SALMO Sal 66 (67)
Popoli tutti, lodate il Signore!
Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti. R
Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra. R
Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio, il nostro Dio,
e lo temano tutti i confini della terra. R
EPISTOLA Rm 7, 14-25a
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, sappiamo che la Legge è spirituale, mentre io sono carnale, venduto come schiavo del peccato. Non riesco a capire ciò che faccio: infatti io faccio non quello che voglio, ma quello che detesto. Ora, se faccio quello che non voglio, riconosco che la Legge è buona; quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: in me c’è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Dunque io trovo in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti nel mio intimo acconsento alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che combatte contro la legge della mia ragione e mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!
VANGELO Lc 17, 11-19
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Lungo il cammino verso Gerusalemme, il Signore Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
Vangelo
A dirlo sono proprio i 10 lebbrosi. Sappiamo bene che la lebbra era malattia infamante. Chi ne veniva colpito doveva essere estromesso dalla società, dalla comunità degli uomini e vivere ai margini delle città, dei villaggi, cercando di sopravvivere. Nessun contatto era possibile e, ovviamente, nessuna forma di aiuto. Probabilmente questi 10 uomini si sono associati insieme per essere una piccola comunità, hanno cercato di mettersi insieme per via del loro bisogno, come spesso si fa da malati. Siccome le possibilità di sopravvivenza erano ridotte al minimo, ecco il desiderio di associarsi insieme per vivere il meno peggio possibile. Una comunione interessata, una comunione forzata che nasce dal bisogno. Nessuno di loro, però, ha dimenticato la vita di prima, la vita con gli altri uomini, la vita dove ciascuno viveva cercando i suoi interessi. Lo si capisce bene da due fattori della narrazione. Il primo è che, ovviamente, essi cercano di tornare ad una condizione di salute. È un dato ovvio, qualsiasi malato cerca di recuperare la salute. L’occasione è offerta da questo incontro con il Signore Gesù che, nella sua liberalità, decide di guarire tutti e 10 questi uomini, come da loro richiesto. Gesù non fa distinzione tra chi lo merita e chi non lo merita, tra chi è religioso e chi non lo è, tra chi appartiene ad Israele e chi è straniero. La sua azione, come sempre, è azione universale, azione che coinvolge tutti gli uomini, azione che non ha confini, che non si impone nessun limite; lo diceva, per altro, molto bene anche la prima lettura che già in altre occasioni abbiamo commentato. Tutti e 10, dunque, vengono sanati.
La seconda sottolineatura della narrazione viene da quel particolare bellissimo per cui uno solo torna a ringraziare. È uno straniero, anzitutto, uno che non ha troppa fede, o almeno così si riteneva in generale rispetto ai samaritani. È un uomo che fa quello che può, è un uomo che vive quello che gli è possibile vivere, come gli altri. Eppure è un uomo che si interroga rispetto a Gesù. Sicuramente si sarà chiesto chi era quell’uomo che lo aveva guarito. Il ritorno da lui è anche in vista di una maggiore comprensione della sua identità. In secondo luogo, è un uomo che sa vivere ringraziando. Questa è la vera attenzione del Vangelo: quest’uomo samaritano ha uno stile di vita eucaristico, è un uomo che sa rendere lode a Dio, è un uomo che sa ringraziare per quello che avviene nella sua vita. Probabilmente questa attitudine era nata molto prima e non in quell’occasione. Il samaritano torna a ringraziare perché egli è sempre aperto al ringraziamento, alla lode, all’attenzione a vivere non per sé, non solo pensando alla propria vita, non solo per i propri egoismi.
Cosa che, invece, fanno gli altri. Vedendosi guariti la loro unica attenzione è quella di correre dai sacerdoti per far attestare da loro la guarigione ricevuta. Non interessa altro. Interessa solo ritornare a casa, dai propri cari e ricominciare la vita di sempre, quasi che il periodo della lebbra fosse stato solo una cosa brutta, qualcosa da scacciare, non un tempo, una condizione nella quale avere imparato qualcosa per la vita. Uomini egoisti vivono anche quel momento da egoisti, pensando a sé e non interrogandosi minimamente sulla vita, sul senso del vivere, sulla collaborazione, sulla gratitudine, sulla capacità di rendere grazie.
Il Vangelo, propriamente, è confronto tra chi vive la vita per sé solo, in senso egoistico, non sentendo minimamente il bisogno di rivolgersi a Dio e di ringraziare, e lo stile di chi, invece, fa della propria vita un atto costante di ringraziamento al Padre, un atto costante di lode a Dio per tutto quello che è accaduto e che accade nell’esistenza.
