Domenica 17 maggio

Sesta Domenica di Pasqua

La domenica è il giorno del Signore per eccellenza e noi tutti viviamo il sabato come una sorta di vigilia, così come accade nelle grandi feste del Natale e della Pasqua. Eppure questa domenica ha essa stessa il sapore di una vigilia: domani non sarà un giorno come gli altri. Vengono meno ulteriori restrizioni di questo ultimo periodo e anche noi ci apprestiamo a tornare a celebrare la messa con i fedeli, dopo quasi 3 mesi di impossibilità di farlo. È dunque il giorno del Signore, ma è anche una vigilia. Domenica prossima molti di voi saranno fisicamente presenti nelle nostre chiese, nelle nostre assemblee, alle S. Messe della nostra comunità. Come vivere questa domenica e, forse, anche i prossimi giorni? La risposta che mi sembra molto chiara nelle scritture e che viene soprattutto dall’ultimo versetto della seconda lettura, ci dice così: “avendo il pensiero di Cristo!”. Ma cosa significa “avere il pensiero di Cristo?”. Chi ha “il pensiero di Cristo”?

Vangelo

Gv 14, 25-29
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

Atti

At 4, 8-14
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: «Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato. Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati». Vedendo la franchezza di Pietro e di Giovanni e rendendosi conto che erano persone semplici e senza istruzione, rimanevano stupiti e li riconoscevano come quelli che erano stati con Gesù. Vedendo poi in piedi, vicino a loro, l’uomo che era stato guarito, non sapevano che cosa replicare.

Filippesi

1Cor 2, 12-16
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere ciò che Dio ci ha donato. Di queste cose noi parliamo, con parole non suggerite dalla sapienza umana, bensì insegnate dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali. Ma l’uomo lasciato alle sue forze non comprende le cose dello Spirito di Dio: esse sono follia per lui e non è capace di intenderle, perché di esse si può giudicare per mezzo dello Spirito. L’uomo mosso dallo Spirito, invece, giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno. Infatti «chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore in modo da poterlo consigliare?». Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo.

Il pensiero di Cristo: l’attesa trepidante.

È il Vangelo ad introdurci nella nostra riflessione. Molte volte il Signore Gesù, sapendo della sua imminente Pasqua, ha parlato della sua dipartita, del suo ritorno al Padre. Il tempo della Pasqua, che è il tempo della risurrezione ma anche il tempo in cui la presenza fisica di Cristo viene sottratta agli uomini, non è, però, un tempo vuoto. È il tempo dello Spirito, il tempo nel quale inizia e rimane permanente, la presenza del Consolatore. Anzi, secondo Gesù, il discepolo dovrebbe essere contento: “se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre…”, perché è la presenza permanente dello Spirito che permetterà alla comunità dei discepoli di “avere il pensiero di Cristo”, ovvero di educarsi e di educare gli altri ad una mentalità completamente diversa da quella degli altri uomini. È lo Spirito Santo credente il credente portatore di nuova sapienza.

Il pensiero di Cristo: lasciarsi educare dagli eventi.

Avere il pensiero di Cristo” non è un possesso, una realtà della quale ci si possa vantare, ma un dono. Un dono dovuto ad una crescita: la crescita interiore di chi si lascia educare dalla presenza del Consolatore. È illuminante la prima lettura. Ci sono uomini, in primis San Pietro, che non sono certo uomini colti o istruiti, ma umile gente del popolo, gente abituata alla fatica del lavoro più che alla riflessione e allo studio. La cosa è nota anche presso i sommi sacerdoti e i sapienti di Gerusalemme come ci è stato detto proprio dalle parole riportate da San Luca nella prima lettura: “vedendo la franchezza di Pietro e di Giovanni e rendendosi conto che erano persone semplici e senza istruzione…”. Pietro ha appena compiuto un miracolo. La gente e anche i dottori si domandano come sia potuto accadere. Pietro risponde con franchezza: non è sua opera, non è potenza uscita dal suo corpo, ma è la presenza dello Spirito che ha operato un miracolo, proprio partendo da lui, umile pescatore della Galilea. Pietro si è lasciato educare dal pensiero di Cristo, ovvero da quel modo particolare di pensare le cose, di vedere la storia, di interpretare i fatti che nasce dall’aver conosciuto il Signore e dall’essere stato invaso dalla presenza del suo Spirito. Pietro e Giovanni o, più in generale gli apostoli, ci dicono che “avere il pensiero di Cristo” corrisponde ad una crescita nella fede che non è mai finita. Anche San Pietro crescerà ancora “nel pensiero di Cristo”, come anche gli altri apostoli, fino al termine della loro esistenza.

