Settimana della 3 domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore – giovedì
La spiritualità di questo giorno
Ricordiamo oggi la memoria di San Satiro, fratello del nostro Padre e Vescovo Ambrogio, che seppe aiutare il santo Vescovo nella conduzione della casa, ovvero dell’intera diocesi che si andava formando.
La Parola di questo giorno
LETTURA Gc 1, 19-27
Lettura della lettera di san Giacomo apostolo
Lo sapete, fratelli miei carissimi: ognuno sia pronto ad ascoltare, lento a parlare e lento all’ira. Infatti l’ira dell’uomo non compie ciò che è giusto davanti a Dio. Perciò liberatevi da ogni impurità e da ogni eccesso di malizia, accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza. Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi; perché, se uno ascolta la Parola e non la mette in pratica, costui somiglia a un uomo che guarda il proprio volto allo specchio: appena si è guardato, se ne va, e subito dimentica come era. Chi invece fissa lo sguardo sulla legge perfetta, la legge della libertà, e le resta fedele, non come un ascoltatore smemorato ma come uno che la mette in pratica, questi troverà la sua felicità nel praticarla. Se qualcuno ritiene di essere religioso, ma non frena la lingua e inganna così il suo cuore, la sua religione è vana. Religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze e non lasciarsi contaminare da questo mondo.
SALMO Sal 36 (37)
La verità del Signore sia guida al mio cammino.
Confida nel Signore e fa’ il bene:
abiterai la terra e vi pascolerai con sicurezza.
Affida al Signore la tua via,
confida in lui ed egli agirà:
farà brillare come luce la tua giustizia,
il tuo diritto come il mezzogiorno. R
Sta’ in silenzio davanti al Signore e spera in lui.
Desisti dall’ira e deponi lo sdegno,
non irritarti: non ne verrebbe che male;
perché i malvagi saranno eliminati.
I poveri invece avranno in eredità la terra. R
Sono stato fanciullo e ora sono vecchio:
non ho mai visto il giusto abbandonato
né i suoi figli mendicare il pane;
ogni giorno egli ha compassione e dà in prestito,
e la sua stirpe sarà benedetta. R
VANGELO Lc 18, 18-23
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Un notabile interrogò il Signore Gesù: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli rispose: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e tua madre”». Costui disse: «Tutte queste cose le ho osservate fin dalla giovinezza». Udito ciò, Gesù gli disse: «Una cosa ancora ti manca: vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; e vieni! Seguimi!». Ma quello, udite queste parole, divenne assai triste perché era molto ricco.
Giacomo
In fondo la proposta spirituale che ci viene da San Giacomo è molto semplice. Un uomo, una donna, quando si mettono davanti allo specchio per prepararsi nelle normali cose della vita, vogliono curare la propria persona, l’immagine che daranno come prenderanno parte agli eventi della giornata.
Anche il cristiano si mette allo specchio per continuare a scoprire che “religione pura e senza macchia davanti a Dio è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze e non lasciarsi contaminare da questo mondo”. Potremmo dire così anche sulla scorta delle feste che hanno già caratterizzato questa settimana. Il vero cristiano, colui che si mette davanti allo specchio senza arrossire, è colui che sa di essere chiamato a prendere parte delle sofferenze degli altri. Il vero cristiano è l’uomo, la donna che non si voltano altrove quando scoprono qualche sofferenza, che non si ritirano quando è l’ora di intervenire, che non tralasciano di fare il bene che possono, quando è ora di mettersi in gioco.
Così come il vero cristiano, quello che si mette allo specchio senza dover arrossire di sé, è colui che sa che ci sono cose del mondo che contaminano. Da queste il cristiano si astiene. Sa che c’è, in ogni tempo, una mentalità che distoglie da Dio. Il cristiano si distoglie da essa, perché sa che, sopra ogni cosa, occorre cercare il Signore e lasciarsi guidare da lui. Ecco a chi deve assomigliare un cristiano quando si mette allo specchio, quando fa il suo esame di coscienza e si interroga, in sincerità, davanti a Dio.
Vangelo
Il notabile ricco che ha accostato Gesù non è stato capace di questo. Non è stato capace di mettersi allo specchio, non è stato capace di sedersi e di lasciarsi interrogare da Cristo, non è stato capace di prendere in mano la sua vita e di fare quel salto, di vivere quel cambiamento che il Signore, in quel preciso tempo, gli chiedeva. È per questo che egli se ne va triste. Il notabile non si è lasciato mettere in discussione da Cristo, ha perso il suo tempo, non si è lasciato convincere della bontà della proposta che gli veniva da Dio. In una parola: non si è messo allo specchio. Gli è bastato presupporre di essere già a posto e di andare bene così come era. Senza nessun problema. Il notabile ricco è l’esempio di come non bisogna essere: chiusi e presuntuosi, convinti che la propria immagine sia già la migliore possibile.
Per noi e per il nostro cammino di fede
- Che cosa abbiamo visto nello specchio stamattina?
- Che immagine abbiamo visto quando ci siamo specchiati, mentre svolgevamo le normali azioni del mattino?
Credo che la domanda che la lettura sottintende sia proprio questa. Siamo sicuri di vivere quella religione pura, senza macchia, di cui ci ha parlato Giacomo? Perché anche noi, in fondo, potremmo essere convinti che siamo già a posto, che la nostra immagine va già bene così come è. Anche noi potremmo essere persuasi che non occorrono cambiamenti, che basta “tirare avanti”, che, in fondo, quando abbiamo trovato un nostro personale equilibrio, basta mantenerlo. Cosa ci deve chiedere il Signore più di così? Ecco, quando pensassimo così, siamo proprio come il notabile ricco: fuori strada! Quando pensiamo che la nostra immagine vada già bene, ecco che abbiamo già chiuso le porte al cammino che, invece, Cristo ci ha prospettato davanti.
Oggi proviamo a rimanere un poco davanti allo specchio della Scrittura per capire cosa siamo chiamati a cambiare.
Domani, poi, avremo il primo di tre giorni straordinari: la riapertura della chiesa di San Pietro e la 54processione con la statua della Madonna da San Giulio a San Pietro, come nel 1954 la consacrazione della chiesa di San Pietro, come evento straordinario di questa festa e di quel percorso che tutti siamo chiamati a fare; la festa di San Maurizio che ci donerà di riflettere, proprio a partire dalla figura del patrono della comunità pastorale, di come dobbiamo essere e di come dobbiamo cambiare il nostro modo di vivere la fede, se vogliamo essere alla sequela di Cristo.
Chiediamo a Maria, nell’imminenza di questi giorni intensi, di saper sempre costruire la nostra immagine su quella di Cristo, che è venuto per insegnarci quella religione santa di chi vuole vivere nella contemplazione del volto del Padre e in attesa della gloria eterna.