Giovedì 18 giugno

Settimana della seconda domenica dopo Pentecoste – Giovedì

Vangelo

Lc 5, 36-38
✠  Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai farisei e agli scribi una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi».

La “novità di vita”, categoria attorno alla quale abbiamo cercato di riassumere tutti i vangeli della settimana, trova il suo apice in queste due parabole. Piccole, di buon senso, tratte dall’uso comune, dalla vita comune della gente. Una buona donna di casa di quel tempo, sapeva come rammendare i vestiti. Sapeva bene quando era tempo di mettere una toppa ad un tessuto che poteva resistere ed essere ancora utile e quando, invece, non era più utile continuare a rammendare, ma era meglio passare ad un vestito nuovo. Concetti molto diversi di vita da quelli che abbiamo noi oggi!

Un bravo uomo di casa sapeva bene quando era il tempo di imbottigliare, quando era tempo di spillare il vino, come pure sapeva bene che il vino nuovo, fermentando, avrebbe rotto otri vecchi. Il buon vignaiolo sa bene che occorrono otri nuovi, per il vino nuovo, altrimenti la fermentazione spacca tutto e si perde tutto!

Piccoli esempi, che dicono, ovviamente, quello che a Gesù interessa dire, che, ovviamente, non si riferisce né al vestito né al vino. Piuttosto il Signore ha a cuore la salute dell’anima delle persone. Gesù ha a cuore che la coscienza dell’uomo non si perda in cose minime, ma badi alla sostanza. C’è un rinnovamento della coscienza che viene dato dal cambiamento, dal continuo approfondimento della fede, dal continuo ritornare a pensare. Ci sono momenti della vita in cui basta “mettere una pezza” ma ci sono momenti di cambiamento radicale e deciso: “vino nuovo in otri nuovi”. Così come anche nella vita sociale, ecclesiale, di movimento, di gruppo, di associazione! Ci sono momenti in cui la novità di vita deve essere vissuta con l’acquisizione di uno stile, e momenti di vita in cui solo un taglio netto, preciso, deciso, può riportare le cose a come devono essere.

Esodo

Es 35, 1-3
Lettura del libro dell’Esodo

In quei giorni. Mosè radunò tutta la comunità degli Israeliti e disse loro: «Queste sono le cose che il Signore ha comandato di fare: Per sei giorni si lavorerà, ma il settimo sarà per voi un giorno santo, un giorno di riposo assoluto, sacro al Signore. Chiunque in quel giorno farà qualche lavoro sarà messo a morte. In giorno di sabato non accenderete il fuoco, in nessuna delle vostre dimore».

È questa la logica del comandamento: il terzo per la precisione: “ricordati di santificare le feste”. Comandamento che non può e non deve essere ridotto, banalmente, all’andare a Messa, come è stato insegnato a tutti! Piuttosto il comandamento dice che la vita non può essere tutta un appiattimento sulle cose di tutti i giorni, in primis il lavoro. “Per 6 giorni lavorerai”, era già stato detto nella logica della creazione, ma il 7 giorno no! Deve essere diverso! Deve essere il giorno di Dio, il giorno per Dio, perché, alla luce della sua parola che si rivela, tutto acquisti senso. Come dire che, per custodire la novità della vita che la fede porta sempre con sé, occorre avere un giorno in cui rompere la logica dell’abitudine, uscire dalla logica del lavoro, seppure meritoria per dedizione, ed entrare nella logica di Dio, nel tempo della “ri-creazione”, cioè della meditazione del proprio essere “immagine e somiglianza di Dio”, senza la quale perde senso ogni cosa e tutto si riduce, appunto, a obbligo, legge, sottomissione…

La logica del comandamento è, quindi, quella di mantenere aperto il dialogo con Dio per evitare che tutto si appiattisca e si confonda! O che tutto diventi inutile!

Per noi

  • È questa la logica con cui vivo la domenica?
  • Cosa significa, per me, entrare nella logica con Dio che vede la creazione?

Forse, per tutti noi, mettere un vestito nuovo o mettere vino nuovo in otri nuovi, significa partire proprio da qui, lasciare la logica del tradizionalismo per giudicare il tempo che viviamo alla luce dei valori del Vangelo che sono sempre gli stessi, alla luce di quella Tradizione della chiesa che è il suo cuore e la sua stessa vita.

Senza entrare in questa logica, che è la logica della sospensione delle attività ordinarie, che è la logica dell’ascolto approfondito della Parola di Dio, che è la logica dell’Eucarestia che sostiene ogni cosa, non ci si rinnova né, tantomeno, si può approdare da nessuna parte.

È questa anche la logica della festa del Sacro cuore che viviamo domani. Il Signore ci rinnovi nel cuore e ci guidi a questa novità di vita che tutti vogliamo acquisire e nella quale rinnovare la nostra mentalità.

2020-06-14T15:55:36+02:00