Il pensiero di Cristo: la confessione della fede.

Avere il pensiero di Cristo” significa però anche disporsi ad una confessione di fede: “Cristo è la pietra scartata dai costruttori che è divenuta testata d’angolo: in nessun altro c’è salvezza”. Chi si lascia illuminare dallo Spirito comprende questa verità e non va in cerca di altro per la sua vita: poiché ritiene fermamente che l’unica salvezza viene da Cristo, non cerca altre vie, non distoglie il suo pensiero da quell’unica via di salvezza che nasce dall’incontro con Gesù Cristo. Pietro, Giovanni, da persone umili quali sono, da persone semplici, professano questa verità e si dispongono a darne testimonianza. Il miracolo compiuto altro non è che l’affermazione di questa verità: solo in Cristo c’è salvezza. È questa la prima e più importante verità professata.

Il pensiero di Cristo: un’alternativa importante.

San Paolo ci permette di continuare la riflessione: “di queste cose parliamo con parole non suggerite dalla sapienza umana, esprimendo cose spirituali in termini spirituali”: San Paolo capisce che la professione di fede condivisa con gli altri apostoli porta un nuovo modo di pensare tutte le cose. È l’interpretazione spirituale di ogni cosa della vita – fede, eventi, relazioni, lavoro, affetti ed ogni altra realtà della vita umana – che permette di avere uno sguardo diverso sulla storia, sul mondo, sulle cose alle quali siamo più profondamente legati nell’esistenza. Ancora: “l’uomo mosso dallo Spirito giudica ogni cosa”, cioè il credente si fa un’idea precisa di tutto. Non teme né il giudizio di altri, né l’incomprensione, perché ha “il pensiero di Cristo”, ovvero perché è cresciuto alla scuola dei valori del Vangelo e vede la realtà in cui tutti vivono con occhi diversi.

In sintesi, “avere il pensiero di Cristo” corrisponde ad un’attesa trepidante del dono dello Spirito che sempre si rinnova dentro la coscienza credente; si completa con il lasciarsi continuamente educare da Cristo con il quale si rinnova l’incontro; ci si mette in dialogo con la storia che si giudica con quell’alternativa importante che è,  alfine, la fede.

Per noi.

Come ho detto viviamo una domenica che è quasi una vigilia. Cosa significa per noi “avere il pensiero di Cristo”? cosa significa per noi che abbiamo cercato di vivere anche questo ultimo periodo della storia personale e del mondo con fede, rinnovarci e fare ora e sempre la nostra professione di fede in Cristo salvatore della storia, del mondo, dell’uomo?

