Giovedì 18 agosto

Settimana della 10 domenica dopo Pentecoste – giovedì

La Parola di Dio per questo giorno

LETTURA 2Cr 9, 13-31
Lettura del secondo libro delle Cronache

[Il peso dell’oro che giungeva a Salomone ogni anno era di seicentosessantasei talenti d’oro, senza contare quanto ne proveniva dai mercanti e dai commercianti; tutti i re dell’Arabia e i governatori della regione portavano a Salomone oro e argento. Il re Salomone fece duecento scudi grandi d’oro battuto, per ognuno dei quali adoperò seicento sicli d’oro battuto, e trecento scudi piccoli d’oro battuto, per ognuno dei quali adoperò trecento sicli d’oro. Il re li collocò nel palazzo della Foresta del Libano. Inoltre, il re fece un grande trono d’avorio, che rivestì d’oro puro. Il trono aveva sei gradini e uno sgabello d’oro. Vi erano braccioli da una parte e dall’altra del sedile e due leoni che stavano a fianco dei braccioli. Dodici leoni si ergevano di qua e di là, sui sei gradini; una cosa simile non si era mai fatta in nessun regno. Tutti i vasi per le bevande del re Salomone erano d’oro, tutti gli arredi del palazzo della Foresta del Libano erano d’oro fino; nessuno era in argento, perché ai giorni di Salomone non valeva nulla. Difatti le navi del re andavano a Tarsis, guidate dai marinai di Curam; ogni tre anni le navi di Tarsis arrivavano portando oro, argento, zanne d’elefante, scimmie e pavoni.] Il re Salomone fu più grande, per ricchezza e sapienza, di tutti i re della terra. Tutti i re della terra cercavano il volto di Salomone, per ascoltare la sapienza che Dio aveva messo nel suo cuore. Ognuno gli portava, ogni anno, il proprio tributo, oggetti d’argento e oggetti d’oro, vesti, armi, aromi, cavalli e muli. Salomone aveva quattromila stalle per i suoi cavalli e i suoi carri e dodicimila cavalli da sella, distribuiti nelle città per i carri e presso il re a Gerusalemme. Egli dominava su tutti i re, dal Fiume alla regione dei Filistei e al confine con l’Egitto. Il re fece sì che a Gerusalemme l’argento abbondasse come le pietre e rese il legname di cedro tanto comune quanto i sicomòri che crescono nella Sefela. Da Musri e da tutti i paesi si importavano cavalli per Salomone. Le altre gesta di Salomone, dalle prime alle ultime, non sono forse descritte negli atti del profeta Natan, nella profezia di Achia di Silo e nelle visioni del veggente Iedo riguardo a Geroboamo, figlio di Nebat? Salomone regnò a Gerusalemme su tutto Israele quarant’anni. Salomone si addormentò con i suoi padri e lo seppellirono nella Città di Davide, suo padre; al suo posto divenne re suo figlio Roboamo.

SALMO Sal 47 (48)

Come avevamo udito, così abbiamo visto.

La tua santa montagna, altura stupenda,
è la gioia di tutta la terra.
Il monte Sion, vera dimora divina,
è la capitale del grande re. R

Come avevamo udito, così abbiamo visto
nella città del Signore degli eserciti,
nella città del nostro Dio;
Dio l’ha fondata per sempre. R

Come il tuo nome, o Dio,
così la tua lode si estende
sino all’estremità della terra;
di giustizia è piena la tua destra. R

VANGELO Lc 11, 37-44
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Mentre il Signore Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro. Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».

