Venerdì 18 giugno

Settimana della 3 domenica dopo Pentecoste – Venerdì

Vangelo

Lc 6, 20a. 36-38
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Dopo le diatribe sul sabato e dopo la predicazione sulle beatitudini, ecco un invito: “siate misericordiosi”. Come dire: la via delle beatitudini, la via della novità cristiana, si concentra, alla fine, in un unico invito: l’invito ad usare misericordia, così come il Padre usa misericordia nei confronti dei suoi figli. “Non giudicate e non sarete giudicati”, è il secondo invito del Vangelo di oggi. All’invito ad essere misericordiosi si aggiunge questo secondo invito, un invito a non giudicare nessuno. Il che non significa non prendere posizione e nemmeno non saper indicare, ad alta voce, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Il credente deve sempre saper prendere posizione. Solamente l’uomo di Dio non giudica chi sbaglia, non giudica chi non riesce a camminare in quella via di perfezione che il Vangelo propone, non giudica chi, per debolezza, per ignoranza, per altri motivi, non ce la fa a camminare sulla via di salvezza che il Vangelo propone. Misericordia e assenza di giudizio cattivo per nessuno, sono già una ricompensa per coloro che vivono di fede, sono già una ricompensa per coloro che si fidano di Dio. Chi sperimenta queste cose è già uno di quelli che vivono le beatitudini in questa vita e, perciò, uno di quelli che vivranno nella beatitudine eterna. La richiesta continua di misericordia è una costante della predicazione di Gesù, come è costante, nella sua parola, nei suoi gesti, nei suoi miracoli, il desiderio di far brillare la misericordia del Padre. Vivere la via delle beatitudini è, dunque, essere misericordiosi come il Padre.

Numeri

Nm 28, 1-8
Lettura del libro dei Numeri

In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè e disse: «Ordina agli Israeliti e di’ loro: “Avrete cura di presentarmi al tempo stabilito l’offerta, l’alimento dei miei sacrifici da consumare con il fuoco, profumo a me gradito”. Dirai loro: “Questo è il sacrificio consumato dal fuoco, che offrirete al Signore: agnelli dell’anno, senza difetti, due al giorno, come olocausto perenne. Offrirai il primo agnello la mattina e l’altro agnello lo offrirai al tramonto; come oblazione un decimo di efa di fior di farina, impastata con un quarto di hin di olio puro. Tale è l’olocausto perenne, offerto presso il monte Sinai: sacrificio consumato dal fuoco, profumo gradito al Signore. La libagione sarà di un quarto di hin per il primo agnello; la libagione sarà versata nel santuario, bevanda inebriante in onore del Signore. Offrirai il secondo agnello al tramonto, con un’oblazione e una libagione simili a quelle della mattina: è un sacrificio consumato dal fuoco, profumo gradito al Signore”».

Sembra che la prima lettura non abbia niente da dirci. Sembra che sia solo uno di quei brani storici che troviamo nella Scrittura. Se però sappiamo leggere bene, scopriamo che, di fatto, il suo messaggio non è così distante da quello che ci donava il Vangelo. Nella prescrizione di vivere due momenti di preghiera con due differenti offerte sacrificali, è insita la richiesta di perdono a Dio. L’autore sacro ci sta dicendo che Israele supplicava la misericordia di Dio al mattino mentre offriva a Dio il tempo della giornata che si presentava davanti agli uomini e, alla sera, ripresentava a Dio la propria offerta per chiedere perdono per i peccati che non mancano mai in nessun giorno. È una lezione bellissima, tutta protesa a insegnare che già il Primo Testamento cercava di fare tesoro della misericordia di Dio che supplicava con intensità e frequenza.

Per noi

Anche noi facciamo qualcosa del genere. Anche nella Chiesa si celebra la Messa al mattino, magari anche presto e, poi alla sera, in orario vespertino o, come è nella nostra comunità, anche dopo l’orario di cena. Il senso è proprio questo: mettere tutti gli uomini nelle intenzioni per cui si celebra e supplicare Dio prima che inizino le attività della giornata o quando, per la maggior parte, sono finite. Credo che questo modo di interpretare la preghiera liturgica comunitaria sia di grande aiuto per tutti e faccia percepire a tutti che il tempo è davvero nelle mani di Dio. Questo vale non solo per la preghiera che si celebra nella S. Messa, ma anche nella liturgia delle ore, nella quale, in differenti orari, si offre la recita di alcuni Salmi che hanno proprio lo scopo di accompagnare il credente nelle diverse azioni del giorno perché ciascuno si senta sotto la protezione di Dio. Se è vero che questo modo di vivere il tempo è tipico dei monaci, è altrettanto vero che anche noi tutti potremmo trarre grande giovamento da questo modo di interpretare le nostre giornate. Sapere che il Signore ci accompagna, credo possa farci vivere bene questa giornata che si apre o che si chiude.

  • La mia preghiera mi aiuta a vivere così il tempo?
  • Offro a Dio la Messa per supplicare la sua misericordia per tutti?

Viviamo così questo giorno ed offriamo la nostra Messa con questa intenzione.

2021-06-11T11:55:17+02:00