Venerdì 17luglio

Settimana della sesta domenica dopo Pentecoste – Venerdì

Vangelo

Lc 9, 23-27
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso? Chi si vergognerà di me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell’uomo quando verrà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi. In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto il regno di Dio».

Infine c’è anche la paura a testimoniare il Signore. Credo che sia la reazione più normale alle parole del Signore Gesù. Infatti cosa devono aver provato gli apostoli nel sentire le parole di questa predicazione? La morte di croce, come tutti sappiamo, era la pena dei malfattori. Gesù parla di sé in riferimento a questa morte, per aiutare il discepolo a comprendere ciò che avverrà, ma la reazione del discepolo è quella dello sdegno, è quella della rimozione di questa parola, è quella della non accettazione di quanto Gesù dice. Il Vangelo registra più volte questa reazione che è comprensibile e che è anche di paura per tutto quello che dovrà avvenire a Gesù.

La paura, poi, si estende, perché il Signore applica anche al discepolo la medesima logica. Così come lui accetta la croce, dovrà fare anche il discepolo, come la sua vita è osteggiata e perseguitata, così sarà anche nella vita del discepolo. Tutte parole che mettono paura al discepolo, che non sa cosa dovrà affrontare.

Una cosa sola è molto chiara: al discepolo è chiesta di superare quella forma di paura che diventa vergogna. C’è, c’è sempre stato, ci sarà, chi si “vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione”, dice il Signore. Il discepolo avverte che quelle parole sono anche per lui ed accoglie l’invito a non avere paura della testimonianza da rendere la Signore. Sarà la sua presenza e la forza del suo Spirito a compiere ogni cosa.

Giosuè

Gs 5, 2-12
Lettura del libro di Giosuè

In quel tempo il Signore disse a Giosuè: «Fatti coltelli di selce e fa’ una nuova circoncisione agli Israeliti». Giosuè si fece coltelli di selce e circoncise gli Israeliti al colle dei Prepuzi. La ragione di questa circoncisione praticata da Giosuè è la seguente: tutto il popolo uscito dall’Egitto, i maschi, tutti gli uomini atti alla guerra, erano morti nel deserto dopo l’uscita dall’Egitto. Tutti coloro che erano usciti erano circoncisi, mentre tutti coloro che erano nati nel deserto, dopo l’uscita dall’Egitto, non erano circoncisi. Quarant’anni infatti avevano camminato gli Israeliti nel deserto, finché non fu estinta tutta la generazione degli uomini idonei alla guerra, usciti dall’Egitto; essi non avevano ascoltato la voce del Signore e il Signore aveva giurato di non far loro vedere quella terra che il Signore aveva giurato ai loro padri di darci, terra dove scorrono latte e miele. Al loro posto suscitò i loro figli e Giosuè circoncise costoro; non erano infatti circoncisi, perché non era stata fatta la circoncisione durante il viaggio. Quando si terminò di circoncidere tutti, rimasero a riposo nell’accampamento fino al loro ristabilimento. Allora il Signore disse a Giosuè: «Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto». Quel luogo si chiama Gàlgala fino ad oggi. Gli Israeliti rimasero accampati a Gàlgala e celebrarono la Pasqua al quattordici del mese, alla sera, nelle steppe di Gerico. Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della terra, azzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno. E a partire dal giorno seguente, come ebbero mangiato i prodotti della terra, la manna cessò. Gli Israeliti non ebbero più manna; quell’anno mangiarono i frutti della terra di Canaan.

Il tema del non vergognarsi della propria professione di fede è contenuto anche nella prima lettura. Il libro di Giosuè ci ricorda che tutta la generazione che nacque nel deserto non venne circoncisa durante l’Esodo. Mancava quindi quel segno fondamentale per il popolo ebraico che dice l’appartenenza a Dio e che spiega il desiderio di essere, nella storia, il popolo che Dio si è scelto per la sua rivelazione al mondo. Ecco quindi l’invito di Giosuè a riprendere quel segno, invito che viene rivolto al popolo per ispirazione di Dio stesso. Giosuè invita a non vergognarsi di quel segno di appartenenza al Signore. Dio anzi, invita, in un certo senso, ad essere orgogliosi di essere “sua parte di eredità”, popolo che Dio si è scelto nel mondo per condurre a termine quella rivelazione di bene nella quale Dio stesso vuole coinvolgere l’uomo. Israele ha capito molto bene questa lezione e, difatti, ancora oggi, va orgoglioso della sua appartenenza a Dio e vive tuttora questo segno come segno distintivo della propria elezione.

Per noi

  • Noi ci vergogniamo di essere popolo di Dio?
  • Noi ci vergogniamo della nostra fede?
  • Quando ci siamo profondamente vergognati di essere credenti?

In realtà credo proprio che qualche volta sia successo qualcosa di questo genere, qualche volta ci è successo di vergognarci di essere cristiani, di appartenere alla Chiesa, di essere parte del popolo di Dio. Qualche volta credo tutti, abbiamo provato qualcosa del genere. Come pure credo che quando il mistero della Croce si è reso presente in qualche difficoltà della nostra esistenza, tutti abbiamo sentito la fatica o forse anche la repulsione di fronte al dolore, alla fatica di vivere, alla sofferenza. Credo siano cose normali.

Anche se proviamo queste cose, non siamo cattivi credenti! Piuttosto siamo credenti che si devono confrontare con le fatiche del mondo, credenti che si devono confrontare con le difficoltà della vita di tutti i giorni, come capita a tutti. È per questo che proviamo tutta quella serie di emozioni, sentimenti, realtà che dicono anche la difficoltà del credere. Tutte queste cose vanno accettate e così, anche nel bel mezzo dell’estate, riferiti a Dio e offerti a Lui.

Il Signore ci conceda questa grazia, di non vergognarci di Lui e basta, ma, pur passando attraverso queste dinamiche di trovare la via del ritorno a Lui!

Maria santissima, che ieri abbiamo invocato con il titolo di Madonna del Carmelo, ci conceda forza e interiore persuasione per vivere appieno ciò che le scritture ci hanno raccomandato.

2020-07-10T16:31:10+02:00