Settimana della 3 domenica dopo il martirio – Venerdì
Vangelo
Lc 18, 24-27
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Quando il Signore Gesù vide il notabile ricco così triste, disse: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio. È più facile infatti per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio!». Quelli che ascoltavano dissero: «E chi può essere salvato?». Rispose: «Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio».
Si conclude la predicazione del Signore sui temi legati all’idea di salvezza e a proposito della ricchezza. Conclusione che è una boccata di ossigeno per ciascuno di noi, conclusione che è una vera e propria consolazione. Anche noi tutti, credo, spesso riteniamo che la fede sia qualcosa di difficile e che la salvezza possa sfuggirci di mano. Il Signore, dicendoci che la salvezza è impossibile per gli uomini ma non per Dio, ci ricorda che noi tutti non ci salviamo per quello che sappiamo fare, per le opere che sappiamo mettere in campo, ma per la larghezza del perdono di Dio. Questo sarà ciò che ci salverà! Ecco perché la Parola del Signore è, oggi, particolarmente consolatoria ed ecco perché ci aiuta a vivere con fiducia ogni momento della nostra esistenza. Il che, però, non ci deve mettere in un atteggiamento di quiescenza perché tanto ci pensa il Signore!
Giacomo
Gc 2, 1-9
Lettura della lettera di san Giacomo apostolo
Fratelli miei, la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria, sia immune da favoritismi personali. Supponiamo che, in una delle vostre riunioni, entri qualcuno con un anello d’oro al dito, vestito lussuosamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro. Se guardate colui che è vestito lussuosamente e gli dite: «Tu siediti qui, comodamente», e al povero dite: «Tu mettiti là, in piedi», oppure: «Siediti qui ai piedi del mio sgabello», non fate forse discriminazioni e non siete giudici dai giudizi perversi? Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno, promesso a quelli che lo amano? Voi invece avete disonorato il povero! Non sono forse i ricchi che vi opprimono e vi trascinano davanti ai tribunali? Non sono loro che bestemmiano il bel nome che è stato invocato sopra di voi? Certo, se adempite quella che, secondo la Scrittura, è la legge regale: Amerai il prossimo tuo come te stesso, fate bene. Ma se fate favoritismi personali, commettete un peccato e siete accusati dalla Legge come trasgressori.
Ecco, allora, la lettera di Giacomo, che ci ricorda che il nostro impegno serve eccome! Anzitutto deve essere un impegno di accoglienza dell’altro, poi un impegno a non discriminare nessuno. Il discorso di San Giacomo nasce dalle tensioni che si provavano nella prima comunità cristiana perché si vivevano queste preferenze di cui ci ha brevemente parlato l’apostolo. Non è che 2000 anni di storia siano serviti a molto! Anche noi, anche la nostra Chiesa è spesso impantanata in cose di questo genere. A partire dalle piccole comunità – come la nostra – nelle piccole cose che riguardano la vita pastorale nelle sue singole espressioni.
Per noi
Credo proprio che già queste poche note siano utili per vivere la nostra personale riflessione. Anzitutto quella che riguarda noi stessi, la nostra idea di fede, la nostra idea di salvezza.
- Sento che mi salva il Signore e non i miei meriti?
- Collaboro con le mie forze a questa salvezza?
Oppure rimango quiescente, disinteressandomi della mia salvezza eterna!
Poi potremmo riflettere in una dimensione più comunitaria:
- Io, nella mia chiesa, sono accogliente? Oppure anche io mormoro e faccio discriminazioni?
Prima di proporre un’altra riflessione comunitaria, credo che sia il caso e che sia utile riflettere su questo tema, sulla mia partecipazione alla vita comunitaria, sul mio essere discriminante… Spesso, infatti, critichiamo l’atteggiamento generale che si percepisce in una comunità senza capire che siamo noi al centro del ciclone delle discriminazioni…
- La mia comunità è affetta da discriminazioni? Quali?
Solo ora possiamo farci questa domanda, che è perfettamente dentro lo schema delle riflessioni che stiamo facendo. Possiamo anche rendere noti gli episodi che riguardano la nostra comunità e che non ci fanno onore, ma dentro un desiderio generale di correggerci e di essere sempre attenti ai problemi degli altri.
Con questa forza chiediamo al Signore di continuare il nostro cammino per introdurci alla domenica che ci sta davanti come giorno del Signore.