Martedì 18 febbraio

Settimana della 6 domenica dopo l’Epifania – Martedì 

La spiritualità di questo giorno

Ieri la Scrittura ci ha presentato il tema della salute. Oggi mentre il Vangelo può essere riletto nella medesima direzione, il Siracide ci presenta un altro tema, quello della ricchezza.

La Parola di questo giorno

LETTURA Sir 27, 1-3
Lettura del libro del Siracide

Per amore del denaro molti peccano, chi cerca di arricchire volta lo sguardo. Fra le giunture delle pietre si conficca un piolo, tra la compera e la vendita s’insinua il peccato. Se non ti afferri con forza al timore del Signore, la tua casa andrà presto in rovina.

SALMO Sal 126 (127)

Chi cerca il Signore non manca di nulla.

Se il Signore non costruisce la casa,
invano si affaticano i costruttori.
Se il Signore non vigila sulla città,
invano veglia la sentinella. R

Invano vi alzate di buon mattino
e tardi andate a riposare,
voi che mangiate un pane di fatica:
al suo prediletto egli lo darà nel sonno. R

Ecco, eredità del Signore sono i figli,
è sua ricompensa il frutto del grembo.
Beato l’uomo che ne ha piena la faretra:
non dovrà vergognarsi quando verrà alla porta
a trattare con i propri nemici. R

VANGELO Mc 9, 14-29
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Il Signore Gesù con Pietro, Giacomo e Giovanni, arrivando presso i discepoli, videro attorno a loro molta folla e alcuni scribi che discutevano con loro. E subito tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. Ed egli li interrogò: «Di che cosa discutete con loro?». E dalla folla uno gli rispose: «Maestro, ho portato da te mio figlio, che ha uno spirito muto. Dovunque lo afferri, lo getta a terra ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». Egli allora disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me». E glielo portarono. Alla vista di Gesù, subito lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava schiumando. Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo? ». Ed egli rispose: «Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato anche nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede». Il padre del fanciullo rispose subito ad alta voce: «Credo; aiuta la mia incredulità!». Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito impuro dicendogli: «Spirito muto e sordo, io ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più». Gridando e scuotendolo fortemente, uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «È morto». Ma Gesù lo prese per mano, lo fece alzare ed egli stette in piedi. Entrato in casa, i suoi discepoli gli domandavano in privato: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera».

Siracide

Il Sapiente ci dice molto efficacemente che il problema non è il denaro in sé, ma “l’amore per il denaro”. Ovvero, il problema è quello che deriva dal rapporto che si ha con esso, dal modo con cui ci si relaziona ad esso, dallo spazio di cuore che lasciamo ad esso. Con molta finezza il sapiente diceva che è la bramosia del denaro a rovinare ogni cosa, ad insinuare il peccato anche lì dove esso non dovrebbe essere. È l’atteggiamento del cuore a dire quello che può succedere. Così si spiega perché qualcuno sia molto staccato dalla bramosia di denaro e viva benissimo, o, al contrario, uno viva oppresso da esso e cada in tutte le brame possibili che esso sottende. Non c’è, quindi, un’indicazione generale. Tutto è rimandato alla persona, perché ogni persona interroghi sé stessa e trovi il suo personale modo di vivere il rapporto con il denaro.

Vangelo

Il Vangelo ci offre una scena della quale non ci possiamo sentire partecipi. Possiamo sentirci partecipi della vita di questo ragazzo, che, non trovando aiuto in niente, vede la sua vita continuamente vessata. È una scena che si ripete in tutte le epoche della storia e in moltissimi modi diversi. C’è sempre qualche innocente che viene vessato e tormentato dallo spirito del male.

Oppure potremmo solidarizzare con il papà, perché comprendiamo la fatica di quest’uomo, il suo desiderio profondo di vedere questo figlio sano, il suo darsi concretamente da fare perché anche questo ragazzo possa raggiungere una condizione di vita, se non proprio normale, accettabile. Oppure potremmo anche sentirci solidali con i discepoli, che fanno un’esperienza di fallimento, un’esperienza di inutilità, un’esperienza di delusione. Per quanto essi abbiano provato a fare di tutto per cercare di salvare il ragazzo, non ci sono riusciti. Hanno fatto, davvero, esperienza di fallimento, inutilità, povertà…

Al di là della figura con cui ci sentiamo immediatamente in sintonia, credo però che ciascuno di noi sia chiamato anche a fare un altro esercizio. Siamo tutti chiamati a chiederci: cosa conta nella vita? Cosa deve stare a cuore a ciascuno di noi?

Per noi e per il nostro cammino

Forse è proprio qui che ci dividiamo, perché, evidentemente, facciamo esperienze diverse. C’è chi si limita a dire che è la salute ciò che conta. C’è chi cerca anche cose a cui attaccare la propria speranza, realtà molto concrete delle quali sembra non si possa fare a meno nei giorni di vita che ci sono dati. C’è tutta una sfumatura di risposte che dipende dalla nostra formazione, dal nostro grado di fede, dalla nostra preghiera… come sempre le variabili in gioco sono moltissime. Credo però che sia più che mai determinante capire che, senza la fede, tutto diventa vuoto. Senza la fede ci si getta nelle cose, ma queste possono portare qualche consolazione molto limitata. Dove c’è la fede tutto diventa possibile! Anche sopportare il peso di un fallimento, oppure accompagnare la situazione difficile di persone a cui siamo legati e alle quali vogliamo bene. Oppure sopportare anche la mancanza di cose concrete. Insomma, davvero dove c’è la fede c’è tutto. Lo diceva con particolare forza anche il nostro Sant’Ambrogio, che affermava che Cristo è davvero tutto per noi. È così che vogliamo vivere questa giornata, pensando alla fondamentalità della fede nei nostri cammini di vita ed interrogandoci su quale effettivo posto le riserviamo. Chiediamo anche a Maria di guidarci, per verificare quale centralità della fede stiamo vivendo.

Provocazioni

  • Cosa metto al centro della mia esperienza di vita?
  • La fede che posto ha?
  • Davvero tutto è possibile per chi crede?
2025-02-15T08:30:25+01:00