Cronache

Il culto dell’esteriorità. Da che mondo è mondo, l’uomo cerca di far vedere chi è attraverso le cose che esibisce. Chi poi ha potere, ha diversi modi per esibire il suo potere, partendo, appunto, da dove vive, da come si veste, da come si muove e, naturalmente, per i capi di stato e di governo, dalla potenza dell’esercito e dal suo equipaggiamento. Era così ieri, è così ancora oggi. Salomone vive anche di questo. Egli è partito come re sapiente, come uomo di Dio che ha voluto portare a compimento quello che il padre gli aveva consegnato ma, come ogni uomo di potere, si è ben presto trasformato in un re qualsiasi, in un re che, come tutti gli altri re, ha bisogno di affermare il suo potere e la sua grandezza. Israele in un primo momento si è adeguato a tutto questo ed ha visto nel potere di Salomone la sua stessa grandezza, poi ha capito che quell’esteriorità ostentata non era certo un modo per lodare Dio, caso mai una tentazione che portava lontano dal Signore. Israele si è così astenuto dal continuare ad ostentare tutto questo davanti a Dio ma, ormai, era troppo tardi. Il re Roboamo, successore di Salomone di cui si parlava alla fine della Scrittura del Primo Testamento, sarà colui che vedrà il disgregarsi di tutto quello che Davide e Salomone avevano costruito, in un momento di gravissima carenza di fede per Israele.

Vangelo

Anche Gesù parlava del culto dell’esteriorità. Gesù non ha disdegnato di entrare nella casa dei poveri e dei malati, ma non si è nemmeno sottratto dall’entrare nella casa di molti ricchi. Come quella volta di cui narra il Vangelo, occasione, per il Signore, di parlare del culto dell’esteriorità. Gesù sa bene che alcuni tengono molto al rispetto formale di tutte le norme e ancor di più a far vedere il peso della propria famiglia, la posizione sociale che si occupa, proprio attraverso un’apparente forma di rispetto di qualsiasi norma, anche religiosa. Gesù spiega bene. Certo è segno di fede l’osservare tutte le norme, anche in modo minuzioso, ma se c’è un cuore che sia capace di rispettare l’uomo, di servire il povero, di sostenere il debole e l’indifeso. Altrimenti si rischia di scivolare in un rispetto formale di ogni cosa, anche del culto, fine a sé stesso, senza alcun senso per la vita stessa dell’uomo.

Per noi

Noi potremmo fare altri esempi rispetto a quelli del Vangelo. Certo non paghiamo la decima sul cimino e sulla ruta! Eppure anche nel nostro mondo, nella nostra società, nel nostro tempo, ci sono tante forme di sterile osservanza di norme e tradizioni che non dicono dov’è il cuore dell’uomo ma, caso mai, testimoniano solo che il cuore di alcuni uomini è dedito al culto dell’esteriorità. Così anche noi, senza pensare per forza a persone ricche, potenti, conosciute, rischiamo di osservare molte tradizioni o di esibire all’esterno un comportamento che non è quello che proviene, poi, dal nostro cuore. Credo che il rischio di esibizione ci sia soprattutto per i giovani, che molto facilmente cercano di emulare ciò che viene loro proposto da persone influenti nel nostro mondo, copiandone gli stili di vita. Il Vangelo di oggi ci sta dicendo che il cristiano è sempre sé stesso; egli non cerca di emulare nessuno, sa di essere unico e, per questo, rifiuta qualsiasi comportamento che sia solamente una ricerca di cose esteriori e un modo per affermare sé stessi. Il cristiano sa che il culto dell’esteriorità non gli appartiene, lo lascia ai pagani, a coloro che pensano di contare di più quanto più riescono a far brillare la propria immagine. Il cristiano cerca di risplendere per la sua fede, per i valori che porta nel cuore e che sa testimoniare, nella vita, con l’impegno di tutti i giorni.  Proviamo anche noi a domandarci:

  • Cerco di far brillare i valori che sono dentro di me?
  • Sono dedito anch’io al culto dell’esteriorità?
  • Quanto conta la mia immagine e cosa faccio per curarla?

Credo che tutti avvertiamo un po’ il richiamo di queste cose e che, nel nostro piccolo, cerchiamo comunque di affermare la nostra immagine. Chiediamo al Signore la grazia di non conformarci alla mentalità comune. Chiediamo al Signore la forza di saper sfidare quelli che sono i modi di pensare e di vivere della maggior parte delle persone. Curiamo ciò che c’è nel nostro cuore. Allora piaceremo a Dio e, piacendo a lui, forse potremo piacere anche agli uomini! A quelli che ricercano le cose vere e che non si fermano al culto dell’esteriorità.

2022-08-12T09:53:12+02:00