Sabato 18 luglio

Settimana della sesta domenica dopo Pentecoste – Sabato

Il tema particolare che ci viene affidato dalle scritture in questo Sabato è assolutamente singolare e bellissimo, è il tema del sacerdozio. Nei pur brevi testi che ascoltiamo, c’è in realtà tutta la storia del sacerdozio e l’evoluzione sostanziale che il Signore ha voluto e compiuto.

Nuemeri

Nm 3, 5-13
Lettura del libro dei Numeri

In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè e disse: «Fa’ avvicinare la tribù dei leviti e presentala al sacerdote Aronne, perché sia al suo servizio. Essi assumeranno l’incarico suo e quello di tutta la comunità nei confronti della tenda del convegno, prestando servizio alla Dimora. E custodiranno tutti gli arredi della tenda del convegno e assumeranno l’incarico degli Israeliti, prestando servizio alla Dimora. Assegnerai i leviti ad Aronne e ai suoi figli: saranno affidati completamente a lui da parte degli Israeliti. Tu incaricherai Aronne e i suoi figli di esercitare il sacerdozio; il profano che vi si accosterà sarà messo a morte». Il Signore parlò a Mosè e disse: «Ecco, io ho scelto i leviti tra gli Israeliti al posto di ogni primogenito che nasce per primo dal seno materno tra gli Israeliti; i leviti saranno miei, perché ogni primogenito è mio. Quando io colpii tutti i primogeniti in terra d’Egitto, io consacrai a me in Israele ogni primogenito, sia dell’uomo sia del bestiame; essi mi apparterranno. Io sono il Signore».

La teologia del libro dei numeri è chiarissima e ci dice come era concepito il sacerdozio nell’antico testamento e come veniva pensato il sacerdozio nell’antico testamento: esso era un “servizio per le cose sacre”. Una tribù intera, quella dei Leviti, era consacrata a questo scopo e a questo servizio, perché tutti potessero attingere dalla loro cura per le cose sacre il senso della presenza di Dio. Il loro compito era anche quello della gestione della preghiera comunitaria e della presentazione a Dio dei sacrifici per la comunione. Un compito preciso, concreto, che ci fa percepire anche la dimensione di onore e di prestigio che era riservata ai sacerdoti come “mediatori” tra Dio e gli uomini rispetto a tutto ciò che è sacro.

Vangelo

Lc 22, 24-30a
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Nacque tra gli apostoli una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande. Il Signore Gesù disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve. Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l’ha preparato per me, perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno».

Con il vangelo cambia radicalmente la prospettiva. Gesù pensa a quel sacerdozio che discende dagli apostoli in forma che ha dei tratti di continuità con l’Antico testamento, ma anche una sostanziale novità rispetto ad esso. Il sacerdozio apostolico è ancora offerta a Dio della preghiera, soprattutto offerta a Dio non più di sacrifici animali ma di quell’unico sacrificio redentore che è il sacrificio di Cristo che si immola sull’altare per tutti, ma non solo questo. Il sacerdozio apostolico è un sacerdozio di servizio e di cura al fratello. Cura di tutto ciò che riguarda la fede, certamente, ma non solo, cura di quanto concerne la sua umanità. Tutto questo non solo per altruismo, non solo per filantropia, ma per onorare la carne di Cristo, che si è fatto uomo, ha vissuto come uomo ed ha accolto tutta l’umanità in sé. Come conseguenza della santità della sua carne, il sacerdote si prende cura nel servizio dell’umanità dei fratelli perché in essa serva ancora la sacra umanità di Cristo.

Ebrei

Eb 7, 23-28
Lettera agli Ebrei

Fratelli, i leviti sono diventati sacerdoti in gran numero, perché la morte impediva loro di durare a lungo. Cristo invece, poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta. Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio: egli infatti è sempre vivo per intercedere a loro favore. Questo era il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli. Egli non ha bisogno, come i sommi sacerdoti, di offrire sacrifici ogni giorno, prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo: lo ha fatto una volta per tutte, offrendo se stesso. La Legge infatti costituisce sommi sacerdoti uomini soggetti a debolezza; ma la parola del giuramento, posteriore alla Legge, costituisce sacerdote il Figlio, reso perfetto per sempre.

Così anche la lettera agli Ebrei ci aiuta a capire qualcosa di più di questa teologia del sacerdozio. L’unico vero sommo sacerdote, l’unico santo, separato da tutti gli uomini, l’unico che lavora per il bene e la salvezza delle anime è Cristo Signore, che offre se stesso al Padre in sacrificio per tutti gli uomini. Questa unica e vera offerta gradita a Dio è quella che il sacerdote discendente degli apostoli ripresenta sull’altare, perché si rinnovi ogni giorno, nella Chiesa, quanto si è verificato una sola volta nella pienezza del tempo e della rivelazione. È da questa pienezza che trae senso il sacerdozio cristiano ed è a questa pienezza che esso rimanda sempre. Il sacerdote non è il “gestore del sacro” ma l’uomo che serve i fratelli in umanità nel nome del Signore.

Per noi

Anche a noi, in mezzo all’estate, è offerta questa riflessione e tutti noi siamo invitati a chiederci:

  • Rifletto sull’importanza del sacerdozio nella Chiesa?
  • Prego per i sacerdoti?
  • Prego per le vocazioni?

È chiaro più che mai che oggi, nella vita della Chiesa, occorre soprattutto questo: la presenza di nuovi sacerdoti che, offrendo l’unico e vero sacrificio redentore, rinnovino l’alleanza tra Dio e gli uomini.

Al Signore e sempre attraverso l’intercessione di Maria, chiediamo questa grazia e offriamo la nostra preghiera perché Cristo scelga ancora sacerdoti e doni ancora sacerdoti alla sua Chiesa. Preghiamo anche per i nostri giovani e perché Dio si degni di scegliere anche tra loro un sacerdote per la sua chiesa e per la gloria del suo nome.

2020-07-10T18:55:51+02:00