  1. Significa pensare che anche noi dobbiamo educarci costantemente al “pensiero di Cristo” e, quindi, accettare la fatica che la fede richiede nel vivere il proprio tempo. “Avere il pensiero di Cristo” non significa essere superiori agli altri, né, tantomeno, avere la chiave per spiegare ogni cosa e per essere sicuri sotto ogni profilo. Piuttosto significa avere sempre l’umiltà di invocare lo Spirito Santo perché illumini la coscienza, rischiari la conoscenza, guidi il cammino. È la fatica da cui veniamo, anche la stessa fatica di aver dovuto cercare modi diversi di vivere la fede, le relazioni, il lavoro, gli affetti. È la sintesi del tempo da cui veniamo. Se abbiamo compiuto queste fatiche alla luce della nostra fede, scopriremo che queste fatiche sono benedette e che ci hanno fatto crescere in quel modo alternativo di vivere che deve essere tipico del cristiano sempre.
  2. Avere il pensiero di Cristo” significa anche lasciarsi educare dagli eventi, non pensare che passino semplicemente. Tutti, penso, abbiamo una gran voglia di ripresa ma, anche, alcune paure sono dentro di noi. Credo che tutti siamo chiamati a vincere queste paure, senza dimenticare ciò che abbiamo appreso da quanto abbiamo vissuto. Il tempo che ci sta davanti non è, a mio avviso, solo un ritorno alla normalità, ma la costruzione di un modo di vivere illuminato da quello che abbiamo vissuto, sentendo viva la presenza dello Spirito che non abbandona mai l’uomo.
  3. Avere il pensiero di Cristo” è “interpretare in modo spirituale” le cose, gli eventi, la storia, tutto. Se noi ci disponiamo a fare questo, scopriamo che tutto acquista un sapore nuovo, a partire, come sempre, dalla fede. Vorrei che la domanda che ci portassimo a casa oggi fosse proprio questa: come vivo la mia relazione con Cristo? Il ritorno ad alcune normalità e la costruzione di nuovi modi di vivere, come dipendono dalla mia fede?
  4. Se è logico farci delle domande, è doveroso avere anche qualche risposta. Non a tutto, non su ogni cosa, non pretendendo di avere in tasca la verità ma sapendo di avere una bussola preziosa da guardare continuamente. Credo allora che da cristiani, da uomini e donne che “hanno il pensiero di Cristo” perché si rinnovano ogni giorno alla luce dello Spirito, dobbiamo anzitutto tornare a “caricarci” di Cristo. Chi ha vissuto questo momento con il desiderio di sentire in sé la forza dell’Eucarestia, torni a caricarsi di questo dono che rende possibile ogni cosa e che sostiene la vita. Il mio primo consiglio è di tornare, quindi, a Messa. Sarà proprio sostenuti dalla forza dell’Eucarestia, se ci crediamo, che troveremo il modo giusto di interpretare ogni cosa e di viverla.
  5. In secondo luogo, credo che “avere il pensiero di Cristo” significhi uscire da quel modo di vivere e di interpretare le cose estremamente emozionale che il nostro tempo ha portato con sé. Spesso lo abbiamo detto: tutti abbiamo utilizzato il nostro vissuto emotivo per interpretare il presente. Il tema della paure nasce proprio da qui, come già vi dicevo settimana scorsa. Il cedente, che pur vive molte emozioni, non si lascia però dominare da esse ma, appunto, cercando di “avere il pensiero di Cristo”, ordina sentimenti ed emozioni, così che sia sempre la ragione illuminata dalla fede, o, se preferite, la ragionevolezza del credere, a guidare il suo modo di essere nella storia. Credo che questa sia una delle più importanti acquisizioni che dovremmo portare con noi dal periodo che abbiamo vissuto insieme. Preghiamo che lo Spirito Santo ci rinnovi nella fermezza, che è il contrario di ogni emotività esasperata.
  6. In terzo luogo “avere il pensiero di Cristo” credo che ci possa spingere adesso ad un rinnovato impegno per vivere le relazioni di prossimità che sono anzitutto quelle della famiglia e, poi, tutte le altre. Tutti abbiamo sofferto per la mancanza di relazioni ad ampio raggio in questo periodo. Ma sarebbe stolto tornare a vivere come se nulla fosse accaduto. Una maggiore attenzione, una presa in carico dell’altro, credo siano essenziali e doverose per tutti.
  7. In quarto luogo, “avere il pensiero di Cristo” deve spingere tutti noi a quella vita secondi i valori del Vangelo che è, in sintesi, la conversione. Anche in questo periodo, girando per lo più a piedi, vedendo cosa accade nei giardini e nei cortili, più volte mi sono detto di trovarmi come di fronte ad una sospensione della vita reale, per riprendere il prima possibile ogni cosa. Non è questo quel “pensiero di Cristo” a cui dobbiamo appellarci e al quale dobbiamo corrispondere. Se nemmeno questo tempo ci è servito per capire che ci è chiesto un rinnovato modo di vedere ogni cosa, siamo lontani dalla fede. Anche se siamo stati collegati in streaming a qualsiasi cosa! Solo un rinnovato modo di vivere la fede, plasmerà un modo diverso di vivere la vita! Che è poi quello che ci serve!

Carissimi, auguro davvero a ciascuno di voi di riprendere in mano tutto quello che abbiamo vissuto, personalmente, ecclesialmente, socialmente. Solo così ritroveremo quel rinnovamento di mentalità che è più che mai necessario, se non vogliamo aver vissuto invano questo tempo, se non vogliamo tornare ad una normalità che ci domina e della quale presto ci lamenteremo, se vogliamo crescere nell’uomo interiore in forza dello Spirito Santo.

2020-05-17T09:00:38+02:00