Romani
Realtà, questa, che non vale solo per i non credenti, per chi non ha un percorso di fede, per chi vive alla giornata, per chi si lascia andare ad una vita senza senso dove si vive un giorno accanto all’altro attendendo, prima o poi, una fine. Questa realtà colpisce anche il credente. Lo diceva benissimo San Paolo, con lo splendido testo della lettera ai romani, che ci ha suggerito un pensiero che credo sia davvero depositato nel profondo di ciascuno di noi. Perché non siamo capaci di compiere il bene sempre? Perché pur desiderando il bene poi, di fatto, compiamo il male? perché non sempre le nostre intenzioni corrispondono alle azioni che siamo in grado di mettere in campo? Se lo era chiesto lui per primo, dandosi una risposta che è nell’ordine della fede. Perché noi siamo schiavi del peccato! Il che significa che tutti siamo schiavi delle nostre intenzioni sbagliate, dei nostri desideri disordinati, del desiderio di prevalere sugli altri, del desiderio di non tenere conto dell’altro, soprattutto del vero peccato, che è quello di vivere una vita autonoma, non solo dalle altre persone, ma, soprattutto, da Dio. Il peccato è questo: un tentativo per attestare, in qualche modo, che si può fare a meno di Dio, della fede, della “dipendenza” da Lui. San Paolo si domanda: “chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?”. Come dire: come è possibile che il mio corpo non viva solo per sé stesso, come è possibile che io non viva solo pensando a me, come è possibile che io mi dia un ordine interiore che non mi faccia ricadere continuamente in questa logica di peccato? san Paolo si risponde: Solo Gesù Cristo! Solo quando si entra in un’ottica di vita eucaristica si può uscire dalla logica del peccato come logica dominante della vita. Solo quando si entra in un orizzonte di grazia, di lode, di ringraziamento costante a Dio, si può capire che la vita deve essere dono, deve essere imitazione della vita di Cristo. Così che si cominci a seguire quella ispirazione buona che la fede mette dentro di noi, quella ispirazione buona che ci fa capire che noi non siamo destinati al male, al peccato, a pensare solo a noi stessi. È, appunto, la logica eucaristica della vita.
La logica eucaristica dell’esistenza
In che cosa consiste, dunque, la logica eucaristica della vita?
- È la logica di chi entra in un orizzonte di preghiera. Anzitutto la logica eucaristica dell’esistenza è la logica di chi cerca una relazione con Dio, relazione che deve essere cercata e approfondita ogni giorno, relazione che fa vivere di attenzione all’altro, di lode al Padre, di stupore per le cose del creato, di richiesta per le necessità dell’esistenza, di accettazione anche di quelle vie difficili sulle quali camminare che diventano sentiero di ricongiunzione con Dio.
- È la logica di chi vive la vita come dono. La logica eucaristica è la logica che porta a non trattenere tutto per sé ma a fare della propria vita, della propria esistenza, un dono per gli altri. Un dono che non nasce dalla necessità, dalla costrizione, dall’interesse personale, ma dalla gratuità, secondo la regola del Vangelo: “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.
- È la logica di chi interpreta la vita come servizio. La logica eucaristica è la logica di Gesù che si mette a servizio dell’uomo, la logica di Cristo che si mette in ascolto degli altri, che si mette a servizio degli altri. Vive una logica di questo genere chi ascolta, chi fa quello che può per compiacere il bene, chi cerca di intuire quasi di che cosa abbia bisogno l’altro prima che l’altro glielo dica.
- È la logica di chi sa ringraziare. Proprio per questo chi vive la logica eucaristica dell’esistenza sa ringraziare. Sa ringraziare l’altro – per umana cortesia, per spirito di riconoscenza – già questo sarebbe qualcosa di grande, di inaudito, di unico rispetto al mondo in cui viviamo. Ma ciò non basta, perché per avere una logica di riconoscenza occorre saper ringraziare Dio, occorre sapersi mettere di fronte a lui per attestare che senza di lui la nostra vita non serve a nulla, non vale nulla. Le cose che sappiamo fare sono ben poca cosa! Entrare nell’ottica di una vita eucaristica significa davvero essere capaci di vivere in un orizzonte di perenne ringraziamento a Dio.
- È la logica di chi spera. Queste forme di vita eucaristica sono quelle che aprono alla speranza. Quella speranza che avevano anche i lebbrosi, la speranza di guarire che ciascuno coltivava nel cuore e che, per uno soltanto, è diventata speranza di verità e di eternità. Tutti, ottenuto quello che avevano nel cuore, si sono dileguati. Uno solo è tornato per dire che ci può essere qualcosa di più e di diverso, si può sperare in una vita diversa, piena di cose buone, amabile perché amata da Dio, a cui essa è diretta. Solo il samaritano ha avuto accesso a questa dimensione. Gli altri, schiavi del peccato, sono tornati a vivere una vita per sé stessi.
Per noi e per il nostro cammino
- Che logica esprimiamo noi?
- Abbiamo una logica eucaristica dell’esistenza?
Probabilmente uno su dieci! Come nel Vangelo, anche se siamo qui. Anche se preghiamo. Anche se, in qualche modo, l’orizzonte della fede non ci è alieno. Eppure provate a pensare. Anche noi, da pochissimo tempo, abbiamo passato il tempo del covid. Abbiamo fatto riflessioni, nella chiusura forzata, abbiamo compreso cosa significa una vita senza le possibilità che abbiamo normalmente, sono certo che, molti, hanno anche fatto qualche preghiera speciale, particolare. Eppure, appena finita l’emergenza, siamo tornati a vivere come prima, come se nulla fosse, come se questo evento dell’esistenza non ci avesse detto nulla. Siamo tornati a vivere ciascuno per sé. Siamo proprio schiavi del peccato! Come ci ha detto San Paolo. Come recuperare o come arrivare a quella logica eucaristica dell’esistenza che le scritture ci hanno consigliato? Solo vivendo di Eucarestia, solo confrontandoci con il Signore. Solo lasciando che sia Lui ad entrare dentro di noi e a fare in modo che ci possa essere un continuo confronto con Lui, con il suo mistero, con la sua donazione che rende vera, bella, piena un’esistenza.
Ecco il perché di un continuo richiamo che vi faccio a vivere sempre meglio e sempre più spesso la Santa Eucarestia. Proviamoci nella settimana entrante, per vivere una vita eucaristica che abbia il profumo del dono e del ringraziamento.